Marylin Manson: Antichrist Superstar – 8 ottobre 1996

8 ottobre 1996.
I Marylin Manson di Brian Warner pubblicano il loro secondo album Antichrist Superstar.

Quasi impossibile non cogliere la provocazione e l’irriverenza nei confronti del musical cult Jesus Christ Superstar.

L’occultismo e il demonio hanno avuto sempre una parte importante nella musica rock e metal, al pari del sesso e delle droghe messi assieme.
E come tutti sanno, le vere rock band vengono dall’inferno. Un cliché intramontabile.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare: in questo caso, diamo a Satana il giusto riconoscimento in qualità di miglior talent scout della storia del rock.

Se non volete che sia stato il migliore, per un qualsiasi timore reverenziale, converrete sicuramente che è stato uno da cui la musica rock ha tratto grande ispirazione.

Facciamo degli esempi pratici: i Rolling Stones provavano simpatia per il diavolo, gli Eagles, secondo la leggenda, soggiornarono nel suo albergo, i Van Halen addirittura andavano a fare jogging con il diavolo, Jimmy Page viveva in un castello che pare sia appartenuto ad Aleister Crowley, un defunto e sconosciuto occultista a cui Ozzy Osbourne dedicò addirittura una delle sue più belle canzoni del suo periodo solista negli anni ’80.

Chiaramente, tutte queste dinamiche legate al satanismo non erano altro che mosse mediatiche delle case discografiche che, insieme ai musicisti stessi, cavalcavano le paure dell’essere umano: l’adorazione del diavolo, sia come accezione esoterica che come rappresentazione metaforica del bene e del male.

Un pò come avveniva nel wrestling: uno sport fiction che riempiva i palazzetti negli anni ’80, in cui era risaputo che i protagonisti, atletici e palestrati, facessero finta di darsela di santa ragione, sebbene alla fine c’era sempre qualche sfigato di turno che credeva fosse tutto vero.

Poi arrivarono gli anni ’90, che amplificarono la crisi della spiritualità, grazie alla crescita della cultura agnostica, il ché portava inevitabilmente a distinguere con difficoltà ciò che era giusto da ciò che era sbagliato.

La società stava cambiando, e negli anni ’90 le persone iniziarono a temere le droghe più del diavolo.
E fu così, come accade ciclicamente, musicisti, case discografiche, e artisti in generale, sfruttarono questo nuovo scenario a loro favore, trasformandolo in possibilità di business. La depressione e le droghe divennero la reincarnazione postmoderna del diavolo.

E chi meglio di Marylin Manson riuscì a perfezionare questa nuova strategia di marketing? Nessuno meglio di lui, è la risposta pleonastica.

Manson, al secolo Brian Warner, rispolverò la figura della rockstar anni ’80: del resto lui era cresciuto con la musica metal, da giovane adorava Judas Priest e Mötley Crüe, e giocava ad essere un metallaro, ma non era propriamente un metallaro, ma più una versione glam e hard rock dei Depeche Mode e Nine Inch Nails.

Nel 1994, quando uscì il debut Portrait of an American Family, Manson non era nessuno, dal 1995 iniziò ad aprire i concerti dei Danzig, e nel 1996, quando uscì Antichrist Superstar, divenne famoso.

Col tempo, la sua capacità di manipolare la stampa è aumentata in maniera esponenziale. Il fascino di Manson sta proprio nella sua capacità di comprendere le paure della società.

Il tour di Antichrist Superstar si basava tutto sul satanismo. Eppure Manson non ha mai fatto niente di oltraggioso, ha semplicemente rappresentato un pensiero che invece è stato associato ad una visione superficiale di satanismo.

Un aspetto ancora più affascinante è stata la sua trasformazione per l’album Mechanical Animals del 1998.
Manson quella volta si ispirò al David Bowie dell’era glam e adottò una tattica molto originale per incutere paura.

La scenografia per il tour aveva infatti un’enorme insegna al neon con la scritta DRUGS a caratteri cubitali, e la canzone migliore del disco si intitolava proprio I Don’t Like the Drugs (But the Drugs Like Me).

Durante l’esibizione di Speed of Pain, il set veniva imbiancato da una spolverata di neve finta che chiaramente rappresentava la cocaina. Nel ventunesimo secolo, Satana poteva essere fumato, sniffato e sparato in vena.

Il vero scopo di Manson era quello di trasformare l’oltraggio in fama, e poi rivendere quella fama agli stessi consumatori, ma con un modus operandi del tutto sofisticato e mai scontato, soprattutto se paragonato agli innocenti metallari satanisti degli anni ’80.

Per Marylin Manson l’immagine era una parte fondamentale del suo show: tra la fine degli anni ’80 e per tutti gli anni ’90, la pratica del trucco cadaverico, iniziato già negli anni ’70 grazie ad Alice Cooper e i Kiss, si diffuse a macchia d’olio, fino all’estremizzazione dei contenuti, in particolar modo in ambito black metal, fino a diventare un segno distintivo del genere.

Per fortuna, negli anni ’90, arrivò Marylin Manson ad edulcorare la scena rock e a riportate in auge il glam rock e lo shock rock.

Marylin Manson indossava un trucco macabro, ma allo stesso tempo colorato e sempre pronto ad adeguarsi alle necessità dello show business televisivo.

Atteggiamenti da rockstar e qualche provocazione studiata a tavolino, hanno permesso a Marylin Manson di affermarsi come il personaggio teatrale e horror più influente e interessante di fine millennio.

Come dichiarò Manson, tanto tempo fa, durante un’intervista a Kerrang: “La masturbazione, la pornografia hardcore e la deprivazione del sonno mi hanno cambiato la vita. La prima volta che sono rimasto in piedi per quattro giorni di fila per via della metanfetamina, abbiamo iniziato a comporre la base di Antichrist Superstar.

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