Ritmo Tribale: Briegel ci racconta La Rivoluzione del Giorno Prima – Intervista

La notizia è fresca di questi giorni: i Ritmo Tribale stanno ultimando il nuovo album, che verrà presentato in un Release Show a Milano, il 18 Aprile prossimo.

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A 21 anni di distanza da Bahamas, la band composta da Andrea Scaglia, Andrea Briegel Filipazzi, Fabrizio Rioda, Alex Marcheschi e Luca Talia Accardi, torna con La Rivoluzione Del Giorno Prima, il disco che tutti i fan aspettavano e su cui abbiamo chiesto maggiori informazioni al bassista Andrea/Briegel.

Ciao Andrea, come stanno andando i preparativi per il nuovo album?

Bene, lo stiamo missando, abbiamo quasi finito.

Da quante canzoni sarà composto?

Saranno 8 pezzi: i tre singoli già usciti, La Rivoluzione del Giorno Prima, Le Cose Succedono e Resurrezione Show e altri cinque brani.

Un grande ritorno.

Sì, è faticoso, perché adesso ognuno di noi ha il proprio lavoro, la propria famiglia, però va bene così, è una bella soddisfazione. Anche perché se suoni, vai in sala prove e fai qualcosa di nuovo, devi poi registrarlo.

Certo, l’impegno va concretizzato. Sappiamo che il disco uscirà in vinile. Verrà rilasciato anche in formato digitale?

Sì, sì. Inizialmente avevamo pensato di far uscire solo il vinile, ma poi, ragionando anche con la nostra etichetta, la Bagana, abbiamo ritenuto doveroso pubblicare anche il formato digitale. Bisogna dare la possibilità alla gente di ascoltare la nostra musica.

Oggi è addirittura prioritario il digitale. E per quanto riguarda il CD? È da escludere un eventuale rilascio in Compact Disc?

Per il momento non è previsto, vedremo in futuro. Comunque il disco uscirà sulle piattaforme di streaming Venerdì 17 Aprile, mentre il giorno seguente saranno in vendita i vinili presso lo show di Milano. I cd, purtroppo, non si vendono più.

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Siamo rimasti solo noi e pochi altri, a comprarli ancora!

Io compro principalmente vinili e li ascolto a casa, sul mio piatto, mentre quando sono in studio mi può capitare ancora di ascoltare i cd. Però il vinile ha tutto un altro fascino.

Sulla copertina cosa ci puoi dire?

La copertina è un bellissimo disegno di Tom Porta, un artista molto bravo. Ci ha omaggiati di questo disegno, che era già uscito come immagine de La Rivoluzione del Giorno Prima, su Spotify, a fine 2018. Chiaramente poi il vinile sarà arricchito da varie foto all’interno, però insomma, l’artwork è quello con l’uomo seduto su una panchina, con la testa di lupo.

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Il vinile si presta anche a queste forme d’arte. I fortunati che potranno assistere allo show di Milano saranno i primi a vederlo dal vivo. Oltre al release party, avete in programma altri concerti?

Sì, sicuramente faremo un po’ di date la prossima estate, avendo il nuovo materiale da presentare.

Ci auguriamo vivamente che facciate un salto anche a Roma, visto che la maggior parte dei concerti se li godono i milanesi.

Beh, noi a Milano, ovviamente, siamo di casa, ma ci sposteremo un po’ in giro per l’Italia, anche se a questa età è difficile riuscire a conciliare il lavoro con i tour.

Sui social avrete notato l’affetto che i vostri fan continuano a nutrire per voi e questo ritorno è stato accolto davvero con entusiasmo.

Sì, lo zoccolo duro dei nostri fan ci sostiene sempre, ma abbiamo anche giovani follower che ci hanno conosciuti negli ultimi tempi tramite gente più grande.

Ci avevi raccontato, la volta scorsa, del tuo lavoro di avvocato, per il quale rappresenti legalmente anche alcuni di questi nuovi e giovani artisti rap o trap. Cosa ne pensi della polemica sanremese che si è consumata intorno alla figura di Junior Cally?

Per quanto ne so, ha sicuramente scritto in passato dei testi misogini, posto che comunque ognuno ha il diritto di scrivere quello che vuole, che sia condivisibile o meno, ma il punto è che non stiamo parlando del pezzo di Sanremo. Non si può squalificare una persona per una cosa fatta anni fa, se il regolamento non lo prevede.

Una canzone con il testo come quello contestato a JC, probabilmente, non l’avrebbero neanche ammessa a Sanremo.

Infatti. È una polemica che non ha senso. Poi resta il fatto che uno può scrivere quello che vuole e ci sarà sempre chi condivide e chi no. Il Parents Music Resource Center, capitanato dalla moglie di Al Gore, si scatenò negli anni ‘80 contro i testi di W.A.S.P., Mötley Crüe, eccetera. Ci fu poi il caso dei messaggi subliminali all’interno dei testi di Ozzy Osbourne o dei Judas Priest, che aveva acceso i riflettori sulla pericolosità di alcune tematiche, nelle mani dei giovanissimi. Accuse, peraltro, decadute. Ma quei testi, in confronto a questi, erano all’acqua di rose. In un momento storico in cui la donna non ha ancora pari diritti, dire certe cose può essere pericoloso, soprattutto se l’ascoltatore è un preadolescente influenzabile. A quel punto sta anche alla famiglia vigilare e preoccuparsi se il figlio ha determinati punti di riferimento, perché alcuni testi non sono adatti ai ragazzini. Come dire, è giusto che la pornografia sia libera, ma va vietata ai minori.

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Oltretutto, questi di cui stiamo parlando, sono testi in italiano, di immediata comprensione.

Appunto, all’epoca chi è che andava a tradursi i testi degli W.A.S.P.? E anche il quel caso, non dicevano niente di sconvolgente. Nel rock e nel punk italiano ci sono sempre stati testi provocatori, ma andavano contro il sistema, non erano testi che inneggiavano alla violenza, tantomeno contro le donne. Un dodicenne di oggi, con un cellulare in mano, ha accesso a tutto il mondo. Non bisogna censurare, perché l’arte non va mai censurata, ma si deve evitare che certe cose arrivino alle orecchie dei più giovani. Non sono un bigotto, ma il testo di Junior Cally di cui ha parlato anche Red Ronnie, mi ha lasciato un po’ basito.

In Italia il massimo della misoginia che avevamo avuto era Teorema di Marco Ferradini, che poi aveva comunque una morale.

Ma certo, il suo “prendi una donna, trattala male” non voleva dire “picchiala”, ma cose del tipo “non risponderle al telefono”… C’è una bella differenza. Quei testi lì non erano espliciti, spesso parlavano per metafore, erano interpretabili.

Questi di oggi sono tutto fuorché poco espliciti. È un riflesso della società, nel quale è tutto troppo diretto.

Oggi manca proprio il rispetto, soprattutto nei confronti delle donne. C’è ancora molto maschilismo nel nostro paese, anche tra gente insospettabile.

Torniamo un attimo al vostro disco e a proposito di testi: chi li ha scritti?

I testi sono tutti di Andrea Scaglia. Anche le musiche, che poi sono state fatte nostre, le ha scritte lui.

Di cosa parlano?

Sono tematiche abbastanza personali, parlano dell’inquietudine di una persona costantemente insoddisfatta, i testi di Scaglia sono piuttosto diretti, a differenza di quelli di Edda, che erano più criptici. Non capivi mai cosa volessero dire.

Niente! Ce lo ha detto proprio lui! Non bisogna cercare chissà quali interpretazioni nei testi di Edda, perché spesso nemmeno lui sa cosa significhino.

Il bello dei testi di Edda è che ti danno delle immagini. Ci sono dei passaggi su cui ti soffermi a pensare a quanto siano belli, però il testo nella sua interezza è di difficile comprensione. Le liriche di Andrea Scaglia sono più complete, hanno un significato globale all’interno della canzone. Come stile, i testi dei nuovi pezzi, sono un po’ alla No Guru. Mi piacciono molto.

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Puoi svelarci qualcos’altro su La Rivoluzione Del Giorno Prima?

Ci sarà una chicca, un brano riarrangiato piano e voce, un nostro pezzo storico, tratto da Mantra.

Adesso siamo curiosissimi, non vediamo l’ora di scoprire qual è. Chi lo suona il piano?

Sempre Scaglia, ha fatto tutto lui. Ha dieci anni di pianoforte alle spalle.

A livello di sonorità, cosa puoi dirci sul disco?

C’è parecchio basso distorto, in molti pezzi.

Allora fai i complimenti al bassista! Beh, Andrea, hai sicuramente alimentato la nostra curiosità su questa prossima uscita, non vediamo l’ora di ascoltare La Rivoluzione del Giorno Prima e di recensirlo. Grazie mille per la disponibilità e in bocca al lupo per il disco. Vi aspettiamo a Roma!

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