Intervista ai The Worst Horse

Abbiamo intervistato i The Worst Horse, promettente band milanese della scuderia Karma Conspiracy Records. A rispondere alle nostre domande è stato il cantante, David Podestà, che ci ha parlato del concept che il loro album The Illusionist racchiude e di come si sta evolvendo la musica ai nostri giorni.

Come nasce il nome The Worst Horse?

Nasce dal nostro Omar che scherzava sul fatto che fossimo dei “brocchi”. Da lì, ho preso il concetto in mano e l’ho riportato sul piano della composizione dei nostri brani. Su come ci si senta vicini ai Peggiori, ai Perdenti, a coloro che dalla società vengono esclusi perché diversi. Oltre al concetto di morte che per alcuni è un momento di tristezza mentre per altri la salvezza e per questo è tanto importante per la nostra scrittura.

Come e quando nasce il vostro progetto?

Parte da quando sia io che Omar eravamo alla ricerca di nuove esperienze che ci permettessero di andare oltre a ciò che avessimo fatto nel nostro passato. Un progetto che potesse valorizzare la nostra volontà di ricerca della libertà espressiva. Poi, il trovare Francesco ha dato un quadro alla follia. Lui è la ragione, io la sregolatezza ed Omar la bilancia che trova la mediazione e ci fa restare in equilibrio.

Qual è il vostro background musicale?

Veniamo tutti da ambiti profondamente differenti. Omar viene dal glam rock di stampo ’70, Francesco dal metal ed io dal grunge. Ma qui li abbiamo fatti confluire molto naturalmente. Non parliamo molto di musica tra di noi. Cioè, non è il nostro argomento principe anche se, alla fine, è ciò che ci tiene uniti e ci ha fatto incontrare. 

Come nasce la collaborazione con la Karma Conspiracy Records?

Avevamo appena terminato di registrare l’album con Luca Liviero dei Bios Studios, che ci ha richiesti per co-produrre con noi questo lavoro, quando è partita la ricerca di un’etichetta che potesse darci la libertà alla quale tanto aneliamo e che cerchiamo di preservare nella nostra produzione. Da lì sono arrivate proposte varie, tra le quali ha spiccato quella di KCR. Loro lavorano su generi a noi affini e Phil ci mette davvero tutto se stesso per promuovere le sue band, per cui la scelta è stata semplice. C’erano nomi ben più conosciuti o blasonati, ma con la sua voglia ci ha davvero portati dentro ad una famiglia che, per quanto lontana, continua a sostenerci e a credere in noi.

Come nascono i tuoi testi, David?

Incomincio sempre dalla costruzione dell’album. Mi spiego, tutti i nostri dischi sono dei concept album per cui i testi sono legati l’uno all’altro. I personaggi di un brano entrano in un altro o ne hanno a che fare, anche solo trasversalmente. E’ come nella vita reale, ci si incontra, ci si sfiora, si influisce uno sull’altro anche se lo si fa non volontariamente. Unica particolarità è che io indago sul lato oscuro dell’animo umano. In The Illusionist ad esempio, abbiamo Dylan Dog che si contrappone all’Illusionista. Personaggio che rappresenta l’essere oscuro che si cela in ognuno di noi. Che è colui che si nasconde dietro la maschera che ci creiamo per piacere agli altri, per essere accettati. E forse è questo suo dualismo che sento mio.   

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Qual è il messaggio dell’Illusionista?

Lui cerca qualcosa che non può essere raggiunto. Combatte contro la propria natura fino al giorno in cui non decide di assecondarla. Di accettarla. Ma così facendo cade in una spirale discendente che lo trascina verso il basso. E noi tutti siamo, o comunque siamo stati, l’Illusionista. Ne possiamo essere pentiti. Ce ne possiamo vergognare. Ma è lì ed è la nostra natura. È ciò che ci rende umani.

Secondo voi, che direzione sta prendendo la società odierna?

Quella dell’egoismo. Dell’egocentrismo. Delle nazioni. Insomma, ci si dimentica sempre più di essere parti di un unico genere. L’umanità potrebbe superare se stessa, ciò che è stata storicamente e incominciare a proteggersi unitariamente. Il pianeta che abitiamo è anche l’unico “mezzo” che ci protegge dall’estinzione, ma lo bistrattiamo, lo massacriamo e forse per questo non lo meritiamo abbastanza.

Come vedete la scena musicale underground italiana?

Piena di band che hanno un valore che nel resto del mondo non è così spiccato. Diciamoci la verità, ci sono paesi in cui la musica come la cultura vengono coltivate, rispettate, curate, incoraggiate. Qui da noi chi fa musica lo fa SOLO per passione. Per necessità creativa. Di band italiane che riescono ad uscire ce ne sono davvero pochissime. Basti vedere l’esempio che abbiamo in casa dei Destrage, il cui bassista, Gabriel, ha registrato e riarrangiato tutte le parti di basso del nostro LP. Loro fanno dischi straordinari, dei live davvero pazzeschi, ma si vedono band decisamente meno valide passare avanti solo perché nel loro paese c’è chi li cura correttamente.

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Secondo voi, quali sono le cause di questo momento storico difficile per il genere rock? Siete d’accordo con Manuel Agnelli quando definisce la trap il nuovo punk?

Credo che sia così perché ci siamo arresi. Abbiamo lasciato che qualcuno ci portasse ad accontentarci. La musica rock è nata dalla ribellione, dal desiderio di piegare un sistema opprimente, ma era fatta da giovani che non accettavano la situazione. Oggi pare che i giovani credano che nulla si possa cambiare, perché il mondo che hanno conosciuto questo ha voluto per loro e non sanno che qualcosa di diverso e meraviglioso potrebbe travolgerli, se solo si impegnassero a vederlo. Per quanto riguarda la trap credo ci sia poco da dire. I suoi rappresentati vendono milioni di album non dicendo praticamente un cazzo, perché provare a farlo noi?

Ad oggi, riuscite a vivere facendo solo musica?

Assolutamente no e credo che in questo paese dire di “campare con la musica” significhi soltanto che chi lo dice insegna musica o suona in 100 cover band. Visto che per la musica originale ormai nessuno spende più un euro.

Quali sono, oggi, i vostri musicisti o gruppi emergenti preferiti?

Ascoltando tutti generi differenti la lista sarebbe infinita. Ma Graveyard, Troubled Horses ed Hellacopters credo che siano quelli di cui abbiamo consumato di più i dischi, tra le band contemporanee.

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Quali sono i vostri progetti per l’immediato futuro?

Stiamo lavorando duro per pianificare il prossimo anno di concerti, perché vogliamo portare in giro questo album così che possa diffondere il nostro messaggio al pieno del proprio potenziale. Nel frattempo suoniamo ad ogni live che ci viene proposto perché è quello il nostro ambiente. Viviamo per suonare davanti ad un pubblico. Mentre dal lato composizione siamo già a buon punto per definire il prossimo passo del nostro cammino musicale.

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