Dinasaur Jr. : recensione di Swap It Into Space

Dinasaur Jr.

Swap It Into Space

Jagjaguwar

23 maggio 2021

genere: garage rock, alt-rock, hard rock

_______________

Recensione a cura di Andrea Musumeci

Il 23 maggio è uscito Sweep It Into Space, il dodicesimo album dei Dinosaur Jr., il quinto dalla reunion con la formazione originale (J Mascis, Lou Barlow e Murph), edito per l’etichetta americana Jagjaguwar, con un anno di ritardo a causa della pandemia, e anticipato dall’uscita del singolo I Ran Away.

La band nordamericana, col suo inconfondibile timbro nostalgico, sognante, indolente, narcolettico, sbiascicato, scanzonato e malinconico, e forte di un’identità folk rurale elettrificata dall’animo lo-fi e rimasta immutata nel tempo, è diventata una vera e propria istituzione nell’ambito della musica alternative rock internazionale.

12 nuove canzoni, come altrettante pennellate di creatività, e più di trent’anni di coerenza artistica al servizio di una formula artigianale allergica alla contemporaneità: i Dinasaur Jr., durante la loro turbolenta carriera trentacinquennale, tra scioglimenti, incomprensioni e reunion, hanno sempre rinunciato alle squillanti sirene dei cambiamenti (verosimilmente, non le hanno mai ascoltate certe sirene), hanno preferito restare a osservare il mondo dalla loro prospettiva, dalla comfort zone del proprio giardino, dalla loro capsula spazio temporale, divenendo, di fatto, uno degli ultimi esemplari di una specie in via d’estinzione.

Il collettivo di Amherst (Massachusetts) ha continuato a tenere in vita (nemmeno fosse un antico lievito madre) e a tramandare le ricette letterarie e strumentali appartenute a vecchi padri del rock anni ’70 quali Grateful Dead, Simon & Garfunkel, George Harrison e Tom Petty, e a numi tutelari della narrativa alternative rock statunitense anni ’80 quali Hüsker Dü e Sonic Youth.

Lo spartito di Swap It Into Space (nel quale troviamo la collaborazione di Kurt Vile, musicista designato come possibile erede dei Dinasaur Jr.) si manifesta per mezzo di composizioni dirette, oneste, briose e genuine, in cui fraseggi melodici, assoli estemporanei e virtuosi ed effetti rumorosi, grezzi e dissonanti vanno a braccetto: si va dagli echi grunge ed emo-power di To Be Waiting alle sonorità più hard rock blues di Met The Stones, dalle divertenti distorsioni chitarristiche di I Ain’t al punk rock melodico di I Ran Away, And Me, I Expected Always e Walking To You, dalle deviazioni ritmiche più tirate di N’Say e Hide Another Round fino allo struggente pathos emotivo di Garden e You Wonder.

Ciò che lega il tutto, l’ingrediente segreto, è l’ironia, cioè la disincantata scienza della vita, ovvero la coscienza dei Dinasaur Jr. Sì, perché, in fin dei conti, questi eterni Peter Pan, agghindati come degli attempati “freakettoni” demodé, non suonano come nessun altro: i Dinasaur Jr. suonano come i Dinasaur Jr.

Nel loro modus scanzonato e grottesco, e con quell’innata e romantica inettitudine ad aderire alla vita, i tre Dinos hanno deciso di tenersi alla larga dalle nevrosi della società moderna, rifiutando quelle dinamiche propagandistiche e illusorie imposte dal capitalismo e dal consumismo.

Il linguaggio nostalgico e fatalista dei Dinosaur Jr., dall’omonimo esordio di quel lontano 1985 a quest’ultimo capitolo discografico, Swap It Into Space, è un qualcosa che si è cristallizzato nel tempo, all’ombra di quelle atmosfere così anni ’90 e così aggrappate a profumi e sapori di un’epoca che non c’è più; un po’ come quei fossili che sono rimasti lì, dove li avevamo lasciati, su quella spiaggia dove andavamo da piccoli, spostati dalle onde emotive dei ricordi, ma solamente qualche metro più in là.

Ogni volta che ascoltiamo i Dinasaur Jr., anche a distanza di decenni, ritroviamo la stessa premura d’una volta e in noi la stessa riconoscenza. Così, affrontiamo la solitudine tenendoci teneramente per mano, senza guardare né troppo lontano né troppo indietro, ma osservando lo stesso orizzonte, che sia un’alba o un tramonto, con gli occhi di chi sogna ancora un futuro a colori. D’altronde, hanno ragione loro: perché dovremmo farla troppo difficile?

Membri della band:

J Mascis: voce e chitarra

Lou Barlow: basso e voce

Murph: batteria

Tracklist:

1. I Ain’t
2. I Met The Stones
3. To Be Waiting
4. I Ran Away
5. Garden
6. Hide Another Round
7. And Me
8. I Expect It Always
9. Take It Back
10. N Say
11. Walking To You
12. You Wonder

© 2021, Fotografie ROCK. All rights reserved.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.