Dead Cat In A Bag: recensione di We’ve Been Through

Dead Cat In A Bag

We’ve Been Through

Gusstaff Records

16 settembre 2022

genere: dark folk, western, noir, canzone d’autore, cantautorato folk, americana, balcanica, sonorità cinematiche, bluegrass, blues & roll, soul

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

In attività dal 2011 e già con tre album alle spalle, la folk band torinese Dead Cat In A Bag – capitanata dal suo frontman e fondatore Luca Swanz Andriolo (conosciuto anche per il suo progetto solista Swanz The Lonely Cat) manda alle stampe il suo nuovo lavoro in studio intitolato We’ve Been Through, edito per l’etichetta polacca Gusstaff Records e anticipato dall’uscita del singolo The Cat Is Dead.

Ne abbiamo passate davvero tante in quest’ultimo biennio: pandemia, guerra, calvari esistenziali e perdite personali. Un lungo periodo in cui la sfera emotiva di ognuno di noi è stata messa a dura prova quotidianamente, mettendo a nudo le nostre incertezze e amplificandone i contorni. Periodo dal quale ne stiamo uscendo molto lentamente, da un lato cercando di lenire, nell’ambito del possibile, la profondità di certe ferite, dall’altro tornando a respirare gli odori di un mondo che, tutto sommato, non sembra essere cambiato affatto.

Così, assecondando variabilità umorali dai confini dilatati e dall’ampio accento evocativo, i Dead Cat In A Bag – monicker che trae ispirazione da Tom Sawyer, famosa opera letteraria di Mark Twain – tornano a calarsi nelle odissee della contemporaneità, nella realtà di quei reietti ed emarginati sconfitti da un grande sogno, attraverso visioni e atmosfere intime, minimaliste, rurali, notturne e desolate, che sembrano appese a quel sottile filo di luce che divide il giorno dalla notte, il relativo dall’assoluto, quando le voci intorno lentamente svaniscono e non restano che il battito del cuore e il rumore dei pensieri a riempire silenzio e solitudine.

Il tutto filtrato dalla pasta timbrica del banjoista Luca Andriolo: sussurrata, magnetica, rauca, graffiante e impregnata di sentori di whisky, bourbon, vari generi di acquavite e sigarette mai spente. Un crooning sofferto e suadente rintracciabile tra gli emaciati solchi dei vari Tom Waits, Nick Cave e Leonard Cohen; influenze che hanno contraddistinto sin da subito il percorso calligrafico dell’artista piemontese, forte di una pulsante e malinconica vena dall’anima chansonnier, da artista di strada, attorniata da una raffinata e poetica aura teatrale.

Nel tentativo di navigare con delicatezza nelle correnti inquiete e controverse degli abissi emozionali, le dieci tracce della release – come un corpo che raccoglie segni e irregolarità del tempo – prendono forma per mezzo di un collage artigianale e surreale (così come lo è l’artwork a cura della fotografa Romina Bracchi in arte Cirkus Vogler) di connessioni metaforiche tra paradiso e inferno, tra depressione e ossessione, tra creazione e dissoluzione, e poi ancora tra creazione, dissoluzione e trasformazione.

Vantando la partecipazione di un ricco parterre di polistrumentisti – Gianni Maroccolo, Francesco Alloa, Enrico Farnedi, Carlo Noja Barbagallo, Michele Anelli, Alessandra K. Soro, Alberto Stevanato e Liam McKahey dei CosteauX – We’ve Been Through si esprime in un dialogo costante, epidermico e simbiotico tra musica e immagini, mediante un cabaret psichedelico levigato da sonorità folk, bluegrass, nu-soul e certo percussionismo primitivo, passando dalle fumose foschie di taverne jazz alle stramberie nomadi di fanfare balcaniche, dalle coralità orchestrali alla Bacharach alle sonorizzazioni cinematiche di rimando morriconiano, dalle ballate sciamaniche dei biellesi HO.BO all’incalzare criptico e onirico di trame elettroniche, fino a mescolarsi con i tormenti ruvidi e tremolanti del dark blues afroamericano.

Con We’ve Been Through, i Dead Cat In A Bag ci trasportano all’interno di un cammino tortuoso intriso di incubi, angosce, paesaggi crepuscolari e demoni incollati ancora al nostro presente: canzoni che, anziché specchiarsi nelle forme liquide del mainstream, si stringono con passione attorno a una struttura melodica ricercata (seguendo l’orientamento stilistico del revival) e alla capacità di sopravvivenza di quei famosi lati oscuri della natura umana, instabili come ombre di se stesse.

Cosa succederà, dunque, alla fine del giorno, della festa, di tutto, quando la nostra canzone sarà finita? Quando ci accorgeremo che non esisterà più alcuna cura e redenzione per le nostre anime, per le nostre coscienze. Quando avremo lanciato anche l’ultimo sasso. Quando avremo rotto l’ultima bottiglia e fumato l’ultima sigaretta. Allora sì che sarà troppo tardi. Nel preciso istante in cui ci ritroveremo a stringere in mano una bandiera malconcia – coi colori mangiati dal sole e slavati dalla pioggia – ripenseremo all’eco dei tempi andati e a quel vecchio e strano detto popolare: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco.

facebook/deadcatinabag

Tracklist:

1. The Cat Is Dead

2. From Here

3. Between Day and Night

4. Evil Plans

5. Lost Friends

6. Wayfaring Stranger

7. Hunter’s Lullaby

8. Duet For Nothing

9. Fiddler, The Ship Is Sinking

10. We’ve Been Through

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