Swörn: intervista – novembre 2019

Il trio desert rock ed alternative rock torinese Swörn ha recentemente pubblicato il debut album omonimo, che trovate recensito qui. Abbiamo, quindi, fatto loro alcune domande sul disco e sul loro progetto musicale.

FR: Come nasce il progetto Swörn e l’idea di questo nome? Fate i musicisti a tempo pieno?

SW: Il progetto nasce da 3 elementi dello stesso collettivo (Dotto) che dopo aver scoperto la comune passione per stoner e affini decidono di provare a suonare insieme. L’altra grande passione che ci unisce è quella per il trash televisivo, in primis Luca Giurato. Giurato in inglese = Sworn. “Ma ci aggiungiamo anche una dieresi sulla O così sembriamo dei duri”, disse uno dei 3, e gli altri 2 accettarono. Sorseggiando camomilla, ma questo è un dettaglio ininfluente. Pur avendo tutti e 3 almeno un altro progetto musicale nessuno di noi vive di musica. Fino a poco tempo fa eravamo tutti impiegati, ora Mattia (basso) si è imbarcato una meravigliosa avventura per cui lo invidiamo e supportiamo: diventare game designer.

FR: Quali sono le vostre influenze stilistiche e in che modo hanno influito sul vostro songwriting? Per un genere musicale come quello che proponete voi, pensate sia troppo complicato scrivere in italiano?

SW: Innanzitutto sì, sarebbe sia complicato che troppo spiazzante scrivere in italiano: tutte le band che ci influenzano cantano in inglese. Alla base di tutto ciò che facciamo ci sono sicuramente Black Sabbath, Kyuss e Queens of the Stone Age, poi citeremmo 1000Mods, Truckfighters, Sasquatch, Red Fang, Mr. Bison e Stoned Jesus tra le scoperte più recenti. Ogni ascolto influisce in qualche modo sul nostro songwriting, che sia un’idea che si sedimenta pian piano per poi uscire allo scoperto quando meno te lo aspetti o che si tratti invece di un brano o un momento che ti fa dire “ah! sarebbe bello fare qualcosa del genere!”.

FR: Come nasce la vostra collaborazione con le diverse etichette discografiche che hanno pubblicato il vostro disco d’esordio?

SW: Nasce dall’esperienza del collettivo, Dotto, con cui da anni pubblichiamo dischi in coproduzione con altre realtà affini. Floppy Dischi, Scatti Vorticosi, Brigante ed Entes Anomicos per noi non sono nomi vuoti, ma un altro modo di chiamare degli amici.

FR: Da buoni torinesi, qual è il vostro colore preferito? Il granata o il bianconero?

SW: Siamo prevalentemente a-calcistici, ma di sicuro non ci piace il bianconero. Michele (chitarra) respira basket e viene da una famiglia granata da generazioni, la sezione ritmica (Ulisse, batteria, e Mattia, basso) di unico sport fa il sollevamento delle lattine di birra.

FR: Parliamo delle canzoni dell’album e del triceratopo in copertina: possiamo dire che l’universo cosmico e fantascientifico, oscuro e affascinante, di H.P. Lovecraft rappresenta, in parte, l’ispirazione principale delle vostre tematiche. Perchè non Federico Moccia?

SW: H.P. Lovecraft è per noi una fonte inesauribile di ispirazione, così come lo sono i dinosauri, altra nostra grande passione (andiamo particolarmente fieri dell’artwork che STRX è stato capace di creare per noi). Ora che ci fate pensare, tuttavia, sarebbe bellissimo scrivere un concept-album basato sull’immaginario di Moccia: una storia d’amore travagliata tra adolescenti problematici, un viaggio alla riscoperta della memoria della propria giovinezza, tra primi amori e Cthulhu che all’improvviso compare squarciando l’asfalto per scagliare una meravigliosa apocalisse sui personaggi e soprattutto su Moccia stesso.

FR: Chi scrive i testi e chi la musica?

SW: Si tratta di un lavoro corale che coinvolge tutti e tre. Di norma prende forma prima il pezzo dal punto di vista musicale, poi posiamo gli strumenti, ci rilassiamo per bene e pensiamo a quale angolo della nostra immaginazione malata solleticare di volta in volta.

FR: Pensate di proseguire in futuro sullo stesso percorso compositivo? Scartate del tutto la possibilità di mescolare influenze musicali eterogenee al vostro background?

SW: Evitare influenze esterne al genere è per noi impossibile, arrivando da anni di esperienza suonando altri stili. Anzi, ci piacerebbe spingere ancora di più sull’acceleratore da questo punto di vista e fare qualcosa di ancora più “weird”, più stramboide e obliquo.

FR: Quali artisti ascoltate ultimamente? Cosa ci consigliereste?

SW: Una recente scoperta che ha coinvolto tutto il trio sono senza ombra di dubbio “The Villagers of Ioannina City”, un gruppo veramente interessante e per niente ovvio.

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