Hawery: recensione di Feast Of Vultures

Hawery

Feast Of Vultures

Karma Conspiracy Records

16 ottobre 2020

genere: stoner, doom, sludge, fuzz, heavy psych

_______________

Dalle polverose e assolate autostrade del kraut stoner arrivano le note psichedeliche ed allucinanti dei teutonici Hawery con il debut album Feast Of Vultures, registrato nel 2019 e pubblicato lo scorso 16 ottobre per la Karma Conspiracy Records di Filippo “Phil Liar” Buono.

Gli Hawery sembrano provenire da Palm Desert, nel Sud della California, invece che da Berlino: il quintetto tedesco, sulla scia dei connazionali Colour Haze e Redscale, sprigiona un’apertura alare di pedaliere fuzz, con artigli che affondano nelle carni ancora vive del proto doom sabbathiano (Dark Woods, Four Walls).

Nove brani come nove danze rumorose, selvagge, ovattate e sabbiose, il cui sound metallico heavy psych, dai forti richiami desert rock di sponda kyussiana di Green Machine (Moonstruck, Feast Of Vultures), frigge e ribolle in superficie ad alte temperature, scagliandosi sulle prede già morte del rock per spolpare le loro carcasse e per nutrire gli ascoltatori con bocconi stoner sanguinanti.

Spinto da un sacro fuoco voodoo mitteleuropeo, Feast Of Vultures distribuisce intensità e volume all’interno di ritmiche serrate, riff roventi, vocalità abrasive e tappeti sonori sludge, dettando così, tra rabbia e disperazione, tempi e dinamiche di un viaggio claustrofobico fatto di materia sonica compatta, densa, monolitica, siderurgica, lisergica, martellante ed a tratti soffocante.

La ballad strumentale Solitude, che si estende su paesaggi dalle ombre gotiche, fa da interludio liturgico all’andamento veemente dell’opera, con i suoni che si fanno più solenni e crepuscolari, quasi a voler conferire un tono epico ed un colore ancora più scuro al tema della solitudine.

Ogni episodio di Feast Of Vultures si presenta sottoforma di metafora, dai profondi significati esistenziali kafkiani: atmosfere angosciose ed inquietanti, come quelle degli incubi, e senso di impotenza si fondono con la sostanza drammatica dei testi, rendendone ancora più emblematica la simbologia.

Membri della band:

Daniel: voce

Lars: chitarra

Christoph: chitarra

Benjamin: batteria

Thomas: basso

Tracklist:

1. Moonstruck

2. Dark Woods

3. Four Walls

4. Eternal Sleep

5. Solitude

6. Feast Of Vultures

7. Shadow

8. City Of Stone

9. On The Run

© 2020, Fotografie ROCK. All rights reserved.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.