Lenny Kaye: recensione di Goin’ Local

Lenny Kaye

Goin’ Local

(Yep Roc Records)

17 luglio 2026

genere: folk, power-pop, jangly folk, acoustic ballad, garage rock, blues, cantautorato, country, roots rock, americana, folk celtico

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Non è mai troppo tardi per mettersi in gioco. Lo sa bene il musicista newyorkese Lenny Kaye, storico chitarrista di Patti Smith, curatore della storica compilation garage rock Nuggets, produttore e molto altro ancora, che, all’età di 79 anni, dopo decenni trascorsi nell’ombra delle grandi leggende del rock, ha deciso finalmente di pubblicare il suo primo album solista, intitolato Goin’ Local.

Un disco che include contributi importanti: da Patti Smith al pianoforte di Matthew Shipp, da John Jackson dei Jayhawks agli archi di David Mansfield, fino a T-Bone Burnett e Lucinda Williams.

Nel suo lungo percorso di critico rock e performer al servizio di altri artisti, Kaye – noto anche come il “padrino del garage rock” – ripercorre la New York dei primi anni ’70, quando la città era un focolaio di creatività artistica, forza ed energia positiva. Ancora oggi continua a seguire il proprio istinto e la propria passione attraverso una narrazione intima e introspettiva, caratterizzata da una dolcezza quasi sussurrata e da un approccio vicino alla sensibilità del cantautore folk.

Le dodici canzoni di Goin’ Local scorrono con naturalezza, alternando ballate intime e personali a episodi rock più aperti e luminosi. Si parte con il riff graffiante e il ritmo incalzante della title track, che richiama la Lower East Side e l’immaginario sonoro di Rolling Stones, Lou Reed e Bob Dylan.

Il registro cambia con la malinconica delicatezza di ballate acustiche capaci di scaldare l’anima e con filastrocche confessionali come This Love e Be That As It May (May Day), mentre la sobrietà folk valorizza il suo timbro vissuto, gentile e rassicurante.

Si passa quindi ai riverberi folk rock di matrice newjersiana di A Friend Like You, impreziositi da riflessi flangerati di chitarra che rimandano a Mark Knopfler, alla vibrante intensità country dal seducente tocco jangly di The Things You Leave Behind, al pop radiofonico di Solstice (scritto con Patti Smith), fino al respiro cinematografico di Let’s Make A Memory, con il suo dark folk scarno e crepuscolare.

Un percorso intriso di atmosfere sognanti e nostalgiche, che oscilla tra suggestioni celtiche di mandolino in If I Were You e sospensioni fantasy di World Book Night, per poi congedarsi con gli arpeggi sentimentali di Yes I Will, brano dedicato alla memoria di suo zio Larry Kusik, celebre paroliere e autore, tra gli altri, del testo di Speak Softly Love per Il Padrino.

Come ha dichiarato recentemente, parlando di questo esordio solista: “Faccio molte cose e spesso mi immergo nel panorama sonoro di qualcun altro. Ma ho pensato che fosse giunto il momento di capire davvero chi sono come artista”.

Il titolo della release riflette l’amore di Lenny per la musica locale: “La musica nasce a livello locale e poi, a volte, il mondo la scopre. Adoro questo schema e questa evoluzione: il modo in cui la musica nasce completamente dal basso, da un rapporto personale, e poi forse viene compresa e definita”.

Goin’ Local si presenta come un bilancio intimo e maturo, un nuovo inizio che affonda le radici nel folk, un genere ancora capace di mettere in dialogo passato, presente e futuro, aprendosi continuamente a nuove possibilità.

Sotto l’aspetto testuale, Lenny affronta temi a lui cari: la natura transitoria delle relazioni, l’eredità che lasciamo alle nuove generazioni, l’importanza della disponibilità e della condivisione, la perdita delle persone care, il meraviglioso potere delle parole e dei libri (World Book Night) e la riconoscenza sia per le amicizie ricevute (A Friend Like You) sia verso le proprie radici, fondamentali nella sua formazione ma mai vincolanti per la sua identità e le sue ambizioni.

E ancora, l’attaccamento alla vita, l’amore per questa vita che, prima o poi, sappiamo finirà: un sentimento che rende più forti ma anche più vulnerabili e che, tuttavia, rappresenta il tesoro più prezioso che possediamo.

Senza lasciarsi sedurre dal canto sirenico della nostalgia né dalle dinamiche del moderno music business, Kaye realizza un disco caloroso, raffinato, coinvolgente e ricco di passione, rimanendo fedele tanto alle sue origini quanto alla sua ampia visione artistica, maturata con la convinzione che la semplicità sia ancora il modo più efficace per arrivare al cuore delle cose.

Ciò che emerge da Goin’ Local è soprattutto un profondo senso di gratitudine per il percorso intrapreso, oltre all’accettazione dei cambiamenti. Lenny Kaye sfoglia le pagine del proprio vissuto, ripensa a ciò che ha lasciato alle spalle e riporta alla luce vecchie memorie, senza rinunciare alla curiosità verso un futuro che, alla sua età, appare inevitabilmente più breve. Eppure, nonostante tutto, c’è ancora tempo – e passione – per creare nuovi ricordi e nuove emozioni.

Tracklist:

1. Goin’ Local 2. This Love 3. If I Were You 4. Let’s Make a Memory 5. A Friend Like You 6. Be That As It May (May Day) 7. Solstice 8. World Book Night 9. Pennsylvania Girls 10. Poppy 11. The Things You Leave Behind 12. Yes I Will

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