About Blank: recensione di About Blank

About Blank

About Blank

Beautiful Losers

11 febbraio 2022

genere: psichedelia, elettronica, dream, folk acustico, atmospheric, western, R&B contemporaneo

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Dalla selezione e rielaborazione di alcune canzoni già suonate dal vivo (ma mai registrate) e dal sodalizio artistico con Andrea Liuzza (fondatore e produttore dell’etichetta veneta Beautiful Losers), pur non rilasciando singoli o videoclip, ma soltanto una serie di lyric-video, nasce il primo album omonimo a firma About Blank, al secolo Gabriele Dalena.

Un nome d’arte che nel linguaggio informatico indica la pagina bianca in home page. Partendo proprio da quella pagina bianca, vuota, quasi a delineare un prolungamento autoreferenziale della propria coscienza, il ventottenne cantautore pugliese Gabriele Dalena (ma residente a Milano) tenta di disegnare paesaggi sonori (immaginari o reali) carichi di riverbero e pathos, catturando quello che è un semplice scatto fotografico, magari rubato in treno da qualche parte, per poi trasformarlo in una cartolina dal fascino retrò.

Nel fermo immagine di un momento, di un ricordo, di un insieme di sensazioni nostalgiche, si inseguono e dissolvono suggestioni che si legano a un pre o post qualcosa, in una scrittura bidimensionale in cui piano melodico e sintetico si compenetrano senza mai sovrapporsi, cercando di svelare lentamente sound e mood introspettivo di questo esordio discografico dalle trame sfuggenti, trasognate, e dal respiro confidenziale e casalingo.

Attraverso le nove tracce che compongono la release, cantate in inglese, Gabriele Dalena aka About Blank celebra un caleidoscopio di emozioni umane, tra ansie vivide e pulsazioni epidermiche permeate di malinconia, generosità, intensità, delicatezza e fragilità, radunando sotto lo stesso tetto musica acustica in chiave folk pastorale, la traslucenza agrodolce di ballad elettroacustiche, il luccicante e sognante fingerpicking di chitarra, timide e frizzanti distorsioni di psichedelia shoegaze, le atmosfere ambient dilatate e gli effetti profusi di piano e synth (a cura di Andrea Liuzza) e una pasta timbrica al contempo tremolante, vibrante, soffice, avvolgente e caratterialmente sensibile.

Cercare di salire sulle spalle di giganti del genere quali Bon Iver, Stu Larsen, Lou Barlow, Elliott Smith e Mark Kozelek non è mai una scommessa dall’esito scontato. Ci vuole il coraggio di andare oltre la prospettiva dei propri spazi visivi, di (ri)mettersi in gioco, di sfidare l’indifferenza delle luci notturne della città, attingendo da quella profondità espressiva, poetica e agreste con lo scopo di ricreare sì un collante emotivo e tematico omogeneo, ma senza snaturarne la raffinata radice folk anglofona.

Così, prende forma l’impianto armonico e artigianale di questa prima prova cantautorale da parte di About Blank: da un lato, accarezzando una leggera indolenza slacker e un elegante minimalismo contemplativo di impostazione dreamy, dall’altro servendosi di quei caldi e morbidi vapori beat R&B che si insinuano sottopelle, alternando la cupezza magica e disarmante di certe ritmiche più sostenute (che rimandano vagamente a un qualcosa di sponda The Cure).

Un foliage di note in tonalità minore che va ad accentuare la precarietà dei suoni, delle parole, e a mitigare l’inquietudine di quelle varianti emotive legate al retaggio endemico della memoria, alle conseguenze della disillusione e a quel senso di smarrimento che pesa per via delle mancanze, a causa di quelle lontananze da ciò che per noi è sinonimo di casa (home is where you feel safe on your own). E proprio nel momento in cui ci si avvicina al distacco, la memoria disegna percorsi verso l’infanzia e l’adolescenza, così tanto legate al proprio vissuto.

Nella ricerca perenne di un posto nel mondo e confidando nell’analgesica promessa di rinascita primaverile che i giorni di febbraio, tanto cari a David Berman, portano con sé, About Blank ci racconta, con inguaribile romanticismo, mettendosi a nudo e con sincerità, nonostante le contraddizioni e i drammi quotidiani, quello che è, dopotutto, il desiderio di ognuno di noi: riuscire a convivere con le tappe del nostro viaggio e le direzioni che abbiamo scelto, provando semplicemente a costruire un angolo di quiete, un luogo speciale a cui appartenere. A place to be, come direbbe Nick Drake.

facebook.com/gabriele.aboutblank/

Membri della band:

Gabriele Dalena: voce e chitarra

Andrea Liuzza: batteria, synth e basso

Tracklist:

1. In This Dirt

2. Everyone Falls Asleep

3. Chosen

4. Graceless

5. Reckless

6. Ask The Flowers

7. Translucent

8. Million Miles Away

9. Homesickness

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