ozOra: recensione di Angelica

ozOra

Angelica

Rockshots Records

genere: heavy rock, prog rock, alt metal

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Recensione a cura di Luca Paisiello

I torinesi ozOra hanno pubblicato Angelica, il loro secondo album dopo l’esordio discografico del 2017, supportati da Rockshots Records, con una line-up rivista grazie all’ingresso del vocalist Davide Conti, docente della Fondazione Fossano Musica, autore anche dei testi degli otto brani che compongono questo disco di marca alternative metal.

La prima volta che ho visto gli ozOra suonavano di spalla ai Ritmo Tribale allo Spazio211 di Torino, era un febbraio di tre anni fa. Il loro sound mi aveva impressionato come il loro primo album, Perpendicolari, che vantava la partecipazione di Livio Magnini dei Bluvertigo. Il loro batterista, Danilo Saccotelli, ha avviato anche un altro progetto progressive poi recensito con favore, quello degli Oneira, quindi non nascondo che nutrivo una certa attesa per l’uscita del loro nuovo lavoro dopo aver assaggiato alcune anteprime e le aspettative non sono state affatto deluse.

Anticipato mesi fa dall’intensissimo Un Nuovo Giuda, brano dalle armonie profondamente elaborate e di grandissima qualità, con cambi di tonalità e tempo, Angelica non è tanto un manifesto sulla figura femminile con le sue fragilità, ma su quella qualità appartenente ad una ipotetica figura nevralgica pronta a sorreggere l’anima dannata incapace di salvarsi da sola. E di anime tormentate raccontate in questo disco ce ne sono diverse, come il triste quadro di chi è costretto a naufragare nelle nostre acque di Vista Mare, brano spiazzante dal ritornello in calante, selezionato per la finale di Voci per la Libertà da Amnesty International.

La donna ha un richiamo di un certo peso nelle liriche delle canzoni (Angelica, Nami), infatti ha la funzione di raccontare situazioni crude e sensazioni avvilenti che non possono rimanere inascoltate, come in Muta, dove si parla di una persona che non riesce ad avere rapporti.

Un album, quello degli ozOra, che non si può etichettare solo come metal, perché troviamo diverse atmosfere in un mix impulsivo di variazioni prog-trash, rock e addirittura funky in E’ Ancora Chiara, che mi ha ricordato i Quartiere Latino che ho amato tanto. Senza fare paragoni, si ammicca ogni tanto a quel retaggio alt metal tra Tool e Porcupine Tree nell’oscura partitura delle strofe di Consensi, anche se la band torinese non è così esageratamente strutturale nella composizione dei brani di questo tipo.

Rispetto a Perpendicolari, il sound degli ozOra può apparire meno ruggente e pesante, ma questo è determinato dallo spostamento del mood dei brani, dal timbro meno cavernoso e più malleabile di Davide, e dalle melodie maggiormente smussate da un approccio comunque di forte presa emotiva, con una nuova impronta sonora e attitudinale più armonica. Il tessuto sonoro è riccamente articolato tra sciabolate selvagge della chitarra di Mareddu a raffinati drappeggi sonori che incorniciano le canzoni.

Si picchia forte senza tralasciare gli arrangiamenti senza però risultare ossessivi in questo nugolo di canzoni attraversate dalle linee vocali di Conti, sovrastati dalla ritmica perfetta di Saccotelli-Imerito e dai ruggiti elettrici e nervosi di Paolo Marreddu, che colpisce con tutta la sua potenza e tecnica, senza mai essere faticosi all’orecchio. E’ facile esaltare quattro ragazzi lanciati dalle major, in casa però abbiamo roba di grande qualità come questo discone, ripeto: discone, che consiglio di ascoltare senza remore.

FB: https://www.facebook.com/ozorarock
Instagram: https://www.instagram.com/ozorarock/
Bandcamp: https://ozora.bandcamp.com

Membri della band:
Davide Conti (Voce)
Paolo Mareddu (Chitarra)
Luca Imerito (Basso)
Danilo Sakko Saccotelli (Batteria, Percussioni)

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