Cornea: recensione di Apart

Cornea

Apart (EP)

Jetglow Recordings

16 aprile 2020

genere: post-rock, shoegaze, psych, post metal, emocore, atmospheric metal

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Apart è l’EP d’esordio dei Cornea, edito il 16 aprile 2020 per l’etichetta padovana Jetglow Recordings.

Animato da un tessuto sonoro dalle forme dinamiche “quiet and noisy”, frutto di una suggestiva combinazione simbiotica e retro-futurista tra le lente cadenze della nebbia post-rock, i venti di scirocco settembrino della psichedelia shoegaze ed una scrittura manierista che guarda allo stile canonico di realtà seminali quali Mogwai, God Is An Astronaut, Explosions In The Sky ed i nostrani Giardini Di Mirò, si materializza il progetto di rock atmosferico totalmente strumentale del tridente veneto.

Le sei tracce di Apart, muovendosi in modo circolare ed elastico tra lunghe note elettroacustiche, ruvide distorsioni e traiettorie oniriche quasi botticelliane, ci accompagnano in un luogo indefinito ed illuminato in lontananza da una luce quasi impercettibile, tuffandosi nei fondali melmosi color corallo del mare post-rock e nelle profondità più anguste e recondite degli abissi della memoria umana, nuotando tra le onde impetuose dei ricordi, nel tentativo di mettere a fuoco le ragioni della sua solitudine.

I Cornea, dosando equamente tensione e quiete, evocano strane creature sottomarine e visioni astratte di vecchi e nuovi orizzonti in costante evoluzione, partendo da un flusso compositivo effervescente, ipnotico, rarefatto, nostalgico e vertebrale che disperde e scarnifica il suo stato di compattezza primordiale per poi riemergere in superficie completamente trasformato in ogni sua particella.

Lo spartito umbratile e desolante di Apart, all’interno del dualismo immaginifico tra apparenze e realtà consueto alla metafora esistenziale di natura saramaghiana, trova respiro e sublimazione nei sofisticati vapori marini dei synth e nella sensibilità cromatica di micro e macro suoni, chitarre liquide e vitree, accordature muscolari post-metal, fantasticherie psichedeliche, cavalcate epiche e sogni consegnati all’oblio come carcasse di antiche imbarcazioni navali abbandonate.

Quello descritto dai Cornea nel loro primo capitolo discografico, seppur a tratti ancora comprensibilmente acerbo e prevedibile, è un percorso caleidoscopico tracciato da paesaggi sognanti, malinconici, dilatati e ricchi di pathos, fatto di ombre e luci tolstojiane: come uno specchio dell’anima che restituisce il riflesso più intimo di sentimenti quali smarrimento identitario, romanticismo patologico e soggezione mistica, e nel quale convergono sorgenti luminose e notturne shoegaze filtrate attraverso membrane soniche trasparenti che cristallizzano e cicatrizzano gli strati più fragili dell’area visiva ed emotiva, proteggendoli dalle emorragie abrasive della contemporaneità.

Membri band:

Nicola Mel: chitarra, synth

Andrea Greggio: batteria, synth

Sebastiano Pozzobon: basso

Tracklist:

1. Daydreamer

2. Kingdom

3. Will Your Heart Grow Fonder

4. Saltwater

5. Sentinels Of A Northern Sky

6. Diver

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