Mizula: recensione di Mizula

Mizula

Mizula

La Cura Dischi, (R)esisto Distribuzione, Tazzina Dischi, I Dischi del Minollo

13 maggio 2023

genere: folk noir, western, jazz, country blues, psichedelia folk, cantautorato, alt-folk

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Formati da ex membri di The Rust and The Fury e Boda, i perugini Mizula mandano alle stampe il loro omonimo album d’esordio, edito per La Cura Dischi, (R)esisto Distribuzione, Tazzina Dischi e I Dischi del Minollo, sotto la produzione di Marco Fasolo (Jennifer Gentle e I Hate My Village), e anticipato dall’uscita del videoclip del singolo Infiniti Blu.

Dalla congiunzione tra i diversi background dei quattro componenti del progetto umbro MizulaDaniele Rotella: voce e chitarra, Fabrizio De Angelis: basso, Laura Aschieri: voce, sax, percussioni, Diego Mariani: batteria e percussioni – nasce un’opera intimista e cantautorale che prende forma attraverso nove tracce ammalianti, ipnotiche e dal fascino onirico retrò, dove atmosfere noir dal passo felpato e incantato si mescolano a sofisticate melodie ultraterrene, danze latineggianti in slow motion e immaginari di frontiera, sapientemente dosati nelle tinte chiaroscurali e brumose del sax.

Pennellate arpeggiate di psichedelia southern-folk americana a metà tra Calexico ed Iron & Wine, insieme a riverberazioni scintillanti dai toni eastwoodiani e dal caloroso tocco western-morriconiano, chiudono il cerchio autorale di questo primo step discografico.

Un concept cinematico che ruota intorno allo scorrere del tempo (“imbattuto campione dei pesi massimi”, come direbbe Kevin Morby); uno spettro musicale in cui le canzoni sembrano rievocare misteriose armonie badalamentiane e lynchiane, racchiuse dentro surreali cortometraggi fiabeschi in miniatura, mentre sullo sfondo si affacciano, dando quasi l’impressione di poter fluttuare all’interno di una gigantesca bolla acquatica, omogenea ed eterea, le nostre piccole storie umane e quel connubio tra cielo e terra, tra radici e futuro, che parte dalla contemplazione della desolazione per farsi metafora di un luogo dell’anima, di una condizione di solitudine e fragilità che, spesso, cerca riparo negli effetti terapeutici dell’esperienza e nel dolce naufragar delle emozioni.

I Mizula abbozzano un ponte immaginifico tra il deserto e le stelle, tra la materia intesa come strumento e lo spirito come mezzo per attraversarla, in cui l’essere umano funge da catalizzatore, da elemento di raccordo tra le due dimensioni, affinché diventino una cosa sola, un’ambiente unico illuminato soltanto dal bagliore della luna, in un silenzio assoluto dove il fiato resta sospeso, le parole si liberano dalle zavorre del rancore, del rimpianto, e il tempo sembra dilatarsi e allontanare le troppe interferenze periferiche della realtà.

Innescando, quindi, l’illusione di poter frenare l’inesauribile ciclicità del tempo, i Mizula si spendono alla ricerca di vecchie domande, di visioni rivelatrici, in attesa che l’ampio cielo notturno del deserto fornisca le solite risposte ai nostri eterni dubbi e contrasti interiori. Nel frattempo, inganniamo le poche soste che la vita ci concede danzando come stelle cadenti in cieli non sempre perfetti, a volte un po’ storti, con sguardi e mani che si rincorrono senza mai toccarsi veramente, sfiorandosi con la sola forza del desiderio, mentre folate di vènti gentili ci aiutano a spingere via, con quella sfuggente e malinconica quiete leopardiana, il peso dei nostri ieri lontano da questo presente, già abbastanza disilluso e incerto di suo.

Sono infiniti blu dipinti di blu quelli che i Mizula provano a disegnare con la loro penna e le loro note, riempiendo gli spazi vuoti della contemporaneità con il contrappeso della nostalgia, con l’inchiostro di china dei ricordi, cercando di raccogliere la sostanza più oscura del nostro sentire e trasformarla in qualcosa di luminoso e asciutto: un altrove sonoro che rigetta la fretta compulsiva e frustrante della contemporaneità, dove gli orizzonti si annullano, si confondono e sprofondano in un gioco di luci e ombre per cui i confini divengono sempre più labili, nel tentativo di restituire il giusto valore al concetto di lentezza, di riabbracciare il piacere della lentezza kunderiana, sia nel modo di percepire il tempo sia nella qualità dei rapporti interpersonali.

facebook/MizulaMusic

Membri della band:

Daniele Rotella: voce e chitarra

Fabrizio De Angelis: basso

Laura Aschieri: voce, sax, percussioni

Diego Mariani: batteria e percussioni

Tracklist:

1. Infiniti Blu

2. China

3. Si È Perso il Tempo

4. Due Secondi

5. Amico

6. Parole

7. Mi Dirai

8. Gentile È il Vento

9. Ombre

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