Alice Cooper

Detroit, 4 febbraio 1948.

Nasce Vincent Damon Furnier, in arte Alice Cooper, nome che probabilmente fu di una strega bruciata a Salem. Il primo grande successo arriva nel 1972 con il singolo ‘School’s Out’, brano che dà il titolo al quinto album di Alice Cooper.

L’ispirazione gli venne da una domanda: “Quali sono stati i tre minuti più importanti della tua vita?”.

La sua risposta fu: “I tre minuti che precedevano l’apertura dei regali la mattina di Natale e gli ultimi tre minuti dell’ultimo giorno di scuola”: ‘School’s Out’ racconta proprio questi ultimi.

Una delle caratteristiche di Alice Cooper è il ‘corpse paint’, ossia, il trucco cadaverico; il volto dipinto di bianco e gli occhi e contorno labbra di nero. Un make up semplice ed efficace. Va detto, però, che l’inventore del corpse paint non fu Alice Cooper, bensì tale Arthur Brown, ma la popolarità di Alice Cooper era superiore. Dopo Brown e Cooper, il trucco cadaverico fu adottato in seguito anche dai Kiss (sebbene quello dei Kiss fosse ispirato alla cultura kabuki), dai Misfits, Death SS, King Diamond, Marylin Manson, e da parecchi gruppi metal, soprattutto quelli scandinavi. Dopo l’overdose di band norvegesi, dalle facce dipinte che ha costellato la storia del black metal negli anni ’90, l’idea di Furnier potrebbe risultare banale, ma nella prima metà degli anni ’70, quando David Bowie, Gary Glitter, Marc Bolan e i New York Dolls, con un pò di rossetto, tacchi alti e qualche lustrino facevano scalpore, il trucco teatrale risultava ancora una trovata scioccante in ambito rock. Non a caso, proprio a causa del suo effetto sul pubblico, la musica di Alice Cooper venne definita ‘shock rock’, definizione riferita più all’impatto visivo che ai contenuti. A tal proposito, tutti conoscono la passione di Alice Cooper per i boa, passione nata per caso, quando un amico arrivò nel backstage di un suo concerto con un serpente. Alice pensò: “Mmmm, quasi quasi lo porto sul palco e lo inserisco come parte dello show”. Il primo boa si chiamava Kachina ed è quello che troneggia sulla copertina di ‘Killer’. Una volta, al Marriott Hotel di Knoxville in Texas, Alice fece una doccia, poi uscì a cena lasciando Kachina libera di girare per la stanza. Al suo ritorno, era scomparsa. La cercarono ovunque, senza risultato.

Si era infilata nella tazza del cesso ed era scomparsa nelle tubature. Riapparirà due settimane dopo nella stanza di Charlie Pride, un cantante country che era entrato nella sua camera ed era quasi svenuto perché quel boa lo guardava serafico dal cuscino sul letto.

Il secondo boa si chiamava Yvonne e accompagnò Alice durante School’s Out. Circola voce che una sera sul palco stesse per soffocare Cooper e che per salvarlo un roadie abbia tagliato la testa al boa.

Il terzo boa, sempre femmina, fu Eva Maria Snake. Morì azzannato dai topi che erano la sua colazione preferita. Poi ci furono altri boa, Angel, Mistress e Lady Macbeth. Dal 1990 Alice Cooper ha deciso che i serpenti era meglio arruolarli sul posto. Troppo pericoloso portarseli dietro, soprattutto se te li dimenticavi.

Questo è solo uno dei tanti aneddoti sullo zio Alice.

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