Kreator
Krushers Of The World
(Nuclear Blast)
16 gennaio 2026
genere: thrash metal, power-thrash, melodic death-thrash, epic metal
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Recensione a cura di Marco Calvarese

I Kreator non sono più quelli di una volta: non quelli di Coma Of Souls, men che meno quelli di Cause For Conflict, e neppure quelli di Violent Revolution. E sti gran cazzi?
D’accordo, non hanno più la ferocia distruttiva e creativa della gioventù (alzi la mano chi la conserva intatta), né la frenesia sperimentale dei nineties, forse neppure l’ispirazione di vent’anni fa. Hanno semplicemente imboccato una nuova vena artistica, scelto di seguire determinati filoni melodici e di screziare il proprio sound thrash. E allora?
Sostengo con convinzione la causa di chi fa la musica che gli pare, come gli pare, soprattutto se capace di imprimere a ogni uscita un marchio di fabbrica indelebile, sciorinare una qualità invidiabile e, above all, suscitare emozioni: avere ancora qualcosa da dire e saperlo trasmettere a chi ascolta è l’essenza dell’arte, e qualcuno provi a scagliare la prima pietra se ritiene che i Kreator non siano dei cazzo di artisti.
Ritmica martellante e chirurgica, passo sostenuto, Mille in forma smagliante, capace, con la sua voce abrasiva e affilata, di far sembrare incazzosa anche la sigla di Peppa Pig, nonché riff generator invidiabile: Krushers Of The World, sedicesimo LP dei “gods of metal” tedeschi, contiene tutti i germi che hanno indotto i critici più conformisti a bocciare i due album precedenti, ma che hanno dato forma ai nuovi Kreator, che io amo alla follia quasi quanto tutte le loro precedenti incarnazioni.
La cover richiama i fasti del passato, la produzione è nitida (opera di Jens Bogren presso i Fascination Street Studios, gli stessi dei vecchi Opeth e degli At The Gates: vi dice qualcosa?), la struttura dei brani è in una comfort zone ormai consolidata, così come le tematiche: ribellione contro autorità e religione e horror a profusione.
Il tutto è declinato, però, attraverso accelerazione nei ritmi e nelle contaminazioni, facendo registrare un bell’upgrade rispetto, ad esempio, a Hate Über Alles. Sottigliezze, si dirà: nulla che faccia deviare i nostri eroi dalla traiettoria dell’ultimo decennio. Vero, rispondo io, e tuttavia sufficiente ad abbellire il prodotto finale e accentuare i tratti somatici di una band che oggi va vista per quello che è.
Deposte le armi e perfezionata la tecnica, i Kreator non sono più una santabarbara pronta a esplodere, ma hanno nella dimensione live il loro apice qualitativo (se ve li foste persi in concerto, ponete subito rimedio a questa lacuna): ci sta che il riff catchy, il ritornello cantabile, l’afflato anthemico e persino l’uso del sintetizzatore per rendere più profonda l’atmosfera prendano il sopravvento nelle composizioni.
Ci sta e ci dobbiamo stare anche noi. Per cui bando a nostalgismi, retorica spicciola e critiche autoreferenziali, e lasciamo parlare la musica, perché c’è da divertirsi: lo avevamo intuito fin dalla pubblicazione dei singoli, uno dei quali, Seven Serpents, apre l’ascolto e il cuore con un up-tempo e un tremolo riffing che riavvolgono il nastro dei ricordi per scivolare in un breakdown fantastico e in un assolo di sapore classico.
Ancora alternanza di ferocia e melodia in Satanic Anarchy, degna erede di Gods Of Violence, con un refrain che dal 16 gennaio mi risuona nella testa e non va più via. Si tratta di un’ottima apripista per la title track, dove Pedrozza e Ventor confezionano un due quarti, abbassano l’accordatura e spianano la strada a un death melodico trascinante, di fronte al quale, se non vi parte l’headbanging, siete prevenuti.
Tranenplast è un omaggio a Suspiria, uno dei tre capolavori di Dario Argento, con il giro di tastiera della sua celeberrima colonna sonora che apre il brano e ispira il main riff, per un episodio dall’alto impatto emotivo. Valore (per me) aggiunto: la compartecipazione di Britta Gortz degli Hiraes, per la quale ho un debole dichiarato.
A mio gusto, una traccia irresistibile, con evidenti richiami melodic death che arricchiscono il sound dei Kreator senza mai snaturarlo. Non troverete (tranne forse la stupenda title track) in quest’opera un solo atto in cui non risuoni l’inconfondibile marchio di fabbrica di Mille & Co.
Ma è da qui in poi che diventa più evidente: la seconda parte del disco è un mix sonoro perfettamente riuscito di thrash teutonico e melodic death, talora con prevalenza del primo (Barbarian, in primis, ma anche certi arrangiamenti slayeriani in Psychotic Imperator), talora del secondo (ascoltate il mid-tempo godurioso di Combatants, un incrocio di spade tra gli ultimi Warbringer e certi Amon Amarth).
Dal punto di vista dei contenuti testuali, aleggia invece uno spirito epico meno convenzionale per la band, ma forte al punto da sposarsi con le linee melodiche, come in Blood Of Our Blood, brillante nelle armonie, nei cambi di tempo e nell’assolo.
Ci si diverte e si capoccia senza skippare mai, perché c’è sempre la trovata che tiene desta l’attenzione (non sempre il mestiere guasta, tutt’altro): prendete il breakdown assassino di Barbarian oppure il passaggio lirico orchestrale di Psychotic Imperator (c’è chi, leggendo il titolo, ha pensato a un personaggio ben preciso, e chi mente), e poi mi direte.
Il lato B, insomma, potrà richiedere qualche ascolto in più per essere meglio assimilato, ma non risulta meno trascinante della più immediata prima parte. No filler, all killer here, altroché!
Due parole in più le spendo per le tracce poste in coda a KOTW, perché a me sembrano un riuscito omaggio al British heavy metal: Deathscream, in particolare, ai Judas Priest, estremizzati e rivisitati in chiave scary, mentre Loyal to The Grave chiude la tracklist con un sentito ringraziamento ai Maiden e, forse ancor più, a certi ispirati momenti del Bruce Dickinson solista.
E, come sempre, ora dividetevi pure tra fan inossidabili e nostalgici dell’ultraviolenza, ma Krushers Of The World, preso a sé stante e senza forzati paragoni con altre ere geologiche, è e resterà anche nel tempo un gran bel disco, di cui è facile innamorarsi e che merita un posto nella vostra collezione.
Tracklist:
1.Seven Serpents. 2.Satanic Anarchy. 3.Krushers of the World. 4.Tränenpalast. 5.Barbarian. 6.Blood of Our Blood. 7.Combatants. 8.Psychotic Imperator. 9.Deathscream. 10.Loyal to the Grave.
Lineup:
Miland ‘Mille’ Petrozza – voce, chitarra
Sami Yli-Sirniö – chitarra
Jürgen ‘Ventor’ Reil – batteria
Frédéric Leclercq – basso

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