I Barbari: recensione di Supernove Che Fanno Bang

I Barbari

Supernove Che Fanno Bang

Overdub Recordings

28 gennaio 2022

genere: stoner, hard rock, heavy psych, doom, acid rock, fuzz, space rock, blues

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

A distanza di tre anni dall’album d’esordio Bulldozer, il quartetto heavy psych mantovano I Barbari manda alle stampe il suo secondo capitolo discografico intitolato Supernove Che Fanno Bang, edito per Overdub Recordings e prodotto presso il Monolith Recording Studio di Phil Liar.

Caratterizzati da un sound fat & loud che mescola reminescenze anglofone di rimando Monster Truck, Red Fang, Monster Magnet e Soundgarden di Badmotorfinger, I Barbari (Andrea Colcera alla voce, Mattia Capparelli alla chitarra, Michele Dal Forno al basso, Mattia Portioli alla batteria) tornano a lastricare le autostrade laviche della Bassa Padania attraverso un trip on the road che si espande dai confini sud-est della Lombardia fino alle vallate desertiche di Palm Springs; sulla scia di quelle latitudini sciamaniche, cerimoniali e liturgiche già intraprese nel disco precedente, ma con un approccio strumentale decisamente più pesante.

Esplosioni di supernove fuzz e corpose contaminazioni di psichedelia blues si intrecciano alla malinconia tossica del rock’n’roll e a quell’hard blues di strettissima discendenza seventies, con un cuore meccanico che pompa benzina stoner e un percussionismo febbrile dall’impatto decisamente muscolare e rumoroso.

Le nove tracce di Supernove Che Fanno Bang (cantate in italiano), pur non aggiungendo e non togliendo nulla a quello che è il paradigma di genere da cui trae ispirazione, ci proiettano oltreoceano, alla volta di scenari allucinati e polverosi, trasudando un magma incandescente e ingombrante fatto di sonorità ruvide, heavy rock pirotecnico e malessere psicofisico, conferendo una tonalità ancora più scura al concept della release, ovvero la solitudine.

Le tematiche introspettive ruotano attorno alle manipolazioni cognitive alle quali siamo sottoposti quotidianamente, a quelle visioni apofeniche della cultura di massa contemporanea e a quel frustrante senso di impotenza misto a smarrimento di una società stravolta dalla pandemia (a cui si è aggiunta anche la guerra in Ucraina) e sempre più incline a produrre stati di alienazione e dinamiche interattive polarizzanti, generando, di fatto, inevitabili conseguenze sul nostro equilibrio emotivo e mentale.

La rappresentazione anatomica di una civiltà che, muovendosi per compartimenti stagni, sta lentamente regredendo verso logiche virtuali impersonali, trappole algoritmiche e derive linguistiche sempre più edoniste, effimere e distorte, utilizzando quel relativismo assoluto di pensiero come concime organico per seminare complottismi di varia natura, egocentrismi digitalizzati, fake news, strategie d’integrazione fallaci, sloganesimo da bar e psicosi collettive.

Sotto l’aspetto testuale, quello descritto da I Barbari, con rabbia e disillusione, è il crepuscolo di un’umanità che, nel comune dolore del presente, rimette in discussione l’importanza della memoria storica, cercando di estinguere qualsiasi legame con la tradizione, a favore di una propaganda tecnologica che sembra ormai inarrestabile, in cui sogni e certezze vengono annientati per dare spazio all’omologazione e alle ombre platoniche dell’incomunicabilità, fino a sfociare nel più irreversibile nichilismo.

Con Supernove Che Fanno Bang, I Barbari si posano sulle spalle dei giganti della psichedelia blues, coniugando una mistura alchemica di atmosfere cosmiche e mistiche, dilatazioni psicotrope, riff rocciosi e marmorei, vocalità rauche e abrasive, cadenze plumbee e godzillesche, progressioni ritmiche serrate e bellicose, accordature ronzanti e acufeniche, groove ipnotici dall’effetto pneumatico e incandescenti evoluzioni solistiche di wah-wah.

Come scriveva lo psichiatra e antropologo Carl Gustav Jung: “Non raggiungeremo mai la nostra totalità, se non ci assumiamo l’oscurità che è in noi, poiché non c’è corpo che, nella sua totalità, non proietti un’ombra, e questo non in virtù di certi motivi ragionevoli, bensì perché è sempre stato così e perché tale è il mondo”.

Un’esplosione (come raffigurato sulla copertina di Supernove Che Fanno Bang) simile a un’eclissi, che simboleggia una fonte essenziale di luce oscurata dall’inconscio. Il sonno della ragione eclissa la coscienza e scivola nel regno fluido della notte, andando a influenzare e deformare quello che il nostro emisfero percettivo. E forse è proprio questo l’ultimo atto, distruttivo e spettacolare, che il futuro ha in serbo per il genere umano: una deflagrazione luminosa, accecante, definitiva e liberatoria.

facebook.com/barbariband

Membri della band:

Andrea Colcera: voce

Mattia Capparelli: chitarra

Michele Dal Forno: basso

Mattia Portioli: batteria

Tracklist:

1. Solo

2. Supernove Che Fanno Bang

3. Ciò Che Non È Stato

4. Seppelliti Dalle Ombre

5. Il Karma Non Mente

6. Caduti Della Civiltà

7. Generazione Kebab

8. Improvvisamente

9. Sarò Il Tuo Problema

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