ZEDR: recensione di Futuro Nostalgico

ZEDR

Futuro Nostalgico

Overdub Recordings

4 dicembre 2020

genere: psych, shoegaze, dreamwave, western, surf, beat rock cantautorale

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Ti ricordi quando i nostri giardini interiori erano isole felici? Oggi, quei giardini, felici non lo sono più. Così come le nostre prospettive ed i nostri sogni, disintegrati in polvere e cenere da noi stessi, vittime e carnefici al tempo stesso.

Sempre più stranieri nelle nostre stesse città, ci troviamo immersi in una società contemporanea ormai persa nell’ossessiva routine tecnologica, che punta a trasformare il dolore in virtù e che ha di fatto disperso ogni traccia di valore morale portante per vendersi alle schiavitù digitali.

“Che sarebbero gli umani senza i loro smartphone?”.

Uno scenario comune nel quale sembra impossibile andare oltre le apparenze del vuoto culturale che stiamo vivendo, mancanza enfatizzata ed esasperata dallo stravolgimento che la pandemia ha innescato nel quotidiano.

Parte dall’osservazione di un presente distopico, e da una platonica ed ossimorica nostalgia, il nuovo impegno discografico del cantautore monzese Luca Fivizzani in arte ZEDR, con la pubblicazione dell’album Futuro Nostalgico, edito per Overdub Recordings ed anticipato dall’uscita del singolo Polvere.

Attraverso un’intelligenza retorica ed un’attenta riflessione, ZEDR (da grande appassionato di cinematografia italiana anni ’70 e ’80 quale è, Luca ha scelto il proprio nome d’arte ispirandosi alla pellicola horror Zeder di Pupi Avati) analizza la frattura patologica che si è creata nei comportamenti dell’essere umano ed i suoi profondi mutamenti dall’epoca pre-smartphone a quella attuale; quest’ultima dominata dal fenomeno mondiale dei social che, a dispetto del suo intento primigenio, non ha che aumentato la distanza fisica ed emotiva tra le persone, annientando di conseguenza ogni fisionomia di rapporto interpersonale.

Lo stile della release, con quella naturale e indolente leggerezza con cui si sorseggia una tazza di thè bollente, si concretizza per mezzo di sonorità beat elettroacustiche luccicanti e malinconiche che omaggiano (come affermato dall’autore stesso) gli anni ’50, gli anni ’90 e la western music: suoni ed immagini che riconducono alle atmosfere cantautorali intime e mediterranee del primo Morgan post Bluvertigo, dei Tiromancino (anche la band di Zampaglione ha realizzato un brano dal titolo Polvere) e dei Subsonica anni ’90.

Edulcorate da un utilizzo soft dell’elettronica, le sette tracce dell’album prendono corpo in maniera diretta e senza costrizioni di forma o sostanza, attraverso cadenze dreamwave, country-folk, disco-funk e psych-western d’oltreoceano, e generando suggestivi intrecci armonici ed arpeggi sottili e onirici, dove melodie ipnotiche e vagamente latineggianti (Ogni Parte Di Me) si appoggiano su linee guida introspettive che fanno da cornice alle emozioni vissute e ad una spiccata sensibilità artistica.

Quello descritto da ZEDR è un mondo decadente e inospitale in cui ci si sente soli, anche in una metropoli multiculturale come Milano. Ma, in generale, un po’ ovunque. L’alienazione da ciò che ci circonda si pone come misura del disordine entropico del nostro sistema psicofisico e come comun denominatore della trama narrativa di Futuro Nostalgico, in cui poetica e pathos di matrice camusiana vanno a braccetto in un’unica direzione.

Formazione:

Zedr: voce, cori

Tommaso Giuliani: batteria, percussioni

Giulio Peretti: chitarra, ukulele

Samuele Cangi: tastiere, cori, fiati, percussioni

Tracklist:

1. Il Grande Dittatore

2. Polvere

3. Lo Straniero

4. Teoria Del Disordine

5. Quello Che Non Luccica

6. Nictofobia

7. Ogni Parte Di Me

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