Red Hot Chili Peppers: recensione di Unlimited Love

Red Hot Chili Peppers

Unlimited Love

Warner

1 Aprile 2022

Genere: funk rock, soul rock, rock alternativo

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Recensione a cura di Andrea Profili

I Red Hot Chili Peppers pubblicano il loro dodicesimo album, Unlimited Love, segnato dal grande ritorno di John Frusciante ai cori e alla chitarra.


Iniziamo subito dal dire che Unlimited Love soffre della sindrome del grande album.
Come avviene per tutti i nuovi lavori di quelle grandissime band che, durante la loro carriera, hanno al loro attivo almeno una pietra miliare della musica, ogni successiva produzione verrà immediatamente confrontata con i successi del passato.

Tutto il primo ascolto di quest’album, infatti, si perde alla ricerca di qualcosa che possa richiamare i fasti e le sonorità di Blood Sugar Sex Magik. Traccia dopo traccia, ritroviamo parte del funky groove perduto, ma i bpm sembrano non esplodere mai, lasciando infine una sensazione di amarezza per non aver trovato ciò che avremmo, forse ingiustamente, desiderato. Per questo motivo, Unlimited Love necessita di almeno due o tre attenti ascolti per essere apprezzato.

Superato questo primo ostacolo, il disco cresce, riuscendo a vincere la delusione delle prime sensazioni. Sicuramente questi Red Hot non sono più quelli dei ritmi forsennati degli anni ‘80 (sarebbe strano il contrario) e lo stesso titolo dell’album ce ne dà prova, ben lontano dai toni più trasgressivi del passato; eppure Unlimited Love risulta un prodotto da salvare, con pezzi pieni di groove che rimandano allo stile di Parliament e Funkadelic (non a caso, George Clinton è salito sul palco del Fonda Theater per la prima esibizione dal vivo pre-tour).

John Frusciante è tornato e si sente. Alcuni passaggi sembrano essere usciti direttamente dalle sue produzioni da solista.
Punti dolenti sono le melodie a volte stanche e non brillanti di Anthony, ma coerenti con il titolo della release, che ne anticipa in qualche modo le sonorità e i contenuti. Alcuni brani sembrano non andare da nessuna parte, per poi invece essere salvati da qualche guizzo più acceso o da un ritorno al passato con le chitarre di John. Questo fa sì che non ci sia una traccia bocciabile per intero, ma per lo più si può parlare di momenti deboli alternati a sezioni più riuscite, il tutto all’interno dello stesso brano. Alcuni stacchi netti e cambi improvvisi, sia di ritmo che di melodia, regalano ai pezzi una gradevole imprevedibilità.

Chad e Flea sono la solita macchina da guerra e sembrano tornati all’intesa che tutti conosciamo, oltre che alle vecchie sonorità.
Spicca infatti una produzione eccezionale di Rick Rubin, con suoni pressoché perfetti di chitarra, basso e batteria, che riportano allo stile inconfondibile della band californiana. La batteria sembra quella dei tempi di Californication, questa volta senza gli orribili difetti di compressione, così come le slappate acide del basso di Flea e il classico tono della Strato di John, che tanto ci era mancato nei due album precedenti. Sentire nuovamente i cori di Frusciante, poi, è un piacevolissimo ritorno a casa.


Tra episodi meno riusciti (solo un paio, sui 17 totali), quasi riempitivi e trascurabili, ed altri che invece si sono sedimentati dopo vari ascolti, questo disco ha il merito di averci restituito i Red Hot Chili Peppers per come li conoscevamo. Nelle ultime esibizioni live sembrano infatti aver ritrovato linfa vitale, complice anche il ritorno di John e la sua rinnovata intesa con il resto della band.


A differenza dei nuovi album di altri gruppi con più di trent’anni di attività alle spalle, Unlimited Love solletica la voglia di sentire dal vivo anche alcuni dei suoi brani, oltre ai grandi successi. Spiccano infatti Black Summer, cresciuta tantissimo dopo un iniziale scetticismo, la trascinante Aquatic Mouth Dance, un eccezionale esperimento di soul jazz, e One Way Traffic (forse l’unico richiamo ai tempi di Blood Sugar), con il suo ritornello da cantare a squarciagola. Notevole anche Veronica, palese tributo a I Want You (She’s So Heavy) dei Beatles, con una progressione finale scritta più di cinquant’anni fa, ma che evidentemente funziona ancora benissimo.

Infine, la nota più riuscita di tutto l’album, The Heavy Wing, destinata a diventare un classico della discografia dei Red Hot, con un ritornello (cantato piacevolmente da John) che sembra essere appena uscito da un disco degli Stone Temple Pilots e che ricorda, soprattutto nel refrain, il suono del rullante e gli stacchi di batteria del Dave Grohl di Nevermind. Insomma, i Red Hot in un’inedita versione grunge.


In conclusione, può essere Unlimited Love definito un capolavoro? Decisamente no. È un album riuscito? In parte sì, ma non chiamatelo Stadium Arcadium 2.0, perché nonostante il disco scorra piacevolmente e si faccia apprezzare, con spunti interessanti e sorprese innovative, si percepisce la mancanza di un pezzo da brividi alla Wet Sand o di una hit radiofonica del calibro di Snow o Tell Me Baby.

Tracklist:

Black Summer – 3:52
Here Ever After – 3:50
Acquatic Mouthdance – 4:20
Not the One – 4:26
Poster Child – 5:16
The Great Apes – 5:03
It’s Only Natural – 5:43
She’s a Lover – 3:41
These Are the Ways – 3:56
Whatchu Thinkin’ – 3:40
Bastards of Light – 3:38
White Braids & Pillow Chair – 3:40
One Way Traffic – 4:10
Veronica – 4:28
Let ‘Em Cry – 4:23
The Heavy Wing – 5:31
Tangelo – 3:27
Traccia bonus nell’edizione giapponese:
Nerve Flip – 3:06

Testi e musiche di Anthony Kiedis, Flea, John Frusciante e Chad Smith.

Anthony Kiedis: voce


John Frusciante: chitarra, voce, sintetizzatore, cori, tastiera e mellotron, chitarra acustica


Flea: basso, tromba, pianoforte


Chad Smith: batteria, tamburello, percussioni e basso, shaker


Altri musicisti


Matthew Rollings: pianoforte (tracce 1 e 6)
Mauro Refosco: percussioni (tracce 3, 8, 10, 11 e 13), tamburello (traccia 11)
Nathaniel Walcott: tromba (traccia 3)
Josh Johnson: sassofono (traccia 3)
Vikram Devasthali: trombone (traccia 3)
Aura T-09: cori (traccia 4)
Cory Henry: organo (tracce 5 e 15)
Lenny Castro: percussioni (traccia 5)

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