Iron Maiden – Killers – 2 febbraio 1981

Siamo nel 1981. La New Wave of British Heavy Metal ha fatto rinascere un movimento che sembrava in chiusura. Una nuova vita ed una nuova speranza per un ideale di musica nato con le famose campane a morto, sotto una pioggia battente, del primo disco dei Black Sabbath.

Nuovi gruppi si affacciano sulla scena. Carichi di entusiasmo si scoprono i nomi di Angel Witch, Samson, Saxon, Motörhead, solo per citane alcuni.

Con l’epico Metal For Muthas i nuovi giovani del Metallo sfornano un LP raccolta che passerà alla storia. Un nome su tutti stupisce gli ascoltatori: Iron Maiden.

Con i due singoli Iron Maiden e Wrathchild si impongono come paladini della neonata NWOBHM.

Dopo l’album di esordio del 1980, si passa prepotentemente allo splendido
Killers dell’anno successivo. Questo nuovo lavoro esce il 2 Febbraio del 1981.

Eddie ha qualcosa di diverso. Non è più lo zombie-punk del primo disco, ma assume una forma facciale più marcata. Il ghigno più famoso del metal resterà immutato fino al 1990, per poi assumere forme differenti.

Killers comincia con il pezzo strumentale The Ides of March, dove prende forma il nuovo cambio alle corde di Adrian Smith al posto del bravo Dennis Stratton.

Dura pochissimo l’intro dell’album, ma introduce alla grande la famosissima apri-concerti Wrathchild, dove un nobile ragazzo inglese diventa un ribelle dopo
le vicissitudini familiari.

Per la serie “anche i ricchi piangono”. Pezzo fortissimo che qualunque metallaro dell’epoca conosce a memoria.

Murders in The Rue Morgue è un capolavoro del gruppo. Gran pezzo in stile maideniano con una intro bellissima che esplode nella voce potente di Paul Di’Anno.

Ambientato in Francia e tratto da un racconto di Edgar Allan Poe: viene citato anche il Sud-Italia in questo brano, come nascondiglio dopo che il protagonista viene scambiato per l’assassino, essendo finito per caso sul luogo del delitto.

Another Life è tra le migliori canzoni della prima epoca degli Iron Maiden; Steve Harris e il suo basso la fanno da padrone. Ancora un brano strumentale (Gengis Khan) aspettando uno dei primi brani scritti da Harris. Innocent Exile è tra le mie preferite di sempre. Il protagonista ha fatto un grave errore sfidando la dura legge inglese e adesso non può fare altro che fuggire, fino alla fine dei suoi giorni.

In un baleno si arriva alla title-track Killers. Le prime note ti fanno presagire un’imminente tragedia. Ti senti seguito, scappi, ma non ce nulla da fare. Senti i passi che si avvicinano, Di’Anno urla come non mai, Harris sfonda con il basso e la buonanima di Clive Burr picchia duro sulle pelli. Un pezzo incredibile, un bellissimo pezzo metal che ancora oggi non sfigurerebbe.

Ascoltami Lamia, ascolta quello che ho da dirti…” incomincia con questa
preghiera Prodigal Son. Lamia è l’ultima che lo può salvare. Lui ha giocato troppo con la magia e con l’occulto e adesso i demoni non lo lasciano quietare. Un altro brano a dir poco epocale.

Chiudono Purgatory, che ha dei momenti punk, conosciuta già ai più sin dall’epoca di Metal for Muthas, e la devastante Drifter, dove Di’Anno dice che sta cadendo a pezzi.

Purtroppo per lui, niente di più vero, dato che dopo Killers lascerà il gruppo per fare posto alla voce dei Samson. Un piccoletto che si fa chiamare “Bruce Bruce”.

Mah… ci sarà da fidarsi? Vedremo.

Michele Mangosio

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