Ozzy Osbourne

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Birmingham, 3 dicembre 1948.
Nasceva, nella ridente Birmingham, John Michael Osbourne, noto come Ozzy Osbourne, storico cantante dei Black Sabbath negli anni ’70.
Immensa la sua carriera solista dagli anni ’80 fino al giorno d’oggi, durante la quale ha dimostrato anche doti da talent scout: Ozzy Osbourne, in tutta la sua carriera da solista, non ha sbagliato un colpo, ha sempre azzeccato la scelta dei membri della sua band, si è sempre circondato di bravissimi musicisti.
Tanti i soprannomi per Ozzy durante la sua carriera quarantennale: ‘Padrino dell’heavy metal’, ‘Principe delle tenebre’, ‘Madman del rock’, e chi più ne ha più ne metta.
Ozzy Osbourne è una delle figure più controverse della storia della musica.
Ha venduto oltre 100 milioni di album contribuendo a diffondere il genere metal. Ha sperimentato una grande varietà di sostanze e inanellato una lista infinita di stravaganze.
Nel 1981, subito dopo aver firmato il suo primo contratto discografico da solista, Osbourne ha addentato la testa di una colomba.
Nel 1982 morse la testa di un pipistrello che pensava fosse di plastica: dopo aver decapitato il volatile Ozzy ha dovuto intraprendere un trattamento antirabbico. Nel 1982 in Texas la combina grossa; completamente ubriaco si mise ad urinare su un cenotafio eretto in onore dei caduti della battaglia di Alamo.
Gli costa l’arresto e l’impossibilità di tornare a San Antonio per i dieci anni successivi.
Nel 1984 Ozzy e Nikki Sixx dei Mötley Crüe si sfidarono in una gara estrema, fatta di droga e azioni completamente folli.
Ozzy, dapprima, sfidò il bassista ad urinare sul pavimento della loro camera d’albergo e leccarlo, e successivamente a sniffare formiche.
Questo episodio è narrato nell’autobiografia dei Mötley Crüe, che da quel momento capirono che al mondo c’era qualcuno più pazzo e disgustoso di loro.
Difficilmente ci si annoiava con Ozzy Osbourne, che in quel periodo storico veniva considerato una sorta di Papa del satanismo, argomento assai in voga negli anni ’80.
Ma non sempre quello che sembra ovvio alla fine lo è, soprattutto quando si cerca di definire ciò che un artista rappresenta dal punto di vista culturale, come nel caso di Ozzy Osbourne, un artista per niente interessato alla potenza.
Anzi, nel suo caso è proprio la debolezza a ossessionarlo, soprattutto la sua.
Come personaggio pubblico, Ozzy Osbourne era il più selvaggio tra i selvaggi.
All’apice della sua carriera, non faceva altro che mozzare teste di volatili o pisciare in posti storicamente importanti.
Si comportava come il pazzo più fuori di testa di tutti gli altri, e non doveva nemmeno fare finta.
Ciò che rende Ozzy Osbourne un personaggio unico è che molte delle cose che si dicono sul suo conto sono vere.
Ma con il tempo, è saltato fuori un altro aspetto di Ozzy, che poi è diventato sempre più ovvio; la sua vulnerabilità.
Lo stesso Ozzy ha accennato alle sue insicurezze nell’home video ‘Don’t Blame Me’.
Il rock di Ozzy Osbourne è quasi sempre una metafora culturale involontaria, raccontata attraverso la sua vulnerabilità, la sua impotenza, la sua rabbia repressa, e non importa quante teste di pipistrello riuscisse a staccare, in quanti posti importanti riuscisse a pisciare, o quante formiche riuscisse a sniffare.
Immagino sia psicologia da quattro soldi, ma Ozzy ha sempre espresso, direttamente o indirettamente, la volontà di piacere alle persone, più come un disperato bisogno.
Per molto tempo gli unici strumenti che aveva per raggiungere il suo scopo erano le droghe, l’alcool, le sue performance sul palco e i comportamenti idioti in pubblico.
La sua insicurezza era percepibile in tutta la sua musica.
Tornando ai tempi dei Black Sabbath, dal punto di vista sonoro la sua musica era molto potente, ma va detto che tutti i riff e le strutture delle canzoni venivano decisi dal chitarrista Tony Iommi, a quei tempi un tipo autoritario.
Pare che fosse Iommi a stabilire tutto e che Osbourne, Geezer e Ward avessero paura di lui.
Ozzy componeva i testi, che sembravano spaventosi, ma che invece avevano un fondo di debolezza.
“I am Iron Man” diceva, ma il suo Iron Man non era un vero supereroe.
Cercava di vendicarsi delle persone che non lo apprezzavano, e alla fine faceva addirittura tenerezza, col senno di poi ovviamente.
La disperazione della voce di Ozzy rendeva tutto un pò triste, tragico e poetico.
Tra testi sulla depressione, su strane allucinazioni, sugli amori perduti, sulla follia di una società che stava cambiando, e relativi a inviti a fare uso di Lsd, Ozzy mostrava la sua consapevolezza del suo stato ormai diretto verso l’autodistruzione.
Questo però spiega anche perché i Black Sabbath sono rimasti eterni nel tempo; c’è una qualità nella loro musica che altre band non hanno saputo raggiungere.
Questa specie di autolesionismo lo ritroveremo anche nell’Ozzy post Sabbath, degli anni ’80 in poi.
La filosofia metal degli anni ’80 doveva essere una rappresentazione di potenza, però, in certi casi, forse troppo forzata e costruita, e che a volte nascondeva il desiderio di essere qualcos’altro, di fuggire dalla strumentalizzazione dello stato d’animo dei suoi protagonisti.
A Ozzy, invece, non interessava tutto questo: Ozzy voleva soltanto esprimere la sua debolezza, il suo grido d’aiuto, la sua inadeguatezza nei confronti della società, il tutto raccontato attraverso la sua maschera di sarcasmo, apparentemente selvaggia e ribelle.
La perdita della capacità di controllare il proprio comportamento, la fragilità, la confusione, e l’impotenza di fronte ad un amore perduto, quasi un inno alla sconfitta.

Per molto tempo Ozzy è stato trattato come fosse il demonio in persona. Ozzy un demonio… si, può darsi, magari più un povero diavolo.
Ozzy ammetteva tranquillamente che non avrebbe mai potuto essere un eroe: non voleva più deludere nessuno, perché tante volte gli era successo in passato, non poteva più reggere quella responsabilità, e sapeva che non avrebbe potuto sostenere una corona così pesante.
Caro zio Ozzy, che altro aggiungere.
Grazie per essere ancora vivo.

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