Intervista Lenin!

E’ da poco uscito Hai Complicato Tutto, il nuovo EP della band alternative rock genovese Lenin!, anticipato dal singolo Soda Caustica. Noi di Fotografie Rock gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscere meglio il progetto musicale dei Lenin!.

FR: Come e quando nascono i Lenin!?

ML: Lenin! (con il punto esclamativo) nascono nel gennaio 2015. Alla fine del 2014 Fra stava vivendo un momento un po’ difficile e aveva scritto alcuni riff e testi. Simone e Lorenzo e successivamente Pietro, lo hanno aiutato a renderle canzoni vere e proprie. I Lenin! sono un gruppo solista, d’altronde.

FR: Nome ispirato al famoso rivoluzionario leader politico russo. In cosa consiste, invece, la vostra rivoluzione?

ML: (W Lenin sempre). Sarebbe molto suggestivo, ma non c’è nessuna rivoluzione in atto. Noi peraltro non abbiamo né il carisma né le capacità per essere i pionieri di qualsivoglia cambiamento; proviamo soltanto, con tutti i limiti che ci contraddistinguono, a distaccarci da quelle dinamiche un po’ troppo orientate verso il mero accumulo di like. La musica è condivisione, e pertanto è giusto che questa abbia prioritaria connotazione nella dimensione live. Un tempo si andava ad ascoltare musica a prescindere dal genere e dal tipo di serata, sarebbe bello che si tornasse a questa dimensione. Questo non vuol dire che mezzi come spotify o simili siano da evitare come la peste, solo che ascoltare concerti live è più bello.

FR: Qual è il vostro background artistico? Quale periodo storico ha maggioremente influenzato il vostro sound?

ML: Di arte noi ne facciamo ben poca. Abbiamo tutti militato in gruppi punk e alternative rock ma non solo, visto che Fra e Lorenzo suonano tutt’ora negli En Roco. Di sicuro il periodo musicale che più emerge nelle nostre canzoni è quello a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, direi 1985-1993, ma, sia inteso, anche oggi ci sono tante belle band che in qualche modo ci influenzano vuoi nella musica, vuoi nei testi.

FR: Il primo ottobre è uscito Hai Complicato Tutto: un EP composto da 4 tracce che sembrano trasmettere rabbia repressa e malessere, sentimenti assai in voga in generi come il punk e il grunge: quali tematiche hanno ispirato i testi e lo stato emotivo dei quattro brani del vostro nuovo EP?

ML: I testi, senza troppa ambizione, provano a descrivere cose che ci hanno colpito, cose che ci riguardano nel quotidiano. A parte Arce, che è chiaramente dedicata a Serena Mollicone, le altre 3 canzoni parlano principalmente di rapporti interpersonali; dello sgretolarsi di molte dinamiche che stanno (starebbero) alla base di una crescita morale, culturale e sociale. Si parla della complicazione dei rapporti nella vita di tutti i giorni, ad esempio, di quell’evolvere di un sentimento da ammirazione a odio incondizionato per la stessa persona; si parla degli effetti dell’alcool e di altro sul nostro modo di comportarci e di vivere la vita, fino alla mancanza di stimoli che ci auto infliggiamo e che, malgrado derivi da un uso spasmodico dei social, trova giustificazione solo nella nostra “poca lena”, nel non interesse a fare cose che non comportino visibilità (ovvero cose semplici come leggere un libro, informarsi, passeggiare in luoghi dove la natura è viva e incontaminata senza dover fotografare e postare ogni istante,..); è difficile che oggi qualcuno non muoia dalla voglia di condividere qualsivoglia suo pensiero, meglio ancora se carico di sentenze e invettive contro qualcosa o qualcuno. Non siamo più capaci di pensare o fare qualcosa senza doverlo necessariamente rendere noto ai nostri “amici”, come se i nostri pensieri non fossero solidi senza il sostegno esterno. Come se quello che facciamo non fosse importante senza le reazioni social.

FR: Cosa pensate della scena musicale del nostro Paese? Come vi collocate in questo panorama? Secondo voi, siamo davvero così alla deriva?

ML: La scena è fervida, basta solo cercare un po’. Il rock c’è ancora. Non vedo una deriva, solo troppi impulsi. Ci sono un sacco di band, miliardi di uscite mensili; le strategie di comunicazione sono forse troppo standardizzate e tutto assume le sembianze della merce al supermercato; per questo forse è difficile scegliere e trovare quello che ci piace davvero. Ma di band valide ce ne sono eccome. Se dovessi fare alcuni nomi di primo acchito direi: Gomma, Tacobellas, Quercia, Rombo, Santaviola, Treehorn etc. Noi Lenin! stiamo un po’ in disparte, come qualcuno che aspetta di essere invitato a ballare a una festa…ma se ci chiedessero mai di ballare lo faremmo senza indugi al meglio delle nostre possibilità….e magari ci scapperebbe pure un bacio 😉

FR: Secondo il voi, per gli artisti emergenti, oggi, è davvero impossibile non omologarsi a certi format televisivi e social per accontentare un bacino d’utenza ormai assuefatto ai talent e alle imprescindibili dinamiche di internet?

ML: L’importante è distinguere tra artisti emergenti e persone che hanno solo voglia di suonare. Forse per un artista emergente il format televisivo può avere un senso. Provi a bruciare le tappe avendo subito visibilità (anche se apprezzo di più chi scende in strada e suona davanti ai passanti). Se il tuo obiettivo è suonare e basta (almeno per noi è così) i talent non servono di certo. Non deve farti differenza suonare davanti a tre persone o una platea gremita. Internet è ormai il mezzo di promozione di tutti e dunque non c’è male nell’usarlo. Bisognerebbe solo evitare di abusarne visto che l’applauso di tre persone che si seguono il tuo concerto scalda molto di più dei like di 1000 persone che ti hanno dedicato 1 secondo della loro vita ed un click su un cuoricino.

FR: In conclusione: quali sono i progetti dei Lenin! per il futuro prossimo?

ML: Suonare dal vivo il più possibile, dove ci sarà concesso di farlo. E poi scrivere nuove canzoni, insomma quello che facciamo da una vita al netto dei nostri limiti e delle nostre contraddizioni. Perché comunicare con la gente, ancora di più se dopo un tuo concerto, è una cosa che fa bene al cuore quasi più del vino.

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