Articolo e foto a cura di Stefania Milani

Si può dire che Richard Ashcroft sia di casa a Cardiff.
Dopo aver aperto il reunion tour degli Oasis, iniziato proprio dal Principality Stadium la scorsa estate, è tornato ieri sera, 24 marzo, all’Utilita Arena e sarà di nuovo in città a luglio, questa volta al castello.
Il tutto mentre è fresco di un nuovo album, Lovin’ You, uscito a dicembre da indipendente: un lavoro che si discosta leggermente dal suo stile, regalando una piccola perla intima e personale, con una sensazione di confortevole ritorno a casa, rassicurante ma al contempo allegra e briosa.

I’m a Rebel, realizzata in collaborazione con Mirwais, esplora sonorità dance che richiamano i Daft Punk e ricordano Ocean Drive di Duke Dumont. Un’inaspettata virata verso territori finora inesplorati, con un risultato fresco, perfetto per le giornate più lunghe che ci aspettano.
Da evidenziare Heavy News, dove torna il Richard Ashcroft capace di fotografare il mondo e l’attualità in modo artisticamente lucido e concettuale, unendo riflessioni importanti nel suo stile più classico.
Fly to the Sun è da lanciare verso il cielo, al tramonto, con la capote abbassata e il vento tra i capelli. La traccia di apertura, Lover, conquista invece con sonorità vivaci e leggere; proposta ieri sera dal vivo, è stata valorizzata da cori di supporto che le hanno dato una struttura lieve, brillante e gioiosa.

La scaletta è stata per lo più un excursus tra i successi più noti: d’altronde, quando ne hai così tanti al tuo arco, è difficile deludere chi è lì proprio per ascoltarli.
Per fortuna — o forse per caso — mi trovavo davanti al suo talentuoso chitarrista, Steve Wyreman, che mi ha fatto apprezzare assoli sofisticati e la bellezza dell’accompagnamento di They Don’t Own Me.
La magia del live sta anche in questo: far emergere sezioni musicali preziose che nella versione registrata spesso si diluiscono o restano in secondo piano, schiacciate tra esigenze radiofoniche e logiche commerciali.

Richard Ashcroft ci ha regalato una serata impeccabile, snodata tra Music Is Power, Song for the Lovers, Break the Night with Colours, Sonnet, The Drugs Don’t Work. Ma è la combinazione iconica di archi e batteria di Bitter Sweet Symphony a riportarci a camminare controcorrente su un marciapiede del 1997, urtando la routine di chi si accontenta di essere prodotto e non anima.
Un’anima che, ieri sera, è arrivata fino al cielo, dando alla musica — almeno per una notte — un senso più profondo alla nostra esistenza.

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