Sorry, Heels: recensione di She

Sorry, Heels

She

Shades of Sound Records, Wave Records

31 maggio 2021

genere: dark wave, electro pop

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Recensione a cura di Mamunia

She è il secondo full lenght dei Sorry, Heels, duo frusinate formato da Simona (voce) e David M (basso). Con una sterzata decisa rispetto agli esordi rock e post punk, She è un album dai tratti marcatamente elettronici, in bilico tra sonorità dark wave ed electro pop.

L’atmosfera onirica e oscura dell’album è introdotta da Through The End, brano posto in apertura a tracciare un percorso narrativo chiaro verso la nona e ultima traccia, The End Of Desire: i brani sembrano voler raccontare l’ascesa e la rovina di un sentimento attraverso il punto di vista femminile della protagonista.

Un epilogo già segnato, come la opening track sembra lasciare intuire: una canzone minimalista, con un’architettura ritmica ossessiva che fa da base alla voce tesa di Simona. L’infatuazione di cui si racconta è molto lontana dagli amori stereotipati della musica leggera: al centro dell’impianto narrativo dell’album, infatti, si staglia una relazione carnale, che sfocia nella passione di She Burns ma sceglie di non accarezzare mai il romanticismo delle Silly Love Songs a cui 50 anni di pop ci hanno abituato.

Ciò di cui cantano e suonano i Sorry, Heels è proprio l’intero arco di un’infatuazione: quella sia fisica che mentale. Ma ciò che davvero colpisce non è tanto il punto di vista marcatamente femminile (She) con cui scelgono di farlo, ma piuttosto il tono in cui decidono di raccontarlo: gli strumenti e il taglio elettronico, conferiscono una generale sensazione di freddezza alla maggior parte delle tracce, mentre l’unico elemento che sembra voler trasmettere calore è la voce di Simona.

Oltre al cuore narrativo, è la ripetitività ritmica la chiave di volta di She. Follow Signs, The Spell’s Ballad e The Void sono esempi diversi di come questa comune caratteristica possa rivelarsi un punto di forza oppure un limite: a fare la differenza è la presenza o meno di un’intuizione melodica caratterizzante, purtroppo non sempre facile da individuare e in assenza della quale si rischia di scivolare nell’anonimato.

Nella maggior parte dei brani, i Sorry, Heels riescono a vincere questa scommessa (She Burns, Follow Signs, Another Lapse, Something Real), srotolando atmosfere cupe e ipnotiche, puntellate da rare ma lucide chiazze di luce: My Dolls House è il brano del lotto ad avere l’impianto (dream) pop più definito, ma anche nella sua apparente semplicità nasconde stralci inquieti in alcune delle sue pieghe strumentali.

In linea generale, She è un album interessante nelle sue specifiche complessità: se da una parte il racconto emozionale è atipico e coinvolgente, dall’altra il sound generale oscilla tra momenti di consapevolezza ad alcuni vuoti di personalità. Probabilmente, anche in questo, è specchio musicale del vortice della passione, come spontaneo saliscendi tra attrazione e repulsione.

Credits: i Sorry, Heels sono Simona (voce) e David M (basso, drum machine, synth, chitarra).

She è prodotto da Filippo Strang al VDSS Studio e vede la partecipazione di Bubi (Flying Vaginas, Charlotte Oaks), Wellworn Banana (Flying Vaginas) e Filippo Strang (Flying Vaginas, Stranger Paws) come strumentisti.

https://www.facebook.com/SorryHeels

Tracklist:

1. Through the End
2. She Burns
3. Follow Signs
4. Something Real
5. The Spell´s Ballad
6. My Dolls House
7. Another Lapse
8. The Void
9. The End of Desire

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