The War On Drugs: recensione di I Don’t Live Here Anymore

The War On Drugs

I Don’t Live Here Anymore

Atlantic Records

29 ottobre 2021

genere: new romantic, new pop, elettronica folk, soft rock, AOR

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

A quattro anni di distanza del precedente A Deeper Understanding, la band statunitense The War On Drugs pubblica il suo quinto lavoro in studio intitolato I Don’t Live Here Anymore, edito per Atlantic Records e anticipato dall’uscita dei singoli Living Proof, I Don’t Live Here Anymore e Change.

Formatosi nel 2005 e forte della conquista di un Grammy Award nel 2018, il collettivo della Pennsylvania, capitanato dal suo deus ex machina Adam Granofsky in arte Adam Granduciel (pseudonimo derivante, probabilmente, dal portmanteau di alcuni termini francesi) resta fedele al proprio spartito vintage e carico di pathos, ricostruendo, mediante le dieci tracce inedite di I Don’t Live Here Anymore, la magia e l’intensità malinconica di quella musica in voga tra la seconda metà degli anni ’80 e i primissimi anni ’90.

Un cocktail di trame dal sound radio oriented composte da chitarroni e sintetizzatori che, all’ombra di quelle atmosfere così aggrappate a profumi e sapori di un’epoca che non c’è più, rievocano (nell’immaginario dei fan più attempati, quelli nati prima del 1974) estetica e basi ritmiche fatte di groove e sonorità synth pop ancora oggi cristallizzate in quella maestosa e nostalgica bolla spazio temporale.

Contrariamente a quella che è la corrente mainstream della discografia moderna, quello di Adam Granduciel e compagni potrebbe apparire come un patetico tentativo di voler fermare il tempo, ed invece non è altro che l’unico modo che i The War On Drugs conoscono per affrontare quelle vecchie illusioni legate alla crescita, stemperando quel brusco risveglio che va dal sogno alla realtà, dalla fantasia alla disillusione, preservando quella che è la loro identità compositiva e andando alla ricerca di una poetica intimista e di introspezione, ma al contempo edulcorata dalla freschezza di una scrittura pop.

Con I Don’t Live Here Anymore, i The War On Drugs riescono a miscelare una proporzione precisa e costante, quasi chimica, di molteplici influenze musicali, in cui convergono lo spirito del cantautorato rock americano e quello di sponda british: da Bob Dylan al Bruce Springsteen di Tunnel Of Love, dai Roxy Music a Brian Adams, dal Phil Collins solista ai Def Leppard di Hysteria, dai Fleetwood Mac a Tom Petty.

Un cantautorato omogeneo ed epidermico dalle svariate stratificazioni sentimentali, di riflessioni aperte che, attraverso le prospettive anamorfiche del quotidiano e la naturale progressione dei cambiamenti interiori e personali, servono a raccontare se stessi e a prendere atto delle trasformazioni del mondo, quando seguendo velleità darkeggianti, quando con il caldo abbraccio di ballad folk di chitarra e pianoforte, quando con l’enfasi dilatata di un crescendo di volumi di tastiere e organo, oppure semplicemente allacciandosi alla ballabile spensieratezza dei vecchi tempi.

Il filo conduttore tematico ed emotivo di questo nuovo capitolo discografico dei The War On Drugs ruota intorno al concetto fondamentale del tempo perduto; tra fughe da e verso qualcosa, nelle strade percorse per rincorrere i propri desideri, ripensando alle scelte sbagliate, alle lontananze, alle cadute, ai rimpianti, alle risalite, a tutte le volte in cui la fede ha vacillato, e a quei momenti che improvvisamente possono cambiare il corso di una vita intera, rimettendo tutto in discussione.

Un mondo che esiste solo nei film di Clint Eastwood, sospeso e avvolto dalle nebbie, nella scelta antiestetica di comprendere il presente guardandosi indietro, nell’attesa di nuovi viaggi senza destinazione. La sfida dei The War On Drugs, con pazienza e speranza, consiste proprio nel sottolineare una forma di consapevolezza che può anche sembrare familiare, ma che non può prescindere dal valore dell’esperienza, quale assunto da cui ripartire per affrontare le situazioni in divenire, quando l’unica alternativa è crescere e voltare pagina.

Eppure, a volte, basterebbe una semplice pacca sulla spalla per rimettersi in piedi, perché, in fondo, sotto ogni bufera di neve c’è sempre un giardino pronto a (ri)fiorire, come un cielo grigio che si ritrae concedendo una pausa e lasciando intravedere flebili raggi di sole. Insomma, solo un pazzo potrebbe lamentarsi della musica dei The War On Drugs.

Tracklist:

1. Living Proof
2. Harmonia’s Dream
3. Change
4. I Don’t Wanna Wait
5. Victim
6. I Don’t Live Here Anymore (featuring Lucius)
7. Old Skin
8. Wasted
9. Rings Around My Father’s Eyes
10. Occasional Rain

Membri della band:

Adam Granduciel – voce, chitarre, armonica, tastiere, campionatori
David Hartley – basso, chitarre elettriche, cori
Robbie Bennett – tastiere, pianoforte, chitarre
Charlie Hall – batteria, organo
Jon Natchez – sassofono, tastiere
Anthony LaMarca – chitarra, tastiere, cori
Eliza Hardy Jones – tastiere, cori

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