Kiss: recensione di Kiss

18 febbraio 1974.
I KISS pubblicano il loro debut album omonimo.

Alcuni sociologi arrivano ad affermare che l’heavy metal degli anni ’80, così come il genere new wave/post punk di fine anni ’70, ad esempio, cercava di attrarre gli adolescenti isolati, dando voce all’alienazione e dicendo che essere strani va bene.

Spesso la loro introspezione veniva dipinta come positiva e il disagio sociale era solo la conseguenza del fatto che fossero più intelligenti e sensibili rispetto agli altri. L’hard rock degli anni ’80 servì allo stesso scopo, ma andò nella direzione opposta.

Invece di dire ad un ragazzino emarginato che essere diversi andava bene, l’hard rock sembrava dire: “Tu non sei affatto diverso”, anzi sei supernormale, vai bene, sei fantastico”.

Paul Stanley in un’intervista che rilasciò al giornalista di Circus negli anni ’80 disse: “Anche se non sei simile a noi, puoi comunque sentirti come noi.
Ci sono in mucchio di persone che fanno lavori normali, in cui l’unica cosa che li spinge ad andare avanti è il pensiero comunque di essere dei tipi giusti.
Siamo noi a darci le regole, a vivere la nostra vita, voi ci potete seguire ma noi non seguiremo nessuno. I Kiss sono un modo di vivere”.

Era il 1974: mentre il mondo del rock era ancora sconvolto dal sound dissacrante del glam americano e dal rock pesante britannico dei Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath, Peter Criss, Ace Frehley, Gene Simmons e Paul Stanley presentarono una svolta rock and blues, accompagnata da un make up teatrale alla Alice Cooper, con un impatto visivo e strumentale ispirato ai Beatles, e da performance live infuocate che esaltavano i loro riff duri. Questo fu l’esordio discografico dei KISS.

A livello creativo e di equilibrio nella band, Gene Simmons e Paul Stanley potevano essere considerati come il duo Lennon-McCartney.

Il primo singolo estratto fu Nothing To Lose: brano sfrontato, che faceva riferimento ai rapporti anali con la sua Baby, inizialmente titubante nell’aprire la sua backdoor.

Altri pezzi di questo disco, col tempo, sono diventati dei grandi classici: Cold Gin, Strutter e Deuce, Firehouse e Black Diamond con i suoi fuochi d’artificio.

Tutte le tracce dell’album, eccezion fatta per Cold Gin e Kissin Time, sono state composte da Gene Simmons e\o Paul Stanley, quando ancora militavano nei Wicked Lester.

In conclusione: Il primo bacio non è mai il più bello, ma è di quelli che difficilmente si dimenticano, di quelli che te li porti dentro per tutta la vita.

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