Roseluxx: recensione di Grand Hotel Abisso

Roseluxx

Grand Hotel Abisso

Goodfellas

24 settembre 2021

genere: post-rock, funk, jazz, groove metal, canzone d’autore, post-punk, sperimentazione elettroacustica, math rock, spoken word, noise, avant-rock

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

A sette anni di distanza dall’esordio con l’album I Resti Di Una Cena e a quattro dal precedente Feritoia, esce Grand Hotel Abisso, il terzo capitolo discografico dell’esperta band romana Roseluxx, edito sempre per l’etichetta Goodfellas e anticipato dall’uscita del video del singolo Netflixx.

Grand Hotel Abisso dei Roseluxx (progetto formato da Tiziana Lo Conte, Claudio Moneta, Federico Scalas e Marco Della Rocca) si materializza mediante un mosaico eterogeneo, multiforme e obliquo fatto di tessere sonore dissonanti, ipnotiche, sinistre, granulose, elettrificate ed elettroacustiche, fondendo tradizione e ricerca, facendo la spola tra ritmiche serrate, frenesie funkeggianti e visioni sciamanico-indianeggianti, in cui atmosfere dense, intime, dilatate, riverberate, oscure e malinconiche si mescolano a trame sperimentali e contaminate che vanno dal noise al post-punk dei primissimi Diaframma, dalla psichedelia al folk noir, dalla lezione del cantautorato italiano allo spoken word riconducibile ai seminali Massimo Volume, dalla musica per sonorizzazioni multimediali ai rimandi all’alternative rock dei ’90, dalle estemporanee distonie del math rock alle venature luccicanti e chiaroscurali del post-rock.

Attraverso le dieci stanze avant-rock che definiscono la complessa struttura compositiva di Grand Hotel Abisso (tra cui la versione in italiano tradotta da Stefano Benni del brano Song To Siren di Tim Buckley), i Roseluxx alternano intimismo e violenza, quella violenza verbale e acustica di chi non vuole rassegnarsi alle rovine e alla stasi emotiva di un presente impantanato nelle sabbie mobili del pregiudizio sociale, ma prende a raccolta le sue forze, quelle ascrivibili al valore della memoria, per ricostruire, rigenerarsi e risvegliarsi dal torpore quotidiano dopo lo sgomento di un brutto sogno.

Rievocando una raffinata sfoglia testuale di ispirazione storico-letteraria (così demodé oggigiorno), e conservando in formaldeide quel ricordo nostalgico e analgesico di com’era il mondo prima della disillusione, il collettivo capitolino disegna un sentiero fusion di meticolosi arrangiamenti e liriche taglienti, decadenti, fragili, ormonali, disincantate, ciniche, crude e romantiche; un percorso spirituale ed inquieto come le maree, in cui la solitudine e il degrado delle architetture digitali hanno sostituito il prezioso dono della suggestione, della meraviglia e il carattere identitario delle radici, immortalando, invece, quelle che sono le crepe e le agonie del nostro tempo, quello che qualcuno chiamerebbe il “fardello dell’irrequietezza” dell’attualità.

Se da un lato il concept multidimensionale de Grand Hotel Abisso si incastra alla perfezione nella cruda attualità, traghettandoci nell’oscurità degli abissi dell’animo umano e facendosi, perciò, metafora di quelle profondità legate al malessere della condizione umana (così com’è raffigurato nel formato grafico del disco a cura di Elisabetta Eleuteri Serpieri), dall’altro si fa istantanea tematica del crollo del mito Occidentale e di tutte quelle promesse disattese di progresso e benessere già affrontate da Bruce Springsteen in Nebraska, somatizzando, di conseguenza, un sentimento di amara consapevolezza derivante da quella che è, verosimilmente, l’irreversibile deriva morale e culturale della società contemporanea.

I Roseluxx raccontano, dunque, quella che è, ormai, l’incapacità di distinguere finzione e realtà (I mostri sono scappati dal cinema) e il fallimento del culto dell’individuo; una dimensione in cui ognuno di noi non è che un misero essere vivente distratto dalla fugacità del piacere materiale e abbandonato al suo destino (come un fiore appassito), costretto a ritirarsi nel suo desolante ma pur confortevole istinto di conservazione e dover a (ri)vivere la serialità del presente (onnipresente) accantonando la progettualità del futuro, lasciandosi, così, attrarre dal canto sirenico del conformismo, dell’omologazione, e da quell’individualismo narcisista di massa sempre più involucro artificiale, alienante, e sinonimo di regressione.

https://www.facebook.com/roseluxx.band/

Membri della band:

Tiziana Lo Conte: voce, elettronica, pianoforte

Claudio Moneta: chitarre, testi

Federico Scalas: basso, contrabasso, violoncello

Marco Della Rocca: batteria, percussioni

Tracklist:

1. Grand Hotel Abisso

2. Carver

3. Suspiria

4. Netflixx

5. Canto Alla Sirena (Song to the siren)

6. Ragazza a Roma

7. Scelta di Campo

8. Ruota Delle Meraviglie

9. Giorno Crudo

10. Variazione Eldorado

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