Van Halen – Jump

21 dicembre 1983.

Il chitarrista più virtuoso del mondo, Edward Van Halen, scopre un nuovo strumento, il sintetizzatore Oberheim Ob-X.

Si chiude nello studio 51050, che si è costruito in casa, e lo usa per registrare un nuovo pezzo, ‘Jump’.

“L’assolo migliore che ho scritto in vita mia” dirà Eddie.

Al posto della chitarra Frankenstrat, c’è la maestosità del synth, che aprì infiniti scenari nell’hair metal e glam metal.

Il singolo ‘Jump’ serviva a promuovere ‘1984’, ma questo discorso era valido per la stragrande maggioranza dei video dell’epoca, il cui scopo era fare pubblicità agli album di cui facevano parte.

Erano due gli interessi delle case discografiche: far arrivare le band alle persone, anche da un punto di vista visivo, e convicerle ad ascoltare una canzone che altrimenti sarebbe stata ignorata.

Una strategia abbastanza semplice.

Il videoclip di ‘Jump’ fece sì che la gente amasse i Van Halen, metteva in risalto la personalità del gruppo, e permetteva che quella melodia così orecchiabile si inchiodasse nel cervello, e che alla fine arrivasse quel messaggio.

Sì, ma quale messaggio?

Assolutamente ‘nessun messaggio’, l’unica cosa che dovevi fare all’infinito era semplicemente ‘saltare’.

Nessun pensiero profondo, nessun messaggio subliminale o cose simili.

‘Jump’ fece vendere tantissimi dischi ai Van Halen, fu una perfetta mossa di marketing (ah, gli anni ’80), anzi, era marketing puro, perfetto per l’evoluzione pop della musica hard rock.

Sono stati i video come ‘Jump’ a fare la storia del video-marketing metal, oppure possiamo anche chiamarli ‘Live senza pubblico’.

I Van Halen, con l’album ‘1984’, dimostrarono che anche band hard rock o metal potevano usare i sintetizzatori, una volta ogni tanto.

‘Jump’ è tutto lì: sintetizzatore, batteria, un pò di voce e un assolo di chitarra indispensabile per non indurre al suicidio la parte tosta del pubblico.

Ma non fu facile prendere quella decisione.

L’uso delle tastiere e dei sintetizzatori fu una disputa accesa negli anni ’80: per molti era uno strumento noioso, in particolar modo quando si parlava di musica metal, produceva un suono forte, ma per niente heavy.

Le tastiere erano considerate al di fuori dell’etica metal, una forma di integralismo musicale, legato al rispetto del passato e dei maestri della vecchia scuola. Una bella contraddizione, se pensiamo alla musica de Deep Purple.

La cosa strana è che, dal punto di vista del glam anni ’80, i sintetizzatori, almeno metaforicamente, erano perfetti: il glam si basava su una realtà artefatta e i sintetizzatori non erano uno strumento vero e proprio, ma potevano riprodurre il suono di qualsiasi tipo di strumento.

Le tastiere sarebbero dovute essere lo strumento più importante dell’era glam, ma il problema era che venivano viste come una minaccia per la tradizione dell’hard rock, sebbene, negli ’80, i veri contestatori furono soprattutto i fruitori del sottogenere thrash metal.

David Lee Roth non era d’accordo con l’utilizzo delle tastiere, perché Dave non pensava da musicista, lui pensava da rocker, aveva capito quale vile depravazione fosse diventato il metal con le tastiere, sebbene oggi facciamo fatica a trovare una giustificazione reale al perché qualcuno odiasse così tanto le tastiere, oltre al fatto che per alcuni non erano rock.

Fatto sta che parecchi fan appoggiarono la scelta di David Lee Roth.

Per David l’utilizzo delle tastiere non era hard rock, l’uso della synth music significava l’abbandono dello stile hard rock a favore di un orientamento pop, e per questo lascerà i Van Halen.

A febbraio del 1984, ‘Jump’ raggiungeva la posizione n°1 delle classifiche in America, per restarci almeno cinque settimane.

E come dice sempre un nostro amico: “I soldi fann’ turnà a vista ai cecat”.

© 2018, Fotografie ROCK. All rights reserved.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *