INTERVISTA: Pino Scotto ci racconta Dog Eat Dog

Venerdì 27 marzo uscirà in tutti i negozi, in digital download e sulle piattaforme streaming, DOG EAT DOG (Nadir Music), il nuovo album di Pino Scotto. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa di più su questo nuovo lavoro, che arriva a due anni di distanza da Eye for an Eye, e di cui è già uscito il singolo Don’t Waste Your Time.Ciao Pino, come sta andando la quarantena?

Eh, siamo chiusi in casa e speriamo passi presto. Torneremo tutti più forti.

Storicamente, ad eventi tragici sono spesso seguiti periodi di rinascita. Vediamo se sarà così anche stavolta, anche se l’Italia era già messa malaccio prima…

È questo il problema.

Il settore delle arti e dello spettacolo è stato il primo ad essere colpito, con lo stop ai concerti e agli eventi pubblici.

Infatti se questa cosa fosse iniziata venti giorni prima, avrei bloccato l’uscita dell’album, posticipandola alla fine dell’estate.

Certo, perché per come stanno le cose adesso, c’è il rischio di dover posticipare le date del tuo tour.

Eh sì. Io ormai ogni due anni faccio un nuovo album e poi sto per un anno e mezzo in tour; mi prendo sei mesi di pausa per scrivere il disco nuovo e riparto con il tour. In questo caso, se mi fossi preso qualche mese di riposo in più non mi avrebbe fatto male… anche perché sono più di quindici anni che vado avanti così, sempre in giro. Comunque pazienza, è andata così. Andiamo avanti.

Magari la gente stando a casa avrà più tempo per ascoltare il tuo album.

Sì, però mi dispiace non poter partire con le date, che quasi sicuramente slitteranno. E non è una questione di soldi. Mi dispiace soprattutto per i miei musicisti, che vivono di questo.

Chi sono i musicisti che ti hanno accompagnato in questo nuovo progetto?

Il batterista è Federico Paulovich, dei Destrage, una metal band di Milano, sono veramente bravissimi e lui, secondo me, è uno dei migliori batteristi d’Europa. Al basso c’è Leone Villani Conti, dei Trick or Treat, una band emiliana che fa prog metal, mentre il chitarrista e arrangiatore è Steve Volta, che suona con me già da diversi anni. I pezzi li ho scritti tutti con lui, tranne il brano prog, che si chiama Dust to Dust, che l’ho scritto con un altro Steve, Steve Anghartal, che suonava con me prima di Volta, nei Fire Trails, il mio progetto degli anni 2000. Infine, alle tastiere, troviamo Mauri Belluzzo, che ultimamente era andato in tour con Graham Bonnett, ex cantante dei Rainbow. In tour, invece, porterò con me la stessa band che mi ha accompagnato nelle ultime date di Eye for an Eye. Come dicevo, speriamo di poter ripartire il prima possibile e comunque dai, ne verremo fuori tutti più forti e magari impareremo una lezione, si spera.

Hai così fiducia nell’essere umano?

Quest’album si chiama Cane Mangia Cane… Il problema non è il virus, è la razza umana. Comunque io sono tra i soggetti più a rischio, data la mia età e la mia bronchite cronica, infatti da questo era nato il testo di Don’t Waste Your Time. Avevano sbagliato a farmi una lastra, sti grandissimi fiji de na…, come dicono a Milano, [ride] ho passato una notte nel terrore e il giorno dopo mi hanno fatto fare una tac d’urgenza. Invece c’era stato un errore e mi sono veramente cagato addosso. Questo è successo circa 15 mesi fa e da allora ho cominciato a vedere la vita sotto un’altra prospettiva.

Quindi è stato questo avvenimento a portarti a scrivere questo disco?

Principalmente il testo del singolo Don’t Waste Your Time, per il quale sto ricevendo un sacco di apprezzamenti e non me l’aspettavo. È piaciuto anche il video.

A maggior ragione in questi giorni il testo è quantomai attuale.

Profeta in patria.Ascoltando il disco per intero, abbiamo potuto apprezzare anche altri brani, oltre al singolo. Dove hai preso l’ispirazione?

Come sapete, sono sempre stato libero, perché mi sono guadagnato la libertà lavorando in fabbrica ecc ecc, la solita storia, e quindi ogni album è stato sempre un progetto diverso. Questa volta ho voluto fare un disco per cui ogni brano è nato velocemente, le melodie sono venute fuori anche grazie al bagaglio che ho dentro di cinquant’anni di rock and roll, perché a me piacciono molto anche il prog, il country, il rock quello vero…

Anche il blues! C’è un bel brano blues nel tuo disco, che si chiama Not Too Late.

Sì, il blues mi piace moltissimo. Quando devo fare una melodia, mi viene fuori come una cascata. Comunque dicevo che ho voluto fare un album molto libero, senza pensare se ci fosse un filo logico, sia musicalmente che come tematiche, un po’ come si faceva negli anni ‘70. In quegli anni compravi un album, Deep Purple, Led Zeppelin, mettevi la cassetta in macchina, perché il vinile non si toccava, doveva rimanere vergine in casa, e la ascoltavi per mesi e mesi, consumandola, senza riuscire a toglierla dal lettore, perché i pezzi erano uno più bello dell’altro. Adesso, non dico che sia il mio caso [ride], questo deve deciderlo chi lo ascolta, però ho voluto fare un album in quel senso.

Sì, beh, ultimamente vanno molto più di moda i concept album, nei quali spesso le band si sforzano per trovare un filo conduttore, tralasciando un po’ la musica.

Sicuramente. Comunque io già dopo i Vanadium, alla fine degli anni ‘80, potevo benissimo fare un album da solo, come Pino Scotto, continuando il percorso Vanadium. Sarebbe stata la scelta più semplice, invece sono partito col primo disco solista in italiano, tornando al blues e al rock and roll. Per la massa, invece, non dovresti cambiare mai. Devi restare sempre lì, senza muoverti di una virgola, come i Maiden o gli Ac/Dc.

Hanno suscitato scalpore, recentemente, i Pearl Jam, con il nuovo singolo che ha spiazzato i fan della vecchia guardia.

A me non piace, però ho apprezzato il tentativo.

Cosa ne pensi invece dell’ultimo album di Ozzy, Ordinary Man?

Ho sentito solo i tre singoli che hanno fatto girare in radio, il disco per intero devo ancora ascoltarlo. Comunque lì comanda tutto il puttanone, come la moglie di Celentano, perché lui è rincoglionito, ormai non riesce nemmeno ad andare al cesso da solo. C’è stato un tentativo di rinnovarsi, diciamo, però, fortunatamente, la sua voce e le sue melodie rimangono, sono il marchio Osbourne. Ozzy non si tocca ragazzi.

Assolutamente, Ozzy è un nostro mito. Dicevi prima di amare le radici blues e il rock and roll del passato. Nel tuo nuovo disco è presente il brano Don’t Be Looking Back, un vecchio pezzo dei Vanadium...

Sì, quella cover è nata un po’ per caso. Eravamo in sala prove e Steve si è messo ad intonare l’arpeggio di Don’t Be Looking Back, così abbiamo deciso all’ultimo momento di inserirla nel disco.

A proposito del titolo del brano, e considerato anche che si tratta di un pezzo appartenente ad un’altra epoca, è sbagliato, secondo te, guardarsi troppo alle spalle, oppure il passato va tenuto sempre presente?

Quanto scrissi il testo del pezzo, già allora la pensavo così. Io sono uno che le cose che ho fatto il giorno prima, già m’hanno rotto! Mi stanco proprio e penso già a quello che devo fare domani. Però mi fanno paura quelli che dagli sbagli non imparano niente.

La storia deve essere d’insegnamento, guardando comunque avanti. Pino, puoi dirci qualcos’altro sui testi dei nuovi brani?

Certo. Partendo dalla title track, Dog Eat Dog, che è un po’ una continuazione di Eye for an Eye, il mio disco precedente. Insisto su questa cosa, perché non cambierà mai niente. Parlo della guerra dei poveri, perché il problema è sempre la razza umana.Rock this Town, invece, di cosa parla?

A Milano negli anni ‘80 c’era un negozio dietro al Duomo che si chiamava Transex, dove il sabato pomeriggio ci ritrovavamo tutti noi, non dico metallari, ma quelli che andavano in giro col chiodo, perché vendeva tutti i dischi del momento, Iron Maiden, eccetera. C’era anche un altro luogo di ritrovo che erano le Colonne di San Lorenzo, dove ci incontravamo la sera. Ho scritto il brano in un momento in cui mi era venuta un po’ di nostalgia di questi posti, perché a Milano non c’è più niente. C’è un locale che si chiama Rock ‘n’ Roll, ma di rock ‘n’ roll ha solo il nome e i video che fanno passare sugli schermi all’interno.

Nel disco c’è anche una ballad, Before it’s Time.

Quello è un atto di redenzione: come sapete, non mi sono mai vergognato di dirlo, ho condotto una vita di eccessi e forse, nonostante io sia ancora qua, avrei potuto fare qualcosa di diverso, utilizzare i soldi che ho buttato per salvare le vite dei bambini in Africa.

Ci avevi raccontato la scorsa volta del tuo progetto in Africa, che aiuta i bambini.

Sì, avrei potuto fare di più per loro, ma d’altronde non sono mica Dio.

Siamo tutti esseri umani Pino, Don’t Be Looking Back!

Certo, la ricerca della redenzione c’è, ma sempre con la voglia di andare avanti. Ad un certo punto, nel brano, dico anche “ho ancora tante strade da percorrere, tante promesse da mantenere”… Un altro brano di cui vorrei parlare è One World One Life, che è dedicato a mio figlio Brian, ma non tanto a lui personalmente, quanto a quello che ti suscita la nascita di un figlio. Mi ricordo che quando nacque lo presi in braccio e piansi per un’ora. E nonostante oggi sia ancora piccolino, ha 47 anni [ride], per me rimane sempre il mio bambino.

Succede a tutti… Same Old Story

Ecco, quello è un brano nel quale parlo un po’ delle donne della mia vita. Ci sono dentro tutte e credetemi, sono parecchie! Mi riferisco alle storie importanti, lasciando stare quelle da una botta e via. È sempre la stessa storia, tutte si innamorano perché sei capellone, perché sei ribelle e poi dopo un po’ ti vogliono cambiare.

All’inizio vogliono il rocker maledetto e poi dopo un po’ cercano di trasformarti nell’impiegato con la cravatta.

Esatto! C’è lei che continua con i “Ma perché? Ma perché?” e finisce sempre con un “Ma perché non te ne vai a fare in culo?”. E così finiscono tutte le storie.

E invece Talking Trash?

Quel brano parla della gente che si nasconde dietro ad un telefonino o ad un computer, quelli che vivono succhiando il sangue dei buoni, parlando sempre male di tutti.

Tipo i tuoi affezionati fan di Rock Tv, quelli che ti insultano di continuo?

Quelli sono in tre o quattro, sono sempre gli stessi. Ma va bene, c’è Jack che sa che deve leggermeli perché così mi diverto a mandarli a fare in culo!In questo periodo di quarantena, non ti manca Jack?

Io tutti i martedì, alla stessa ora, sto facendo delle dirette, da solo. E senza Jack, non riesco a leggere i messaggi, che arrivano a valanghe, e mi dispiace molto. Però in un momento del genere, va bene così.

Sicuramente mantenere l’appuntamento del martedì aiuta la gente ad avere una parvenza di normalità.

Ma sì, alla fine a me non costa nulla, tanto devo restare in casa… Anche le interviste, prima le facevo di persona, adesso tutte per telefono e mi sembra così strano.

Quando tornerai a suonare a Roma ci rincontreremo!

Roma è stata una delle ultime date che ho fatto, lo scorso ottobre. È stato un bel concerto, anche se avevo un braccio gonfio e nero perché a Chieti ero caduto sul palco e mi ero fatto piuttosto male. La gente vedeva il braccio in quelle condizioni e mi gridava: “‘A Pino! Sei de fèro!”. [ride]

Eh, il romano è così.

Comunque era stata proprio una bella serata. Nell’ultimo tour ho fatto 139 date, sia piccole che grosse, ma tutte molto belle. Ho suonato anche per i No Tav e mi stavano arrestando, tanto per cambiare [ride]. Come quando ero venuto a Roma per Beppe Grillo, al Circo Massimo, che appena sono salito sul palco ho gridato “noi siamo qui, il palazzo è lì, usciamo e impicchiamoli tutti!

Speriamo di poterti rivedere dal vivo quanto prima e speriamo di risentirci presto, è sempre un piacere parlare con te. Oltretutto, anche molti dei musicisti che abbiamo avuto il piacere di intervistare in questi mesi, ci hanno parlato benissimo di te.

Vedi che allora nella vita le cose belle ti tornano indietro, se ti comporti sempre bene con le persone, se sei giusto e onesto, anche a rischio di farti dei nemici, ma rimanendo te stesso, a volte il karma ti ripaga.

Vedrai che se continuerai a comportarti bene, il karma ti ripagherà e un giorno diventerai il frontman dei Greta Van Fleet.

[ride] Ho sempre detto che potrei analizzare i pezzi dei Greta Van Fritto e vi potrei dire ogni passaggio di batteria, ogni nota, ogni riff, da che brano è stato preso. Però ho anche sempre detto che sono dei ragazzi giovanissimi, che ci potrebbero sorprendere in futuro. Spero che da questo percorso di cover imparino, come ho fatto anch’io.

Bene Pino, ti ringraziamo moltissimo per il tuo tempo e consigliamo a tutti di acquistare e ascoltare il tuo nuovo disco Dog Eat Dog, che uscirà proprio il giorno in cui questa intervista verrà pubblicata.

Grazie a voi ragazzi e vedrete che torneremo alla nostre vite più belli e più forti e con la consapevolezza che prima non stavamo poi così male!https://youtu.be/gjyaC1EkR3s

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