I Barbari: Bulldozer – 2019

I Barbari

Bulldozer

autoproduzione

30 maggio 2019

genere: heavy rock, fuzz stoner, psych

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Alla fine, i “barbari” invocati dai Massimo Volume sono arrivati. O meglio, sono tornati. A tre anni di distanza dall’EP omonimo del 2016, i mantovani I Barbari pubblicano, in autoproduzione, il loro album d’esordio Bulldozer.

La conquista dell’impero stoner italico de I Barbari, così come raffigurato nell’artwork, riparte da un’autostrada deserta e dalla cassa di un amplificatore poggiata sull’asfalto proprio al centro della carreggiata. Immagine quantomai profetica ed attuale in questo momento storico di isolamento che stiamo vivendo. Il titolo del disco è, invece, un chiaro omaggio all’attore italiano Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, mito intramontabile di tante generazioni.

Gli Unni stoner della Bassa Padana, dopo aver invaso la Lombardia, ripartono dal ronzio acufenico delle valvole distorte e polverose tipiche del desert rock californiano, camminando a ritroso sulle orme indelebili dell’alternative rock tricolore degli anni Novanta.

L’abito dei primi Negrita, degli Afterhours e dei Ritmo Tribale di Bahamas imbastito sulle cuciture ritmiche dei Black Sabbath e sul tessuto heavy rock di Monster Truck e Queens Of The Stone Age. Il tutto accompagnato da trame tematiche introspettive che sottolineano l’instabilità emotiva e culturale di questa società, tra assenza di empatia, disillusione, cieco individualismo, ipocrisia e sopravvivenza quotidiana, in un presente sempre più azzardato per chi rifiuta di andare oltre la discriminazione dei colori ed oltre le facciate di convenienza.

Malessere fisico e psicologico che trasuda nelle otto tracce di Bulldozer, tra sonorità psichedeliche e ovattate ed allucinazioni di paesaggi aridi e sterminati. Un viaggio sull’asfalto rovente di una superstrada deserta, con le serpentine del motore che vanno in ebollizione e la gradazione alcolica dei riff che diventa sempre più tannica. Il territorio spirituale de I Barbari oscilla tra stati di paranoia, inquietudine ed ebbrezza e momenti più riflessivi e curativi, attraverso un’atmosfera di assenzio decadente e malinconica, distillando e centellinando suoni e parole al cospetto del Dio Fuzz.

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Membri band:

Andrea Colcera – voce

Mattia Capparelli – chitarra

Michele Dal Forno – basso

Mattia Portioli – batteria

Tracklist:

1. Tutto Il Resto È Merda

2. Maledetti Colori

3. Assenzio

4. Bud Spencer

5. Dio Fuzz

6. Azzardo Il Presente

7. Coltelli Nelle Mani

8. Fuori Fa Freddo

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