Deafheaven: recensione di Infinite Granite

Deafheaven

Infinite Granite

Sargent House

20 agosto 2021

genere: black-gaze, atmospheric metal, post-rock, ambient

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Recensione a cura di Lorenzo Marsili

Premetto che sono relativamente nuovo ai Deafheaven ed al black-gaze, come l’hanno definito alcuni nerd della critica. Sono incappato nella band seguendo pagine come “ I’m sad and i listen to Loveless every night ”: nella mia testa, la copertina di Sunbather è stata solo un meme per un lungo periodo. Pur non avendo condiviso la loro parabola artistica passo passo, Sunbather è un disco che mi ha lasciato di stucco. Al pari di gruppi come gli Ulver o gli Opeth, i Deafheaven hanno almeno un album che non si può fare a meno di conoscere (Sunbather, per l’appunto) ed hanno intrapreso un percorso personalissimo a partire da una radice comune: il black, da cui hanno preso le distanze abbastanza in fretta.

Infinite Granite, pur intervallato da altri episodi discografici, arriva ben otto anni dopo, presentandosi con una copertina scarna e priva di titolo, che raffigura soltanto una macchia azzurra su uno sfondo nero. Quale perfetta parabola sinestetica per descrivere questo disco: i Deafheaven del 2021 ricordano gli Explosions In The Sky, ma con un cantante aggiunto e più carisma.

Questa, almeno, è l’impressione con cui apre la splendida Shellstar, che mette subito in chiaro quali siano i veri protagonisti del disco: Daniel Tracy, il batterista, e l’elegante intarsio melodico costruito dalla coppia McCoy-Mehra alle chitarre. La vera sorpresa, per molti, è stato invece l’abbandono, da parte di George Clark, del consueto black-scream per affidarsi ad un cantato più composto, spesso un po’ plasticoso, a tratti mesto, che si tiene ben lontano dalle acrobazie tecniche.

Infinite Granite è un’opera matura, capace di presentare delle melodie talmente belle da poter comparire tranquillamente nella tracklist di una pop-diva qualsiasi. Ciononostante, la band non manca mai di aggiungere a queste melodie rassicuranti un’abbondante spruzzata di inquietudine, seppur in modo più fine ed inaspettato rispetto alla rabbia delle precedenti composizioni.

Infinite Granite prende forma tra drumming complessi (In Blur, che ricorda Await Rescue dei 65DOS), ritornelli post-punk (Great Mass of Color, Lament For Wasp, il cui cantato rimanda persino ai REM), finte canzoni pop che evolvono in esplosioni dinamiche (Lament For Wasp) e richiami al passato più o meno recente della band (Mombasa).

Come molte grandi band del passato, che hanno saputo sopravvivere rinnovandosi, anche i Deafheaven si rimettono completamente in gioco, in vista di una costante crescita professionale. Secondo il sottoscritto, questa nuova release potrebbe tranquillamente accontentare i fan della vecchia data ed avvicinare i cultori dell’indie rock anglofono alle complesse costruzioni musicali della band.

Volendo essere pignoli, l’unica pecca è proprio la ritrovata voce del cantante, il quale, nonostante alcune ottime
performance, sembra ancora non aver trovato la sua dimensione melodica; in alcuni passaggi, la voce sembra quasi “incollata” su brani che, nella loro bellezza cristallina, sarebbero perfetti anche solo nella loro essenza esecutiva strumentale (Shellstar). Con un lavoro in studio di questo calibro, l’augurio è che i Deafheaven riescano finalmente ad uscire dalla loro nicchia, e che insegnino ai posteri a scrivere canzoni pop come si deve.

facebook.com/deafheaven

Tracklist:

1. Shellstar
2. In Blur
3. Great Mass of Color
4. Neptune Raining Diamonds
5. Lament for Wasps
6. Villain
7. The Gnashing
8. Other Language
9. Mombasa

Membri della band:

George Clarke – lead vocals
Kerry McCoy – guitar, bass
Daniel Tracy – drums
Shiv Mehra – guitar, backing vocals, keyboards
Chris Johnson – bass, backing vocals

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