Music City: recensione di Welcome to Music City

Music City

Welcome to Music City

(Redundant Span Records)

6 febbraio 2026

genere: jangly-rock, jangly-folk, power-pop, garage folk, country blues, midwest sound, glam pop, pub rock

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Welcome to Music City segna l’esordio discografico del progetto Music City, guidato dal musicista irlandese Conor Lumsden.

Pubblicato dall’etichetta indipendente Redundant Span Records e registrato quasi interamente tra Dublino, Londra e New York, l’album richiama la musica con cui Conor è cresciuto, quella che potremmo definire la sua “music city”. Un power-pop intenso e dai profumi vintage, con influenze anni ’60 e ’70, filtrate attraverso la freschezza di una produzione più contemporanea.

Per gli appassionati della scena indie non si tratta di un nome nuovo: Lumsden è stato infatti per anni batterista e autore nei The Number Ones, formazione di Dublino molto rispettata dagli estimatori del genere.

Con il progetto Music City, il musicista cambia prospettiva: diventa frontman, guida artistica e principale autore dei brani. “Non mi ero prefissato di creare un tema o una trama, ma ripensandoci l’album sembra una lotta costante tra speranza e delusione”, racconta Conor Lumsden. “Rappresenta gli alti e bassi del cercare di andare avanti, in amore, contro forze esterne o contro quelle dentro la propria mente”.

Sensibile al guitar rock più classico, tanto nelle pulsioni brit-pop quanto in quel vibe americano che caratterizza gran parte dei pezzi, Conor riesce a dosare differenti stati d’animo, dimostrando di muoversi con disinvoltura fra i tiepidi sapori rurali del proprio territorio, certo rock radio-friendly dai tratti new wave (Pretty Feelings), ritornelli pop immediati e quel jangly-rock sfrangiato che, nei suoi arpeggi luccicanti, evocativi e sgargianti, rimanda alla magia cristallina e alla malinconia midwestiana di Big Star e Jayhawks (Little Flavour, A Matter Of Time).

Un classic rock adatto a tutte le stagioni, che richiama anche riferimenti come Teenage Fanclub, Paul Westerberg, Lemon Twigs e Crossword Smiles, accostando il beat euforico dei Kinks alle vibranti ritmiche di chitarra e piano dei Tom Petty and the Heartbreakers. Non mancano raffinate combinazioni di armonie melodiche che strizzano l’occhio ai Beatles di Ticket to Ride.

It’s Alright apre le danze in maniera brillante e melodica, con i rumori di sottofondo di un bar prima di esplodere nell’adrenalina di un power-pop da pub. When The Day Comes By e Do I mantengono il ritmo con riff trascinanti e progressioni jangly alla Big Star. Common Sense, con quel tocco alla Thin Lizzy, rappresenta uno degli episodi più potenti, anche grazie alla partecipazione di Tina Halladay degli Sheer Mag, la cui voce aggiunge carattere a un brano già molto dinamico.

Si va avanti con l’energia di passaggi chitarristici country-bluesy che rispolverano la tradizione honky-tonk nashvilliana e sprazzi di boogie rock glitterato alla Mark Bolan. Nelle ultime quattro tracce della release (You Remember, Photograph, Autumn Song e Something On Your Mind), però, l’atmosfera cambia: Conor si affida alla sensibilità emotiva e allo stile pop nostalgico di ballad agrodolci dai colori autunnali e dalle morbide venature soul, sulla scia di Van Morrison e Todd Rundgren di Hello It’s Me.

Ne risulta, quindi, un disco che sembra dividersi idealmente in due parti: una prima metà più frizzante, orientata agli slanci effervescenti del power-pop, e una seconda invece più intima e riflessiva.

Conor Lumsden firma questo primo lavoro con arrangiamenti essenziali e una produzione pulita, grazie a un songwriting deciso, vellutato e confidenziale come il retrogusto di una birra Guinness.

Welcome to Music City è un luogo immaginario, sospeso nel tempo, dove nostalgia e speranza si incontrano. Uno spazio che celebra il classic rock melodico senza mai diventare stucchevole o datato. Diciamolo chiaramente: è uno dei migliori prodotti di rock radiofonico in circolazione oggi.

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