Liam Gallagher: Recensione di C’mon You Know

Liam Gallagher

C’mon You Know

27 Maggio 2022

Warner Records

genere: alternative rock

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Recensione a cura di Chiara Profili

È uscito il 27 Maggio 2022, a tre anni di distanza da Why Me? Why Not, il nuovo lavoro discografico di Liam Gallagher, il terzo album in studio da solista, intitolato C’mon You Know.

Chi segue Liam sui social avrà notato che i suoi post o tweet si chiudono spesso proprio con queste parole – C’mon, You Know – diventate ormai uno slogan e prese in prestito da John Fendley, detto Fenners, conduttore della trasmissione televisiva Soccer AM; per questo motivo, C’mon You Know non poteva che trasformarsi nel titolo di una delle sue release.

Le dodici tracce – più due nell’edizione Deluxe – sono il frutto della noia e dell’apatia causate dalle quarantene e dall’immobilità artistica generatasi in tutto il periodo pandemico, come dichiarato dallo stesso Gallagher. Se, però, per molti artisti questi ultimi due anni surreali sono stati fonte d’ispirazione e se parecchi tra gli album usciti nel 2022 ci hanno sorpreso in positivo, lo stesso non possiamo dire di C’mon You Know.

Liam Gallagher insiste nel riproporre imperterrito il suo stilema, non riuscendo quasi mai a trovare quel guizzo che potrebbe accendere i ritornelli più spenti.

Solo una manciata di pezzi – tra cui i singoli, seppur inferiori a quelli di Why Me? Why Not – invoglia ad un secondo ascolto.

Il fantasma di John Lennon continua ad aleggiare sulle composizioni dell’ex Oasis, specialmente in Oh Sweet Children, mentre il singolo Better Days, il cui videoclip è ambientato sul tetto di un palazzo, si porta appresso direttamente la batteria di Ringo Starr e di Tomorrow Never Knows.

Non è bastato nemmeno l’aiuto di Dave Grohl, coautore di Everything’s Electric, per rendere memorabile una canzone promettente, ma debole nell’inciso.

Too Good for Giving Up è esattamente la ballad che ti aspetti da Mr. Gallagher, né più, né meno. I fan incalliti la adoreranno.

Diamond in the Dark è un mid-tempo di base funk rock accompagnato da atmosfere elettroniche dal sapore malinconico. Nonostante questo singolo rievochi eccessivamente certe sonorità di sponda Arctic Monkeys (specialmente nell’attacco), Kasabian e Stone Roses, tutto sommato non è poi così male: non sarà un diamante, ma nemmeno una patacca di bigiotteria.

L’ex bad boy degli Oasis ha finalmente messo da parte gli atteggiamenti da bulletto della scuola, quantomeno in linea teorica, visto che sui social continua a distribuire parole al veleno al malcapitato di turno. Attraverso i testi di questa release, ci accorgiamo di avere davanti un Liam più pacato, che esprime concetti per lui importanti, quali famiglia, amore e fratellanza. Questa maturità concettuale non va, però, di pari passo con la qualità delle liriche, che risultano infantili, dal lessico fin troppo banale e melenso, eccezion fatta per I’m Free, che sembra effettivamente ricalcare lo stile di scrittura, genuino e senza filtri, che Gallagher usa nei suoi Tweet.

Dovrebbe – e sottolineo il condizionale – essere ormai chiaro a tutti che gli artisti non torneranno mai più ad essere quelli dei loro 20 anni ed è perciò da stupidi farsi aspettative in quel senso. Ciò non toglie che si possa continuare a fare bella musica in modi diversi, e in questo Noel si è dimostrato più capace, sperimentando, uscendo dalla comfort zone, perché accanirsi su un pentagramma limitato, quando ormai l’ispirazione non c’è più, non può che essere controproducente.

C’mon Liam, You Know.

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