Carcass: recensione di Torn Arteries

Carcass

Torn Arteries

Nuclear Blast

17 settembre 2021

genere: melodic death metal, thrash death

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Recensione a cura di Marco Calvarese

Cosa fa la differenza fra un buon lavoro discografico e uno mediocre? Tecnica, sound, produzione, messaggio artistico, filo conduttore. Se questo è vero, occorre ammettere che Torn Arteries è un album davvero di pregevole fattura.

Sulla tecnica dei Carcass credo nessuno (me compreso, che non sono mai stato un loro fan) possa avere da ridire alcunché. Il loro sound mostra una indubbia impronta di pulizia e ricchezza, garantendo groove all’intera release, grazie a un tratto melodico percepibile in tutte le tracce, da quelle con un marcato richiamo agli Slayer e con passaggi in puro stile death, come nel caso della titletrack e Under The Scalpel Blade (probabilmente, gli episodi meno riusciti dell’album) a quelli più ritmati di The Dance Of Ixtab. Menzione speciale per The Devil Rides Out; forse, il pezzo più sorprendente di Torn Arteries. Provate a perdervi nel groove delle strofe e nelle atmosfere progressive e strumentali di questo brano.

Così, senza perdere colpi, la tracklist prende forma tra continue variazioni di tema e tempi, fino a toccare cadenze doom in Eleonor Rigor Mortis, pur rimanendo fedeli alle proprie sonorità, annodando passato e presente quasi a voler congiungere tutti i punti cardine della loro carriera con una stilografica intinta in indelebile inchiostro thrash, fino a formare una sagoma ben definita e inconfondibile, come il cuore raffigurato in copertina. Prestando attenzione ai tempi e ai riff della rhythm guitar, è possibile ascoltare l’influsso dei migliori Slayer o, a tratti, perfino un retrogusto dei Pantera di The Great Southern Trendkill.

È come se i Carcass avessero infilato tutto il loro percorso artistico in una pentola a pressione, mescolato il tutto con gli ascolti e le influenze che ne hanno indirizzato l’evoluzione e cotto a fiamma alta fino ad esplodere in un gustoso caleidoscopio di suoni liberi e dal groove trascinante, impreziosito dal growl di Bill Steer, il quale contribuisce, con le sue tonalità solfuree, a dare profondità alle atmosfere dell’opera.

Come nella godibile Flesh Ripping Sonic Torment Limited (munitevi di vocabolario scientifico e pazienza se volete mettervi all’ascolto dei Carcass), in cui la lead guitar riesce ad arricchire lo spazio con un assolo hard rock, su una base arpeggiata vagamente “Metallica Load&Reload”, prima di tornare al galoppo con il riff portante.

Da qui in poi, la band si rituffa nel death più potente e tecnico con Kelly’s Meat Emporium, per riemergere con la cavalcata irresistibile di In God We Trust. Il tutto sapientemente mixato in un patchwork dal sapore progressivo, nell’esplosione di colori della autocelebrativa Wake Up And Smell The Carcass.

Il filo conduttore che si snoda attraverso l’intero disco si chiama “death melodico” (di cui la band inglese rivendica, tra alti e bassi, la primogenitura) ed è fatto, sì, di distorsioni estreme, ma anche di ritmi rockeggianti e riff dall’impatto immediato. Si susseguono, divertite e apparentemente casuali, innumerevoli divagazioni che vanno dalle tradizionali accelerazioni parossistiche agli arpeggi tecnici, dai richiami a Necroticism a quelli a Swansong.

Il livello di qualità e pulizia è ormai tale da consentire ai Carcass di dare libero sfogo alla loro creatività, senza vincoli di genere, fluida e inebriante come un “bambinello di birra”, fino all’ultimo sorso di una canzone dannatamente thrash come The Scythe’s Remorseless Swing, quasi a voler lasciare ai posteri un messaggio nella bottiglia in merito alle evoluzioni future, e affidarlo all’oceano del tempo.

Se, poi, le volete considerare involuzioni o concessioni alla legge di un più ampio mercato musicale, fate pure: i Carcass se ne faranno una ragione, perché sono liberi e sanno ancora stupire perfino un attempato metallaro come il sottoscritto, che non li ha mai particolarmente amati. Torn Arteries, a mio parere, è il loro frutto più maturo, magari non travolgente come Surgical Steel né stupefacente come Heartwork, ma senz’altro il loro naturale approdo. Fino alla prossima levata di ancore, s’intende.

Tracklist:

1. Torn Arteries

2. Dance of Ixtab (Psychopomp & Circumstance March No. 1 In B)

3. Eleanor Rigor Mortis

4. Under the Scalpel Blade

5. The Devil Rides Out

6. Flesh Ripping Sonic Torment Limited

7. Kelly’s Meat Emporium

8. In God We Trust

9. Wake Up and Smell the Carcass/Caveat Emptor

10. The Scythe’s Remorseless Swing

Lineup:

Jeff Walker – voce, basso

Bill Steer – chitarra, voce

Tom Draper – chitarra

Daniel Wilding – batteria

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