Iron Maiden – Piece of Mind

16 maggio 1983.

Gli Iron Maiden pubblicano il loro quarto album, ‘Piece of Mind’.

L’artwork raffigura Eddie incatenato, con la camicia di forza e segregato in una stanza angusta tipica dei manicomi psichiatrici.

Non so cosa abbiano voluto rappresentare i componenti degli Iron Maiden con questa copertina, ma una lettura grossolana potrebbe essere quella di una raffigurazione relativa alle catene del pensiero umano.

Era il 1983, un anno importante per la discografia internazionale e per la politica mondiale.

C’era ancora la Guerra Fredda tra Stati Uniti e la vecchia Russia (U.R.S.S.), che sarebbe finita verso la fine degli anni ’80 con l’avvento della perestrojka e la glasnot di Gorbaciov e la caduta del muro di Berlino.

Era finita da poco, proprio all’inizio degli anni ’80, la seconda crisi energetica del 1979.

Questa crisi portò inevitabilmente inflazione, disoccupazione, instabilità sociale e conseguente violenza.

Nel frattempo, l’ondata heavy metal britannica aveva perso mercato, così come il genere hardcore punk.

C’è chi, come i Beastie Boys, aveva lasciato le origini hardcore per darsi completamente al rap, altro genere divenuto mainstream negli anni ’80.

Nel 1983 iniziò ad affacciarsi prepotentemente il thrash metal, nuovo sottogenere che mescolava proprio l’energia dell’heavy metal con la velocità di esecuzione dell’hardcore punk.

Nel 1983 ci fu il debutto discografico dei Metallica e degli Slayer, band thrash metal, entrambe americane, a dimostrazione che la geografia della musica stava nuovamente cambiando il suo polo di potere.

E a questo punto veniamo proprio agli Iron Maiden e al loro quarto disco ‘Piece of Mind’ del 1983.

A parer nostro, questo disco non mantenne gli standard di completezza qualitativa del precedente ‘The Number of the Beast’ e del successore ‘Powerslave’.

‘Piece of Mind’ contiene nove brani, gli ultimi quattro sono del tutto riempitivi.

Se quest’album contenesse solamente i primi cinque brani (d’accordo non sarebbe più un LP) sarebbe, senza ombra di dubbio, uno dei più importanti lavori musicali della band britannica.

Ovviamente è una considerazione personale, quindi diciamo subito che si può non essere d’accordo.

I primi cinque pezzi sono: ‘Where Eagles Dare’, ‘Revelations’, ‘Flight of Icarus’, ‘Die With Your Boots On’ e ‘The Trooper’.

Cinque brani di spessore, originali dal punto di vista strumentale e con testi impegnati ispirati a film, libri e mitologia, che rappresentano, ancora oggi, cinque colonne portanti ed imprescindibili di tutta la discografia Maideniana.

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