The Clash: Combat Rock

In occasione dei 40 anni di London Calling e dell’anniversario della dipartita dello storico frontman più punk di sempre, Joe Strummer, voglio richiamare la vostra attenzione al loro quinto album in studio, ultimo con la formazione degli albori.

Combat Rock, uscito nel maggio del 1982, mischia generi che danzano al confine con il punk, che ormai da tempo si era trasformato in post-punk. Siamo nel 1982, le rivolte sono chiuse e Margareth Tatcher porta alta la bandiera del conservatorismo britannico.

Nonostante la situazione politica meno aggressiva rispetto al decennio precedente, i The Clash rimanevano un’istituzione cresciuta in quella Londra grigia e tumultuosa.

Qui si colloca Combat Rock, con quei temi ancora battaglieri e fiammeggianti introdotti da Know Your Rights, canzone d’apertura che accentua l’atmosfera di rivolta per la difesa dei propri diritti.

Assoluta protagonista del disco, nonché pietra miliare pop della band, è Should I Stay Or Should I Go. Brano che, immagino, non abbia bisogno di presentazioni. Un rock & roll orecchiabile, ballabile, che ci catapulta nei primi anni ’50. Il duello vocale con la linea musicale sembra essere l’ingrediente perfetto per una hit immortale della musica rock.

Altro cavallo di battaglia e fiore all’occhiello di Combat Rock è Rock The Casbah. Stando alla cronaca, questa traccia sembra ispirarsi ad uno strano divieto imposto in Iran dall’allora dittatore in carica, il quale aveva posto il divieto di ascoltare musica rock.

Dal testo e dalla musica, infatti, si evince un forte senso di ribellione e la voglia di scardinare quel sistema tirannico. Per questa sua potenza mediatica, Rock The Casbah fu il singolo dei The Clash più venduto ed il primo a figurare tra le top 10 negli USA.

Straight To Hell, invece, trasmette intimità e spiritualità, attraverso il rullo dei bonghi che ricordano una cerimonia d’iniziazione tribale.

La voce di Joe Strummer, sussurrata e per un attimo calda e fievole, ci accarezza, aiutata anche dalla batteria di Topper Headon, il quale mette da parte le bacchette del punk per attingere ad un tocco più delicato e soffice.

Con Atom Ten, si torna sul sentiero di guerra, urlando tutti insieme. La band si esibisce in cori che rafforzano la voce di Joe, come un battaglione di soldati che risponde al proprio comandante, mentre i colpi di chitarra di Mick Jones conferiscono stile e struttura al tutto.

Giungiamo alla fine del disco con l’ultima traccia di Combat Rock, ovvero Death Is A Star. La voce narrante di Joe, che apre il brano con delle parole recitate, ci preannuncia qualcosa di nuovo. Sarà che dopo questo disco i The Clash non saranno più gli stessi. Sarà che gli anni ’80 porteranno la band britannica alla deriva, fino al loro scoglimento.

Un pianoforte di sottofondo restituisce dolcezza alla voce graffiante e roca di Joe. Mick Jones, stavolta, opta per la chitarra acustica. Altrettanto fa Headen che con le sue bacchette sfrangettate dà morbidezza al brano di chiusura.

I The Clash sono stati una sferzata mista di punk, raggae, dub e rock & roll classico, in quella che è stata la grande musica sperimentale di fine anni ’70. Sono stati la voce della rivolta del proletariato inglese ed hanno reso immortale la loro musica con inni indimenticabili. Perché tutti siamo stati la London Calling, tutti abbiamo cantato almeno una volta Police On My Back. E tutti siamo stati un po’ Joe Strummer.

Simona Iannotti

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