Hiroshi. : recensione di Anything

Hiroshi.

Anything

Nufabric Records

distribuzione: Artist First

11 dicembre 2020

genere: post-rock, shoegaze, dreamwave, elettronica, afro-beat, jazz funk, glitch digitale

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Esiste una soglia di intensità al di sotto della quale per tutte le stimolazioni, di qualsiasi natura, si genera un’identica risposta, indipendentemente dal tempo di applicazione e di esposizione.

Ovvero, nessuna risposta. Senza vie di mezzo, un po’ come avviene nel mondo informatico del linguaggio binario.

Ispirato alla teoria primordiale del tutto e del niente, prende forma il nucleo identitario di Anything, il debut album del giovane collettivo post-rock marchigiano Hiroshi., edito per Nufabric Records lo scorso 11 dicembre ed anticipato dall’uscita dei singoli Days e Run Ran Run.

Provenienti da un territorio che ha visto nascere realtà musicali sperimentali contemporanee quali Kaouenn, Soviet Soviet, Il Tipo Di Jesi, Vinicio Simonetti ed I Casini Di Shea, gli Hiroshi. (nome che rimanda al protagonista del cartone animato Goldrake, ma col punto finale) hanno collezionato e mescolato un insieme di stati d’animo e paesaggi in perpetuo movimento, ma ponendosi in antitesi con il fermo immagine statico e sfocato dell’artwork.

Un disegno che è a metà tra una nuvola sospesa e fluttuante in un cielo pastello ed un’entità immersa in un liquido amniotico: ambivalenza che dà una fisionomia minimalista a quel ponte dicotomico concettuale, ancestrale e bidimensionale dettato dal dualismo immaginifico tra rumore e silenzio, tra sogno e realtà, tra cielo e terra, tra ciò che è tutto e ciò che è niente.

Le nove tracce di Anything fuggono via tra le morbide, ovattate, ipnotiche ed eleganti pennellate psichedeliche di sensibilità british alla The Smiths, che si propagano nell’aria dei brani in modo quasi impercettibile, insieme a tutte quelle parole sussurrate, implose e bisbigliate che accompagnano per mano l’enfasi strumentale e multiforme di quest’opera prima.

Si passa dalla ricerca estetica di echi elettronici ambient e darkwave al mondo delle chitarre luccicanti, rarefatte, vellutate e malinconiche di derivazione post-rock, dal vigore pulsante new-wave agli angoli più spigolosi del post-punk, dai suoni riverberati, impalpabili, dilatati e visionari dello shoegaze ad un tiepido percussionismo tambureggiante di matrice afro-jazz.

Gli Hiroshi. evocano, dunque, l’idea utopica di voler inchiodare il tempo in un preciso momento della propria esistenza, nell’illusione di rallentare la frenesia della società moderna del dover correre a tutti i costi.

Quasi a voler osservare, timidamente e nostalgicamente, dallo specchietto retrovisore i frammenti di un passato ormai irreversibile e di lato la vita che ci sfugge di mano.

Sempre lì a dover scegliere fra quello che sarà e quello che ci stiamo perdendo, con l’intento di riprodurre visivamente le brezze sonore, i contorni autunnali e le atmosfere intimiste di un presente fragile, distratto ed in costante cambiamento, diretto ovunque o da nessuna parte.

Le linee melodiche e vissute di Anything scorrono e si trasformano come in un acerbo flusso emotivo di crescita e di evoluzione, illuminato soltanto da un tenue ed impacciato raggio di sole che si intrufola negli spazi apparentemente vuoti del nostro tutto e niente quotidiano.

Membri della band:

Lorenzo Renzi: Voice, Flute

Luca Torquati: Synthesizers, Bass, Production, Programming

Nicolò Bacalini: Drums, Percussion

Alessio Beato: Guitar, Synthesizers

Tracklist:

1. Lost Highway

2. Trading Places

3. Run Ran Run

4. Intimate

5. Days

6. Isolation Row

7. Mountains

8. Float

9. Shapes

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