Cosmetic: recensione di Paura di Piacere

Cosmetic

Paura di Piacere

To Lose La Track, Coypu Records

15 aprile 2022

genere: shoegaze, emo-power, dreamgaze

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

A distanza di tre anni dalla pubblicazione di Plastergaze e anticipato dall’uscita dei singoli La Luce Accesa, Morsi e Riopetra, esce Paura di Piacere, il settimo album della band shoegaze Cosmetic, edito per le etichette To Lose La Track e Coypu Records.

In questo nuovo capitolo discografico, forti di una carriera ventennale e con centinaia di live alle spalle, i quattro fissa-scarpe romagnoli – Emanuele “Bart” Bartolini alla chitarra, voce e synth, Straccia alla chitarra e synth, Alien al basso e voce, e la new entry Carl alla batteria – accarezzano una voglia di rivalsa dopo i lunghi mesi di restrizioni dovute alla pandemia, con la speranza di ritornare ad “uscire e riveder le stelle”, rivolgendosi ai muti interlocutori del firmamento filtrando i riverberi psichedelici e le armonie vocali del loro wall of sound d’ispirazione My Bloody Valentine attraverso una prospettiva che, da un lato, si appoggia alle fragili e dilatate atmosfere dreamgaze dei Beach House, e dall’altro si costituisce all’apatia robotica degli effetti vocoder, diluendosi nei format narcolettici e indolenti dell’elettronica contemporanea (Balena, La Luce Accesa, Riopetra, Morsi), grazie ai featuring di Regata, Filippo Rieder aka Vrcvs e Luca Sarti aka Adessso.

Un saliscendi emozionale dal taglio radiofonico, introspettivo e cantautorale, a cui si aggiungono il jingle jangle elettrificato dei Ride, le collose distorsioni emo-power dei Prozac+ e l’alt-rock filo-grungesco di Nirvana, PJ Harvey e Weezer (Supermoine), fino a tuffarsi a piè pari, con Laccio D’Amor, negli echi autunnali e malinconici della synth-disco dei New Order di Age Of Consent.

Con Paura di Piacere, i Cosmetic continuano ad alimentare, modellare e legittimare, con coerenza stilistica, il proprio make-up compositivo, tirando somme e sottrazioni tra passato e presente, sogni e realtà, partenze e ritorni, e registrando la scelta inedita di adottare, per l’occasione, una scrittura condivisa tra il leader fondatore Bartolini e il chitarrista Straccia.

All’interno di un ecosistema globalizzato e iper-tecnologico, ma destinato a una socialità sempre più individualista, liquida e digitalizzata, i Cosmetic si tuffano nell’oceanica illusione della nostalgia, aggrappandosi al laccio emostatico della memoria, al rassicurante lifting anti-age del revivalismo e allo status quo di un conservatorismo sentimentale e creativo, quale inganno anestetico in grado di mitigare gli ostacoli esistenziali e le contraddizioni di diverse generazioni a confronto, rievocando l’indulgente e decadente via di un consenso già tracciato anzitempo da altri.

Se gli Afterhours, alla fine del vecchio millennio, cantavano che non si esce vivi dagli anni ’80”, è altrettanto vero che – per quanto la musica sia riuscita nel tempo a contaminarsi e rinnovarsi – non si esce vivi nemmeno dagli anni ’90. Un decennio che continua a segnare in modo indelebile anche il music business dell’attualità, in un mondo dove tutto suona maledettamente vintage.

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Membri della band:

Bart: chitarra, voce e synth

Straccia: chitarra e synth

Alien: basso e voce

Carl: batteria

Tracklist:

1. Aquila

2. Laccio D’Amor

3. Balena (feat. Regata)

4. La Luce Accesa (feat. Adessso)

5. Riopetra

6. Supermoine

7. Zucca

8. TTTT

9. Anni 90

10. Morsi (feat. Vrcvs)

11. Colpo di Teatro

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