17 Giugno 2019 – Ozzy Osbourne al Firenze Rocks

Domenica 17 Giugno. Quale giorno migliore della Domenica, per andare a messa da Padre Osbourne?
È il quarto ed ultimo giorno del Firenze Rocks. Vedi gente arrivare bella fresca e riposata, tu sei lì da tre giorni e il pensiero di rivendere il biglietto e tornare a casa per collassare tra le braccia di Morfeo è allettante, ma poi pensi alla barba di Zakk Wylde e decidi di rimanere.

Apre le danze Mark Tremonti con la sua band omonima; virtuoso chitarrista, membro e fondatore dei Creed prima e degli Alter Bridge in seguito, esegue una bella performance, un concentrato di energia e tecnica; il nuovo album è apprezzabile.

A metà pomeriggio, sotto un sole cocente, arriva il momento dei Judas Priest.
Non hanno bisogno di presentazioni, numerosi fan si accalcano sotto il palco in attesa dei Metal Gods.
Rob Halford riesce a sopravvivere al caldo nonostante la giacca di pelle con borchie, le quali, probabilmente, saranno state ad un passo da punto di fusione.
La performance è impeccabile, sia vocalmente che a livello scenico e musicale; la scaletta prevede sia pezzi storici che brani dal nuovo, eccellente, album Firepower.
Tutto bene insomma, fino a Painkiller. Terminata l’esecuzione eravamo tutti in attesa di Breaking the Law… e invece? Invece niente, la band è costretta a lasciare il palco per motivi organizzativi, ovvero il tempo a disposizione degli Dei del Metal è finito.

Tra il disappunto generale avviene qualcosa che non avevo ancora visto nei giorni precedenti, in occasione degli altri concerti. Il pubblico davanti a me, formato da metallari di vecchia data, ma anche da tanti giovani, scompare per lasciare spazio a ragazzine e adolescenti, che probabilmente hanno comprato il biglietto senza nemmeno sapere chi fosse l’headliner, Ozzy Osbourne.
Perché sono lì allora? Per gli Avenged Sevenfold.
In questi giorni ho letto commenti impietosi nei confronti di questa band statunitense, e non posso fare altro che trovarmi d’accordo.
Generalmente non mi lascio influenzare dai pregiudizi e do sempre una chance alle band che conosco poco; questa volta, però, le mie perplessità iniziali erano fondate. Un concerto noioso, di un genere musicale indefinito, senza un qualcosa che abbia lasciato il segno, se non quello dell’abbronzatura da muratore dovuto al suddetto sole cocente.

Finito il supplizio, via! Cambio della guardia, nuovamente. Torno a vedere di fronte a me magliette dei Black Sabbath e anche il sole, piano piano, inizia a farsi da parte per lasciare spazio al Principe delle Tenebre.
Alle 21.15, finalmente, il quasi settantenne Ozzy Osbourne fa il suo ingresso sul palco, accompagnato dal rude Zakk Wylde, in gonnellino scozzese.


Vedere Ozzy tenere il palco in quel modo, a quell’età, è una lezione di cui molti dovrebbero fare tesoro. Certo, molti brani sono stati abbassati di tonalità, ma ciò non ha influito sull’energia che si è percepita per tutta la durata del concerto.
Zakk Wylde meriterebbe un post a parte; sul palco è una furia, regala al pubblico assoli incredibili, perfino suonando con la bocca (o con la barba) e anche il resto della band, specialmente il batterista, dimostra di avere un talento eccezionale.


Lo show dura solo un’ora e mezza, qualche fan si lamenta, posso capirlo, ma da uno che già è tanto che sia ancora vivo cos’altro potevamo aspettarci?
La sensazione è quella di aver appena assistito ad un evento storico; così torni a casa, stavolta sì per il meritato riposo, consapevole del fatto che la fatica fatta, sia stata più che ripagata.

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