Poison: recensione di Look What the Cat Dragged In

Recensione a cura di Andrea Musumeci

2 agosto del 1986. I Poison pubblicano il loro debut album Look What the Cat Dragged In.

Era il 1986 ed il punk britannico era ormai un lontano ricordo. Col tempo si era ripulito e trasformato in un qualcosa di diverso, mentre dall’altra parte dell’oceano, sponda Los Angeles, il glam metal lo stava rimpiazzando.

Siamo tutti affascinati, o forse lo eravamo in quel momento, da ciò che è naturalmente glamour, sebbene il glamour artefatto sia un’altra cosa. Il glam rock prende un’idea e la rende moda, tendenza o addirittura filosofia.

E l’idea era che per essere una rockstar dovevi fare la rockstar, non potevi comportarti da persona normale, per il semplice fatto che la cultura pop oscilla tra stile, forma e sostanza.

Il finire degli anni ’60 vide il diffondersi del rock della libertà, uno dei punti più alti di creatività nel mondo della musica, e non solo, mentre un decennio più tardi, nel 1977, il mondo conobbe lo dura realtà della crisi economica e di conseguenza inflazione, disoccupazione, proteste in piazza contro i governi e contro le forze dell’ordine.

In quel contesto culturale e sociale, trovò terreno fertile il fenomeno punk britannico, il quale, però, durò poco e si autodistrusse prima che le band potessero arricchirsi.

Il punk rispecchiava la società in quel momento storico: si era tornati a dare importanza a ciò che era essenziale, rinnegando il passato, contro tutto e tutti, sebbene, per quanto trasandata nel look, la moda punk strizzasse comunque l’occhio al fatto di voler apparire in un certo modo. A metà degli anni ’80, invece, arrivò il glam rock, o glam metal, e tornò alla ribalta il bisogno di comportarsi come personaggi famosi. Ma del resto, non è sempre stato così?

Comunque, anche se non sei glamour in maniera naturale non vuol dire che non tu possa esserlo comunque, come direbbe Dee Snider. Il glam rock, a differenza del grunge, non poteva passare inosservato perché l’aspetto visivo del make up accompagnava inevitabilmente la musica, e addirittura in certi casi rappresentava la sostanza stessa di un gruppo.

Forse, è proprio per questo motivo che le band di Seattle si vollero allontanare dalla visione edonista di quel decennio e di conseguenza dalle cosiddette puttane del glam rock.

Il 1986 fu anche l’anno di massimo splendore per il genere thrash metal, grazie a band come Metallica, Slayer e Megadeth, che, geograficamente, erano collocate un po’ più su di Los Angeles, ma sempre in California, nella Bay Area di San Francisco.

Ecco che avevamo due fazioni contro: thrashers contro glamsters.

Recentemente, mi è capitato di leggere sul web diversi commenti discordanti relativi alla terminologia usata negli anni ’80 per descrivere il genere musicale rock e metal.

La cosa importante è capire che i vari prefissi che precedono la radice metal, come hair, pop e glam, non sono altro che invenzioni dei critici musicali, oppure semplici operazioni di marketing delle case discografiche, ed in nessuno dei due casi si tende a descrivere un vero e proprio stile musicale.

In tutta quella lacca, che fa molto anni ’80, c’era un messaggio implicito: probabilmente era la strategia di marketing di quel decennio, segnato dallo sviluppo e dall’evoluzione delle arti grafiche. Pertanto, quella pettinatura e quel look, potevano considerarsi arti grafiche?

Già all’inizio degli anni ’70, David Bowie, Marc Bolan e i New York Dolls influenzarono l’estetica della musica. I Kiss, forse, senza trucco e cerone non avrebbero superato il terzo album.

I Poison di Bret Michaels e CC DeVille non furono la miglior band hard rock o metal, ma sicuramente portarono il concetto glam alla perfezione e alla conseguente ed inevitabile saturazione. Se si guarda la copertina del loro album d’esordio, sembravano vere e proprie cartomanti in pose da Zoolander.

Le loro canzoni avevano melodie accattivanti, radiofoniche, a tratti anche ruvide e tematiche leggere, frivole: erano canzoni da feste per adolescenti. I Poison, sicuramente, non erano la miglior band di quel decennio, e credo che non possano nemmeno essere definiti una band heavy metal, per quanto ne facessero parte in senso molto generico.

Il fatto che l’heavy metal venisse visto come stupido, come portatore di cultura sessista e povera di contenuti, è come dire che era in quel modo che il metal stesso vedeva il mondo e i suoi abitanti.

Del resto, l’heavy metal era diventato un genere pop negli anni ’80, inteso come popolare: probabilmente l’idea che aveva della società non era poi così lontana dalla realtà e da quello che eravamo.

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