Metallica: recensione di Kill ‘Em All

Recensione a cura di Andrea Musumeci

25 luglio 1983. I Metallica, quartetto americano composto da James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett ed il compianto Cliff Burton, pubblicano l’album d’esordio Kill ‘Em All: la genesi del thrash metal.

Quando si parla dell’esplosione commerciale di un genere musicale, si tende troppo spesso a sottovalutare il contesto storico e soprattutto geografico in cui si manifesta. Il sottogenere thrash metal, o speed metal, chiamatelo come volete, nacque all’inizio degli anni ’80 in una determinata zona del pianeta, ossia la Bay Area di San Francisco, nella parte centro nord della California. Metallica, Slayer, Exodus, Megadeth, Slayer e Testament sono le band più rappresentative nate in quel microcosmo, dove, evidentemente, quel nuovo seme musicale trovò terreno fertile.

Nella parte più a sud, invece, quella confinante con il Messico, nei pressi di San Diego, nacquero successivamente, negli anni ’90, band e artisti che contribuirono al declino del metal e alla consacrazione della moda grunge, come ad esempio gli Stone Temple Pilots e il cantante dei Pearl Jam Eddie Vedder.

Kill ‘Em All può essere considerato “l’anno zero” del metal moderno: un disco che fonde la violenza esecutiva del punk/hardcore di fine anni ’70 con il tecnicismo del metal britannico di quella famosa corrente musicale che prese il nome di NWOBHM, senza però dimenticare l’influenza del blues, vedi brani come Jump In The Fire.

Tutto questo, per avere un’idea di come fosse orientato il sound dei Metallica, il tutto coeso e amalgamato al carisma di ogni singolo membro, alla tecnica e alla velocità di esecuzione che ne faranno una band di culto nel panorama dello speed/thrash metal dagli anni ’80 in poi.

La maggior parte dei brani di quest’album sono diventati dei classici del thrash metal: Motorbreath, Seek & Destroy, No Remorse, Hit The Lights, Whiplash, la suggestiva parentesi strumentale Anasthesia/Pulling Teeth, che vede in primo piano la prova magistrale del compianto Cliff Burton, Metal Militia, e la famosa e famigerata The Four Horsemen scritta da Dave Mustaine, (fu il primo chitarrista dei Metallica) cacciato dalla band per incompatibilità caratteriale (eufemismo) prima dell’uscita di Kill ‘Em All. Dave Mustaine pubblicherà successivamente la celebre The Four Horsemen nel suo album d’esordio con i Megadeth nel 1985, però con il titolo The Mechanix, in una versione ancora più ruvida.

Secondo alcuni, prima dei Metallica non si erano mai sentite sonorità così granitiche, pesanti e veloci. Mi sento, in via del tutto personale, di dissentire con la suddetta affermazione. Probabilmente, qualcuno dimentica l’impatto sonoro di gruppi storici che hanno ispirato proprio il sound dei Metallica: Motörhead, Saxon, Iron Maiden, Misfits, Dead Kennedys, Judas Priest, Diamond Head e Venom.

I Metallica furono uno dei pochi gruppi metal degli anni ’80 a ottenere una certa credibilità: erano terribilmente seri in quello che facevano e sembravano fare musica per ragioni completamente differenti da quelle di tutte le band hard rock che strizzavano l’occhio alle radio e ad MTV.

I Metallica, almeno all’inizio, offrirono comunque sonorità davvero più intense rispetto a tutti gli altri. Alcuni sostengono che i Metallica si siano svenduti già con l’uscita di And Justice For All, ancor prima della realizzazione del disco eponimo con Bob Rock, ma quello forse è niente se paragonato al cambiamento che fecero da Kill ‘Em All a Ride The Lightning, quest’ultimo ricordato, anche, per la power ballad Fade To Black.

Se nella loro prima pietra discografica avevano espressamente dichiarato il desiderio di uscire di casa e uccidere la gente (grazie anche all’impatto grafico dell’artwork), in quella successiva (Ride The Lightning) erano passati a inneggiare al suicidio e ad una forma di nichilismo scritturale dai connotati ancora piu oscuri.

Insomma, a distanza di quasi quarant’anni, Kill ‘Em All è, ancora oggi, un punto di riferimento imprescindibile per gli amanti di un genere ormai obsoleto e fuori dalle logiche di mercato della contemporaneità.

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