Darkvoid
The Great Horror (EP)
(Autoprodotto)
15 marzo 2024
genere: melodic death metal, old school death metal
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Recensione a cura di Marco Calvarese

“Non è morto ciò che in eterno può giacere, e in strani eoni anche la morte può morire”: memore del monito del maestro dell’incubo H.P. Lovecraft, dovrei prestare più orecchio al mormorio mefistofelico che mi giunge dal sottosuolo nostrano, per non perdermi le avvisaglie della musica più marcia che cova sotto la cenere italica.
Ad esempio, c’è un interessante progetto che affonda le sue radici, da alcuni anni, a Taormina, in Sicilia. I Darkvoid erano inizialmente concepiti come one-man band di Alessandro Riva, precedentemente coinvolto nella band thrash/hardcore metal Howls Of Grey.
Dopo la pubblicazione di numerosi singoli durante la pandemia, Alessandro si è circondato di artisti locali, dando vita a una band vera e propria per trasmutare la sua passione per la letteratura di Lovecraft nel primo EP dei Darkvoid, The Great Horror.
Si tratta di un concept basato proprio sulla trasposizione di alcuni incubi del genio di Providence su pentagramma, attraverso un filo rosso ben udibile che attraversa e lega tra loro, soprattutto nei ritmi e nel riffing, le quattro tracce (più l’intro) che compongono l’EP.
L’opera si snoda su uno spartito death metal dai forti connotati melodici, riff-based, ben registrato e mixato, claustrofobico e con una spiccata predilezione per i mid tempo. Un impasto piuttosto personale di old school e influenze di stampo europeo, melodeath vero e proprio e lontani echi dark/doom.
Le melodie vocali seguono quelle delle sei corde in modo pressoché pedissequo e il growl maturo e nitido di Alessandro assicura, con la sua timbrica, vibrazioni demoniache, mentre la voce pulita ospitata nell’album, talora in controcanto, talaltra in dissonanza, aggiunge una vena funerea all’ascolto.
Il progetto si apre con l’intro From The Depths, in cui i synth creano e dominano lo scenario, lasciando presagire un male cosmico, epico, quasi glorioso, ma senza scampo. Quando si entra nel vivo, con Dream Fever, sono la melodia e l’epicità a spiccare, con un melodeath d’autore dai forti richiami power nel main riff e nell’assolo, veri punti di forza insieme alla seconda voce clean, che conferisce un’ulteriore dimensione a un brano del quale mi occorrono più ascolti per coglierne tutte le qualità.
Eppure il piatto forte dev’essere ancora servito e, per farlo, i nostri ragazzi cambiano registro: The Cellar è, a mio avviso, l’epicentro dell’EP; per entrare nel suo mood occorre virare verso la brutalità del death di vecchia scuola. Su questo terreno i Darkvoid mostrano la medesima dimestichezza, grazie anche qui al growl sontuoso di Riva.
Il mid-tempo regna sovrano come un demone sul suo trono oscuro e la struttura del brano, il suo riffing, i rallentamenti e le aperture pagano, a mio avviso, dazio a certi Benediction. Ed è tutto fuorché un difetto, perché l’esecuzione è di assoluta maturità artistica.
Invece Cosmic Void colpisce per l’improvviso aumento della forza di gravità nell’ascolto: i ritmi ancora più slow, la trama strumentale, le parti clean disperate, l’assolo disarmante e senza via d’uscita, dal ritmo quasi marziale. Tutto contribuisce a creare un effetto soffocante, velenoso, quasi alieno, al punto da rievocare le sensazioni che provavo leggendo Nyarlathotep e il suo richiamo ipnotico verso l’abisso.
Chiude la title track che, se possibile, accentua la percentuale di zolfo nell’atmosfera, centrando il duplice obiettivo di esaltare la perizia tecnica di Antonio Valentino dietro le pelli e di lasciare, sfumando con il lamento disperato della chitarra, un delizioso retrogusto di amara desolazione nel malcapitato ascoltatore.
Ora la band, rinnovata con l’ingresso di Leonardo Pedicone al basso, ha rilanciato con nuovi singoli e, sono pronto a scommettere, medita l’esordio sulla lunga distanza. Drizzate le antenne, perché c’è del marcio pronto a emergere in Sicilia.
Tracklist:
1. From the Depths. 2. Dream Fever. 3. The Cellar. 4. Cosmic Void. 5. The Great Horror.
Line-up:
Voce: Alessandro Riva
Chitarra: Riccardo Santoro
Chitarra: Gabriele Adragna
Basso: Leonardo Pedicone
Batteria: Antonio Valentino

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