Intervista a Le Pietre dei Giganti

Le Pietre dei Giganti sono una promettente band fiorentina appartenente alla scuderia della Overdub Recordings.
Abbiamo intervistato il chitarrista, Francesco Utel, con il quale abbiamo parlato del loro prossimo disco, Abissi, in uscita per questo autunno.

FR: Ciao Francesco, iniziamo subito col chiederti come nasce il progetto musicale Le Pietre dei Giganti e il perché di questo nome.

FU: Tutto inizia circa tre anni fa, il progetto sorge dal mio incontro con Lorenzo, il cantante, e dalla necessità di entrambi di rimettere in primo piano la musica nelle nostre vite, dopo un periodo in cui l’avevamo messa un po’ da parte. Così abbiamo iniziato a cercare altri musicisti; tramite il primo bassista, che ora non fa più parte del gruppo, abbiamo conosciuto il batterista Francesco ed in seguito è arrivato Niccolò, il più piccolo del gruppo, l’attuale bassista.

Una volta completata la formazione abbiamo iniziato a cercare il giusto sound. L’idea era quella di partire dallo stoner e ci piaceva poter giocare con la parola pietra, nonostante nella traduzione si perdesse il significato più ampio del termine anglosassone usato per indicare un preciso stato di alterazione fisica. Volevamo comunque fare brani in italiano, quindi il nome doveva avere all’interno la parola pietra, ma allo stesso tempo doveva rendere l’importanza della scelta dell’idioma. Le Pietre dei Giganti è nato perché, pur cantando in italiano, volevamo avere un’impronta internazionale, distinguendoci dall’idea che l’italiano sia affine solo al cantatutorato. Quindi abbiamo pensato ai vari gruppi progressive italiani degli anni ‘70, con i quali avevamo poco a che fare dal punto di vista del genere, ma con cui condividevamo l’intento, ovvero quello di cantare in italiano con delle sonorità atipiche per quella che può essere la musica della nostra penisola.

FR: È sicuramente da apprezzare chi sceglie di fare questo genere, cantando in italiano, perché troviamo sia molto più difficile.

FU: Sì, l’idea è nata ancor prima della musica. L’album è arrivato dopo tre anni di percorso, nei quali abbiamo cercato di trovare il metodo per svilupparla e inizialmente non è stato facile. Poi abbiamo trovato una sorta di formula ricorrente per la maggior parte dei pezzi, capendo che, creando prima la musica, era poi la musica stessa a guidarci nella ricerca del cantato, della metrica e delle parole.
FR: Nel trovare la vostra strada, quali sono state le influenze, il background che vi ha ispirati?

FU: Siamo quattro appassionati di musica e ognuno di noi è estremamente onnivoro. Per quel che riguarda la composizione veniamo dal rock con tutte le sue sfaccettature, ma quelle che hanno influito maggiormente sono quelle dei vari gruppi stoner californiani. Siamo partiti da quel tipo di vibrazioni. Come background, invece, ad esempio il batterista, Francesco Nucci, viene dal mondo pop e dal cantautorato, per quanto abbia anche lui una vena rock e un piede degno di un batterista grunge. Però è stata anche questa sua sensibilità per il cantautorato italiano a permetterci di inserire, all’interno delle composizioni, delle linee che sottolineassero l’importanza del testo. Comunque ho notato che spesso, a livello di sonorità, esistono una serie di influenze che definirei nascoste, che non si sentono all’interno dei brani.

FR: Forse è un po’ la differenza tra influenza e ispirazione. L’ispirazione rimane latente, è più che altro uno stimolo.
FU: Esatto, ad esempio Anima Latina di Battisti può avermi ispirato nella composizione di un brano, a livello di sensazioni che quel disco mi suscita, ma nel prodotto finito tutto ciò non si percepisce, perché è una rielaborazione del tutto personale.

FR: La vostra identità, infatti, è ben definita ed è ciò che colpisce. Il nuovo album uscirà in autunno, giusto?
FU: Sì, la data non è ancora confermata, ma sarà sicuramente in ottobre.

FR: Già il titolo, Abissi, lascia intendere che ci sarà un’ispirazione che arriva dall’oceano, dalle profondità del mare. Il tema dell’acqua ha interessato parecchi artisti in passato. Sei tu a scrivere i testi?
FU: Principalmente io ed il cantante. Il batterista è intervenuto su alcune tracce, una in particolare.

FR: Parliamo di Greta. Un nome al centro dell’attualità.
FU: Beh, in realtà il titolo del brano è arrivato molto prima che si accendessero i riflettori su Greta Thunberg e sulla questione ambientale, quindi è solo un caso. Il testo è stato scritto due anni fa, forse più. Il brano nasce da un pensiero che ebbi in un freddo weekend fiorentino. Ero andato a riprendere dei dischi degli Alice in Chains e avevo scoperto, curiosando tra interviste e biografie, dell’esistenza di questa ragazza nella storia della band, la fidanzata di Staley, morta tragicamente anche lei, per un’infezione dell’apparato circolatorio, causata dall’uso delle siringhe. Questa storia mi ha portato a riflettere sull’essere in qualche modo legati ad una persona che sta vivendo un dramma. Ho provato ad immaginare le difficoltà dell’avere una relazione con una persona come questa, che vive una difficoltà che non è la nostra e che quindi diventa difficile da capire, non appartenendoci in prima persona. Diventa difficile esserci e riuscire ad aiutarla. Greta nasce intorno a questa riflessione, che può essere riconducibile al concetto dell’incomunicabilità. Le parole sono poi state combinate alla musica di un pezzo ancora senza testo che stava componendo Lorenzo, il cantante.

FR: Dove l’amore non basta, come dice la canzone.
FU: Esatto. Quando non si ha esperienza del dramma dell’altro, anche il più alto dei sentimenti umani, che è l’amore, non può risolvere le cose e salvare l’altra persona. Penso che sia un qualcosa che abbiamo un po’ tutti provato, dal piccolo, alle situazioni più estreme. Su questo tipo di difficoltà si basa l’intero album. Abissi non fa altro che andare in queste profondità umane, che non dipendono dal nostro status sociale, da dove siamo nati, da chi siamo, ma in qualche modo, in quanto umani, subiamo tutti. Quindi si va dall’incomunicabilità di Greta, alla sensazione di vivere in un mondo che non ti sta capendo, che è la tematica di Vuoto, il primo singolo. Tutte le canzoni del disco affrontano vari tipi di Abissi, che sono problemi legati alla condizione umana, che vanno a colpire il singolo nel momento in cui si trova a vivere nella società e a rapportarsi agli altri.
FR: È un tema attuale, che rimarrà sempre intramontabile. Non credo che la condizione umana potrà cambiare, nel corso degli anni. C’è forse poca stima proprio nell’essere umano?
FU: C’è parecchia negatività, questo sì. Inevitabilmente, quando c’è tanta autoanalisi, ci sono anche tanta autocritica e anche un po’ di perdita di autostima e rancore verso se stessi.

FR: Non c’è una soluzione a tutto questo?
FU: Dall’album, in generale, non emergono grandi speranze, a parte in un brano, che affronta la tematica della perdita di una persona cara, un altro demone da affrontare col quale abbiamo tutti a che fare, prima o poi. Il messaggio positivo sta nel vedersi da fuori, nel non pensare a noi solo come individui unici, ma come un’umanità intera, generazioni che si susseguono l’una all’altra ed in un modo o nell’altro ci portano sempre più avanti.

FR: Quindi la speranza non è per noi come individui, ma è più una speranza per la collettività?
FU: Esattamente. Il prossimo singolo sarà, invece, un attacco alla collettività e quindi c’è nel disco questa compresenza di salvezza, come genere umano in toto, e di morte. Che è un po’ quello che sta succedendo negli ultimi anni, tra perdita di valori, cultura dell’immagine e adorazione di personaggi senza nulla da dire. C’è questo dualismo.

FR: Questo piccolo lume di speranza, potrebbe essere rappresentato dalla lampadina nel video di Greta, simboleggiando quell’idea che potrebbe salvarci?

FU: Questa interpretazione mi piace e si abbina bene con il senso del video, che è incentrato sul far ruotare il concetto, il significato, intorno ad una lampadina, che rappresenti appunto un’idea nel buio. In realtà, però, alla fine Greta rompe la lampadina ed il pezzo si conclude in una sorta di limbo, nel quale lei è completamente vittima del suo male, ma il personaggio narrante continua a vederla bella e ad apprezzare qualcosa in lei. Non si sa come andrà a finire.

FR: Accennavi ad un terzo singolo, possiamo dire quando uscirà?
FU: Uscirà contestualmente al disco.
FR: Com’è nata la collaborazione con la Overdub Recordings? E come sta andando?
FU: Quando prima abbiamo parlato di com’è nata la band abbiamo tralasciato questo tassello importante, ovvero di quando abbiamo ricevuto la mail di Marcello Venditti della Overdub Recordings che, avendo ascoltato solo due nostri pezzi, registrati in uno studio in presa diretta, ci diceva di aver subito capito che voleva lavorare con noi. Ci è piaciuto subito l’approccio umano di Marcello all’idea di fare musica. All’inizio abbiamo discusso principalmente di come lavorare insieme. Da lì abbiamo iniziato ad aggiungere materiale a quello che già avevamo e la presenza di Overdub è stata molto importante, svolgendo una parte fondamentale non tanto nelle sonorità, quanto nel portare un equilibrio all’interno del progetto. Ci ha incanalati in determinate direzioni quando magari noi saremmo rimasti lì a litigare tra di noi, a non capire cosa dovessimo lasciar perdere o su cosa valesse la pena investire. Overdub ci ha proprio guidati in questo, fino ad arrivare alla fase di registrazione, che è stata bellissima, perché era la nostra prima esperienza come gruppo in uno studio, lavorando ad un certo livello. Abbiamo passato una settimana da Phil Liar a Vitulano e anche lì si è creato un legame particolare, sia con lui che con Mario, il suo collaboratore. Siamo tutti molto contenti di uscire con questo disco, siamo molto carichi. È il momento in cui in questa esperienza viene aperta al mondo.

FR: Raccoglierete finalmente i frutti del vostro lavoro, che non vediamo l’ora di ascoltare.

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