Stain: recensione di Kindergarten (EP)

Stain

Kindergarten (EP)

Audioglobe/The Orchard

12 novembre 2021

genere: prog rock, alternative rock, math rock, post-rock, shoegaze, brit rock, jazz

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

A distanza di tre anni dal debutto con la pubblicazione di Zeus, la band alternative rock pugliese Stain manda alle stampe il suo sophomore album intitolato Kindergarten, edito per Audioglobe/The Orchard e anticipato dall’uscita dei primi singoli estratti Erik Woodman e Clay.

Riparte da quel concetto educativo di scuola d’infanzia di fine ‘800 e di stampo Fröbeliano (così com’è raffigurato nel titolo e nell’artwork) il concepimento di Kindergarten, la nuova esperienza discografica dei ventenni Stain, accompagnata da un processo di evoluzione che punta a misurarsi con un linguaggio più articolato e visionario, fondendo liriche in inglese e stratificazioni strumentali eterogenee, muovendosi lungo sei tracce dal sound internazionale che, nel loro caso, potremmo anche ribattezzare “soundgarten”.

Forti di un affiatamento che si trascina sin dai tempi dei banchi di scuola, gli Stain (progetto nato e cresciuto formalmente nel 2016 a Bari) inseguono nel potere salvifico della musica quella capacità di superare le rugginose dinamiche della provincia e la foschia emotiva della contemporaneità, prendendo le distanze dalle proposte generaliste dell’attualità e costituendosi come una delle più promettenti espressioni della recentissima scena alternative rock pugliese, insieme a realtà coeve quali Feel In The Void e Underworld Vampires.

Con l’idea di discostarsi da quel genere di revivalismo calligrafico e inflazionato che riconduce alla formula retrò e alternative rock degli anni ’90, ma conservando comunque una lieve linea di contatto con il registro anglofono degli esordi, i giovani musicisti baresi danno continuità a un percorso creativo di insieme, attraverso l’esigenza di una ricerca fonica dagli orizzonti più vasti: spingendosi al di là delle convenzioni della forma-canzone, il chiaro intento è quello di voler esprimere una propria maturità scritturale mediante una struttura dal respiro più ampio, malleabile ed eclettico, cercando di trasmettere un’identità compositiva che sia personale e non soltanto una macchia dai contorni indefiniti.

In precario equilibrio tra le fragilità argillose e luccicanti dell’anima shoegaze, la quiete apparente di interludi intimi radioheadiani e le turbolenze esistenziali delle ritmiche energiche, articolate e acide del math rock, Kindergarten si proietta verso un saliscendi emozionale e agrodolce, con il quale gli Stain, quasi con innocente purezza fanciullesca e dosando tensioni lancinanti a frammenti di tenerezza, mescolano morbide sovrapposizioni canore, tiepide vibrazioni etnico percussive, atmosfere progressive in stile Genesis, dissolvenze oniriche di rimando post-rock e dilatazioni psichedelico jazz, facendo sì che ogni canzone prenda una propria direzione, per poi ricongiungersi, l’una con le altre, alla fine di un trip circolare, ma con forme differenti.

Con la realizzazione di Kindergarten, gli Stain mettono in scena un climax strumentale che si innalza gradualmente fino a implodere su se stesso, lasciando che quel “giardino dei bambini” si lasci cullare e trasportare dal flusso di risacca di un mare cristallino, sognante e senza confini, che sfuma ad libitum in un coro liberatorio di voci angeliche, andando a valorizzare, nel dualismo tra euforico sperimentalismo e pacata armonia, quello che è in prospettiva il potenziale di questa fresca risorsa del nostro territorio musicale.

https://www.facebook.com/staintuned

Tracklist:

1. Clay

2. Swinging ‘Till Boom

3. Merry Go Round

4. Nap

5. Thanks Mama

6. Erik Woodman

Membri della band:

Francesco Lagiola: voce

Michele Tangorra: chitarra

Dario Ladisa: basso

n.i.c.h.o.: batteria

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