Ozzy Osbourne: recensione di Blizzard Of Ozz

Ozzy Osbourne

Blizzard Of Ozz

Jet Records

20 settembre 1980

genere: heavy metal, hard rock

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

20 settembre 1980. Ozzy Osbourne pubblica il suo debut album solista Blizzard Of Ozz.

Qualcuno potrebbe considerare Blizzard Of Ozz e Diary of a Madman come un doppio album, anche perché furono gli unici due dischi che Ozzy fece con il compianto Randy Rhoads.

Ozzy, ogni qualvolta gli venga chiesto di Randy Rhoads, ne parla nel modo in cui si parla di una moglie morta, definendolo il chitarrista che lo aiutò ad uscire dalla sua depressione clinica dopo essere stato licenziato dai Black Sabbath.

Difficilmente ci si annoia con Ozzy Osbourne, che in quel periodo storico veniva considerato una sorta di Papa del satanismo, argomento assai in voga negli anni ’80. Il cantante pare fosse infastidito da quelle voci che lo associavano al diavolo e all’occulto, ma del resto non è che Ozzy componesse canzoni per il catechismo.

Sulla copertina di Blizzard Of Ozz, si vede Ozzy che con la mano destra solleva un crocifisso come fosse una spada, seduto su di un pavimento parquettato, con accanto un gatto nero da una parte ed un teschio umano dall’altra. Insomma, tutta una serie di cliché interessanti e “credibili” proprio grazie ad Ozzy stesso.

Blizzard Of Ozz fu la consacrazione da solista di Ozzy Osbourne, l’araba fenice di Birmingham, che non fece altro che riproporre la musica dei Black Sabbath ma in chiave anni ’80, grazie al virtuosismo e alla velocità di esecuzione di Randy Rhoads.

L’album si apre con un grande classico della carriera di Ozzy Osbourne, I Don’t Know, in cui Ozzy canta: “Non chiedermi la risposta, non chiedermela, non la conosco”, mettendo ancora in evidenza le sue debolezze, insicurezze, autolesionismo e vulnerabilità: caratteristiche emotive che Ozzy si portava dietro sin dai tempi dei Black Sabbath, così come nell’altro brano di quest’album Suicide Solution.

Crazy Train è il secondo brano del disco, cavallo di battaglia della discografia del Re delle Tenebre, con uno dei riff di chitarra più famosi della musica rock.

L’altro pezzo importante di Blizzard Of Ozz è, indubbiamente, Mr. Crowley. Ozzy Osbourne, così come Jimmy Page, pare fosse affascinato da tale Aleister Crowley, tanto da dedicargli, appunto, una canzone. Se vuoi veramente convincere la gente che non sei interessato al tema dell’occulto, sicuramente non è una gran trovata dedicare una canzone a un defunto satanista semisconosciuto ai più.

Del resto bisognava anche stare al gioco e capire che era tutta una meravigliosa messinscena, un po’ come nel wrestling. Sebbene ci fosse sempre qualcuno meno avvezzo al sarcasmo e all’ironia che finiva per prendere sul serio tutti quei racconti esoterici, facendosi condizionare in piena notte, nel silenzio più totale, anche dal brusìo del frigorifero o da un libro che cade da un mobile senza alcun apparente motivo.

In chiusura, possiamo dire che il legame tra metal e satanismo non ha molto a che fare con la musica in sé. Porto sempre l’esempio di Satan’s Bed dei Pearl Jam: se fosse stata cantata da Ozzy Osbourne, al posto di Eddie Vedder, sarebbe stata immediatamente considerata una canzone che inneggiava al sesso con il diavolo.

Ergo, nel metal, o nel rock in generale, è sempre il cantante a fare la differenza, perché, nel caso di Ozzy Osbourne era lui stesso che catalizzava ed incarnava quel tipo di messaggio. Ed è per questo motivo che Blizzard Of Ozz è, ancora oggi, un disco imperdibile ed imprescindibile per gli amanti del genere.

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