Testament: recensione di The Gathering

Testament

The Gathering

Burnt Offerings Inc. Records

28 giugno 1999

genere: thrash metal, groove metal, death metal

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Recensione a cura di Marco Calvarese

Considerati una delle più grandi band thrash metal della storia, i californiani Testament, alla fine degli anni ’90, mandano alle stampe il loro ottavo album intitolato The Gathering, edito per Burnt Offerings Inc. Records.

Non giriamo intorno al tema, veniamo dritti al punto: finora la notizia dell’anno, in ambito musicale, è quella che annuncia il ritorno di un mostro sacro come Dave Lombardo tra le fila dei Testament. Una fusione a caldo dalla quale gli appassionati del genere si aspettano scosse telluriche devastanti, di quelle positive, s’intende, di cui tanto c’è bisogno in questo disgraziato anno solare.

Sì, perché Dave Lombardo (a modesto parere di chi scrive, il miglior batterista del genere e non solo) ha già frequentato Chuck Billy & Co. sul finire del secolo scorso, componendo con loro The Gathering, uno dei migliori lavori della ultratrentennale discografia della band di San Francisco.

Riscoprirlo insieme mi sembrava doveroso, per capire, oltretutto, fin dove possono ancora spingersi i Testament con la nuova line-up. Non prima, però, di aver rivolto uno sguardo al passato, alle varie fasi della loro evoluzione: siamo nel 1999 e i Testament sono ormai da anni la bella incompiuta del secolo. Bella, perché mettere in discussione le qualità di Skolnick o Chuck, ad esempio, significa semplicemente non avere orecchio. Incompiuta, perché, nonostante il buon esordio nella seconda metà degli anni ’80, vennero a galla diverse lacune, più o meno sotto pelle, che li hanno tenuti fuori dai big four.

La lodevole propensione alla qualità tecnica non si è sempre combinata a un groove immediato, a cui è seguito un esponenziale calo d’ispirazione compositiva. Se da un lato l’instabilità della line-up non ha aiutato, dall’altro la tempesta del grunge si è abbattuta su un genere che con il Black Album aveva esaurito tutte le sue riserve aurifere. Così, i Testament, chiamati ad ereditare lo scettro dei Metallica, avevano perduto smalto e mordente.

Nel ’94, con la realizzazione di Low, i Testament cercarono nuove strade, comprimendo i suoni, abbassando le tonalità, ricercando atmosfere più serrate e cupe, grazie anche al sorprendente growl di Billy. L’idea era buona e la qualità sempre elevata, con una netta varietà di ritmi, ma venne sviluppata solo in parte, poiché, dopo i riuscitissimi brani di apertura (come già accadde nelle precedenti release), ci fu a un appiattimento, un gap d’ispirazione, che finì col generare episodi filler di difficile presa: difetto mortale per chi, come i Testament, stava cercando di rinnovarsi attraverso contaminazioni groove e death.

La band andò incontro all’inevitabile scioglimento e Chuck (come ha ricordato anche in una recente intervista) si presentò all’audizione per sostituire Max Cavalera nei Sepultura. Ma gli dèi del metal avevano deciso diversamente: la reunion era dietro l’angolo. Nel ’98, i Testament fecero bingo mettendo sotto contratto Dave Lombardo, già leggendario drummer degli Slayer. Il frutto di questo fugace incontro è stato unico, ma sanguigno e segnante: The Gathering sarà l’album della svolta per i ragazzi della Bay Area e lascerà traccia di sé in tutte le loro fatiche future. Dunque, inforchiamo le cuffie e proviamo a riascoltare e fare un veloce ripasso.

L’arcinota opening track, D.N.R. (Do Not Resuscitate), sembra chiarire fin da subito le intenzioni dell’album, tra incursioni coraggiose in territorio groove, farciture di growl e blast beat, accordature sui bassi e un clima sulfureo che stavolta, a differenza dei capitoli precedenti, in cui dopo qualche canzone l’attenzione tendeva a scemare, scorre nelle vene del malcapitato ascoltatore fino alla fine.

Down For Life è, invece, un thrash & roll tirato e tritasassi, con una struttura in stile Metallica e un bridge che profuma di Pantera. Subito dopo si respira con Eyes Of Wrath, mirabile e inedita sintesi di groove e infiniti cambi di ritmo, fino alla chiusura strumentale dalle atmosfere progressive, quasi a sottolineare la classe cristallina della sessione ritmica.

È incredibile la varietà dell’offerta musicale dei Testament in questo disco; assortimento che trova il suo compendio nella indefinibile True Believer, ove vecchie e nuove sonorità si fondono organicamente, finendo per scivolare delicatamente nel thrash core. La devastante 3 Days In Darkness potrebbe comodamente essere inquadrata come melodic death, con cadenze doom e cori epici a là Amon Amarth, mentre Lombardo duetta con un Chuck Billy tecnicamente ineccepibile: da brividi.

Quello che contraddistingue The Gathering dalle altre pubblicazioni, antecedenti e successive, è la capacità di tenere sempre desta la verve di chi ascolta, mediante un impressionante plateau qualitativo: Legions Of The Dead non è che una splendida tirata in blast beat, come se Gary Holt partorisse un paio di riff death metal; Careful What You Wish For richiama, invece, il classico “Testament/Metallica sound”, mentre Riding The Snake mescola ancora brutalità e progressive.

Queste ultime due potrebbero rappresentare dei potenziali filler, ma sono talmente impreziosite dal martellamento percussivo di Lombardo che avrebbero tranquillamente fatto la fortuna di opere come Law o Demonic. Si potrebbe dire lo stesso per Allegiance, con quel riff ossessivo che rimane scolpito nelle sinapsi.

Mentre aspetto la solita caduta di tono e interesse, ecco all’improvviso il genio. Sewn Shut Eyes é un piccolo capolavoro groove con un ritmo rubato ai Pantera, ma reso, se possibile, ancora più devastante dall’ottimo growl di un Chuck strepitoso.

Ma è in Fall Of Sipledome che si raggiunge l’orgasmo intellettivo e uditivo: coniugando tematiche legate ai cambiamenti climatici e all’innalzamento del livello dei mari alla potenza del riff iniziale, ripreso pari pari da Hail Mary (uno dei pezzi più riusciti di Low), i Testament sviluppano la traccia realizzando una riuscita mescolanza tra death metal dalle venature melodiche e il più feroce speed thrash, sfociando in un assolo dal sapore vagamente classico-orientale, che sembra preludere a ciò che i Testament ci faranno ascoltare vent’anni più tardi nella seconda parte di Titans Of The Creation.

In questo passaggio, Dave Lombardo sfodera una prestazione dietro le pelli letteralmente inaudita; l’orecchio, ormai in estasi, chiede solo di non smettere, come nel miglior amplesso sonoro. A mio modesto avviso, uno dei brani più sottovalutati della storia. Hammer Of The Gods, il mid-tempo strumentale che chiude l’ascolto, sembra essere un omaggio (racchiuso già nel titolo) al nostro drummer preferito.

In conclusione: perché credo sia così importante The Gathering? Per la nuova linfa iniettata nelle vene di un collettivo che aspettava solo la scintilla per esplodere di nuovo, ritrovando, vent’anni più tardi, il suo zenith creativo. Sebbene Titans Of The Creation sia stato il cielo per i vecchi Testament, quanto a qualità, stile, perfezione degli arrangiamenti e fusione di influenze, probabilmente solo con il ritorno di Dave Lombardo e la miglior formazione di sempre (con DiGiorgio e Skolnick) sarà possibile alzare ulteriormente l’asticella della memoria per l’intero genere.

facebook.com/testamentlegions

Tracklist:

1. D.N.R. (Do Not Resuscitate)
2. Down For Life
3. Eyes Of Wrath
4. True Believer
5. 3 Days In Darkness
6. Legions Of The Dead
7. Careful What You Wish For…
8. Riding The Snake
9. Allegiance
10. Sewn Shut Eyes
11. Fall Of Sipledome
12. Hammer of the gods

Membri della band:

Chuck Billy – voce
Eric Peterson – chitarra
James Murphy – chitarra
Steve DiGiorgio – basso
Dave Lombardo – batteria

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